Big Game – Caccia al Presidente – Opinioni e recensione del film

FILM Big Game - Caccia al Presidente

Big Game – Caccia al Presidente è un film del 2014 di genere Azione/Avventura, diretto da Jalmari Helander, con protagonisti Samuel L. Jackson, Onni Tommila, Felicity Huffman, Victor Garber, Ted Levine, Jim Broadbent, Ray Stevenson. Il film ha una durata di circa 90 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film

Nelle remote montagne finlandesi fra gli uomini vige una regola centenaria: compiuta l’età di tredici anni infatti i ragazzi maschi devono avventurarsi da soli nella foresta per dar prova delle loro abilità di cacciatori, e tornare con una carcassa animale quale trofeo della missione.

Il giovane Oskari viene accompagnato dal padre per prendere parte a questo tradizionale rito, e lasciato, con il solo ausilio di arco e frecce e di un piccolo mezzo a quatto ruote adatto agli impervi territori locali, nei pressi della fitta boscaglia, in attesa che il giorno successivo faccia ritorno con quanto premesso.

Il protagonista è ignaro dell’avventura che si troverà a vivere da lì a poco, quando si imbatte in una capsula di salvataggio al cui interno si trova nientemeno che il Presidente degli Stati Uniti, William Alan Moore. L’Air Force One è infatti stato vittima di un attentato da parte di un gruppo di terroristi, tra i quali figura anche la guardia del corpo personale di Moore, e l’uomo più potente del mondo deve affidarsi ora all’esperienza e alla conoscenza del piccolo Oskari per sopravvivere in quel luogo impervio e selvaggio.

Il ragazzino, prima di portare il salvo il suo inaspettato compagno di viaggio, è però determinato a portare a termine la propria missione di caccia e questo complica non poco il recupero del Presidente da parte delle forze speciali, con il team di terroristi, armato fino ai denti, sempre sulle sue tracce.

La recensione del Film

Il film più costoso di sempre nella storia del cinema finlandese (con un budget equivalente a circa dieci milioni di dollari) è un sano b-movie ricco di tutti gli archetipi del cinema di genere degli anni ’80 e ’90, con citazioni a cult che si sprecano in più occasioni (dal ritrovamento della “capsula presidenziale che guarda ad Explorers alle frecce scagliate sulla falsa riga di Rambo) e uno sguardo avventuroso che sembra appartenere al suddetto periodo.

Big Game – Caccia al Presidente arruola un cast hollywoodiano, a cominciare dal co-protagonista Samuel L. Jackson nei panni del chief-in-commander, affiancandolo ad interpreti locali, lasciando il ruolo principale al giovanissimo (appena quindicenne ai tempi delle riprese) Onni Tommila, già visto nel piccolo cult Trasporto eccezionale – Un racconto di Natale (2010), assai convincente nel corso dei novanta minuti di visione.

L’impianto ludico è ben evidente dalle palesi e volute inverosimiglianze nella gestione del racconto, e la componente d’azione va sempre di pari passo con un’ironia nera e un mood guascone per ciò che riguarda la stesura dei dialoghi, con frasi fatte a suggellare i momenti più suggestivi e ad ammantarli di un’epica sbruffona e accattivante.

L’ultima parte vede poi un susseguirsi di colpi di scena sui reali mandanti dell’attentato e del successivo tentativo di rapimento del politico, con un epilogo che lascia aperte le porte ad un potenziale sequel (ad oggi non ancora annunciato, visto anche il purtroppo scarso successo ai botteghini worldwide).

La bellezza degli evocativi paesaggi e una colonna sonora avvolgente nei suoi toni solenni completano un insieme solido e fresco, ideale aggiornamento del filone avventuroso tipico di qualche decade fa al panorama contemporaneo, messo in scena con un’istintiva consapevolezza dei propri mezzi dal regista autoctono Jalmari Helander, il quale ha confezionato un prodotto perfetto per una serata indirizzata al puro intrattenimento scacciapensieri.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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