Benji & Fede raccontano l’album “Quando viaggi da sola”: «Siamo tornati a fare musica per il piacere di farlo, non abbiamo più niente da dimostrare a nessuno» – Intervista

Benji & Fede

Benji & Fede sono tornati e lo fanno con un album che racconta un nuovo modo di guardare a se stessi e alla musica. Quando viaggi da sola nasce dalla voglia di sperimentare, lasciarsi alle spalle le aspettative e ritrovare quella libertà che, all’inizio della carriera, sembrava naturale.

Dopo il successo, la separazione e le esperienze da solisti, il duo si ritrova oggi più consapevole e autentico. Tra ricordi, viaggi, intelligenza artificiale, vita privata e il nuovo tour a teatro, Benji & Fede ci raccontano perché, questa volta, non sentono più di dover dimostrare niente a nessuno.

Intervista a Benji & Fede: «Quando viaggi da sola è un viaggio alla scoperta di se stessi»

Siamo qui per il vostro nuovo album, Quando viaggi da sola. Come mai avete scelto proprio questo titolo? Da cosa nasce?

Fede: Il titolo nasce da una canzone omonima, Quando viaggi da sola, che è stata una delle prime canzoni nate per questo disco. È nato tutto in maniera molto naturale: dalla genesi delle canzoni che, mano a mano, scrivevamo, abbiamo notato che parlavano molto del viaggio e forse anche della scoperta di se stessi. Quando sei lontano da casa riesci a guardarti dentro maggiormente. Quando esci da una routine preimpostata, quando togli il pilota automatico dalle cose, riesci forse a capire di più te stesso e anche gli altri.

Qual è il viaggio più importante che avete fatto negli ultimi anni, come persone e come artisti?

Fede: Io ho fatto il mio primo viaggio da solo quest’anno. Sono andato alle Hawaii per tre settimane ed è stato notevole, proprio bello a livello spirituale. Mi è servito tanto, penso.

Benji: Io ho fatto un viaggio molto importante in Australia, alla fine del 2022. Sono andato da solo e, dopo un mese in cui ero in giro per il continente, per l’Oceania, appunto per l’Australia, mi sono reso conto che effettivamente volevo tornare a casa e ricongiungermi a delle persone importanti, tra cui Fede.E poi, oltre a Fede, che è stato al centro della mia vita per tanti anni e con cui volevo recuperare il rapporto, mi sono anche reso conto che volevo sposarmi con mia moglie. Quello è stato penso il viaggio più importante della mia vita. Con te ancora non mi voglio sposare! Un matrimonio mi basta e avanza.

Avete raccontato di aver realizzato questo disco seguendo maggiormente il vostro gusto e non quello che le persone si aspettavano da voi. Quanto è importante, arrivati a questo punto della carriera, sentirvi completamente liberi di sperimentare?

Fede: Penso che sentirci completamente liberi di sperimentare sia la linfa vitale di questa passione che, negli anni, è poi diventata un lavoro. Se ti privi di questo, alla fine ti privi anche del bello di fare musica e di conoscere te stesso. Noi ci siamo chiusi in casa e abbiamo scritto queste canzoni in maniera molto autentica, senza grosse reference o cose che dovessero in qualche modo risultare riconoscibili rispetto a quelli che sono stati i nostri canoni per vari anni. A livello proprio di anima artistica ci fa bene. Rappresenta forse una maturità artistica maggiore.

C’è una canzone all’interno dell’album che sentite particolarmente vicina a voi oggi?

Fede: Ce ne sono tante di canzoni nell’album che sentiamo vicine. Per quanto mi riguarda, ti direi Hotel Miramare. Con Hotel Miramare è un po’ come se fossimo riusciti, in qualche modo, a imprimere in una canzone dei ricordi, una sensazione proprio di quei momenti che ho vissuto a Cervia quando avevo 11-13 anni. E questo è importante, perché è molto personale. Via da me è una canzone comunque importante a livello esistenziale, ma poi ce ne sono tante che ci appartengono.

Benji: Nel mio caso ti direi Non so se mi va. È una canzone un po’ strafottente e ha un’energia che in questo momento sto cercando di assimilare. Prendo spunto un po’ più dal cazzeggio, da un po’ più di leggerezza. Può essere utile.

Hai citato Via da me, dove parlate proprio del rapporto con il successo e con le aspettative. Oggi il successo vi rende più felici o sentite soprattutto il bisogno di proteggere maggiormente la vostra vita privata?

Fede: La felicità, ripeto come abbiamo detto in una canzone del lontano 2017, Buona Fortuna, anche se non esiste, bisogna in qualche modo «arrabattarsi» per esserlo, per essere felici. È un concetto difficile, di continua espansione, di continua ricercatezza. Per me è un viaggio infinito. Sicuramente siamo più vicini alla nostra anima e a una genuinità che, man mano che cresci, scopri di più, ma che deve esulare anche un po’ dalle aspettative degli altri.

Benji: Più divento vecchio, più il successo mi scoccia. Non dirlo troppo forte! È un po’ un effetto collaterale di fare quello che ami.

Siete tornati insieme dopo un periodo di separazione. Che cosa avete imparato da quel periodo di carriera individuale?

Benji: Io ho imparato una cosa molto importante: facendo anche musica da solo, mi diverto molto a farla con Fede. Avendo iniziato la nostra carriera insieme, non avevamo mai sperimentato la prospettiva, l’idea di fare anche cose separatamente. Vivere quell’esperienza è stata un’esperienza formativa, perché ho affinato il mio gusto, ma al contempo mi ha ricordato, mi ha messo al centro anche il fatto che io mi diverto tanto a fare musica con Fede. Il confronto spesso è positivo, anche proprio quando uno tira da una parte e l’altro dall’altra. E proprio in quel terreno di mezzo c’è qualcosa di fertile e di molto creativo. Quindi mi ha aiutato anche a valorizzare il tempo passato con lui.

Fede: Per quanto mi riguarda, mi sono rifugiato dentro la scrittura di canzoni e sono sceso negli abissi delle mie introspezioni. Di conseguenza, sono arrivato ad amare di più la musica come sfogo, a prescindere dal fatto che uscisse o meno. Mi mettevo lì e cantavo, improvvisavo, facevo melodie sub-basiche che mi venivano fuori e mi è servito tantissimo come terapia. E non solo nella realizzazione di canzoni pensando poi a quello che il pubblico avrebbe potuto pensare. Questo è fondamentale.

Si parla molto di intelligenza artificiale, soprattutto nel mondo della musica. Voi la utilizzate? Non parlo a livello musicale, ma nel vostro privato. E, se la utilizzate, vi spaventa?

Fede: Per quanto mi riguarda, non la utilizzo. Non la utilizzo perché penso che la vibrazione dell’essere umano, dell’artista, esuli tanto dal meccanismo dell’AI. Adesso, nel far musica, è un po’ una violenza, forse perché non sono mai stato neanche troppo nerd e quindi non mi ci sono scapicollato dentro. Ho molti amici che ci lavorano e che mi dicono che devono assolutamente rimanere al passo con i tempi, perché esce una cosa nuova ogni giorno. Si parla di suono, si parla dell’esplosione che sta avendo. Io penso che sia un buono strumento di progresso, però bisogna sempre stare attenti a non far guidare la macchina. Cioè, se dai degli input artistici, può darti un aiuto, ma devi sempre essere tu a controllare quello che immetti, secondo me.

Benji: Nel mio caso posso dire che non abbiamo usato l’intelligenza artificiale per questo disco. Diciamolo, si sa mai! Più che altro perché non è ancora in grado di fare musica bella come gli esseri umani. Se fosse in grado di farlo, forse l’avrei valutato. Ma non è ancora in grado di farlo, per fortuna. Quindi, per adesso, ci accontentiamo della nostra creatività e di quella dei nostri amici. Ma anche quando, e se, secondo me diventerà in grado di farlo, bisognerà comunque prendere dei pezzettini per il proprio mosaico. Lo affronteremo quando sarà quel giorno. Per adesso la domanda è ancora: «Io ci ho provato a fare una roba, mi fa tutto cagare». Quello che esce dall’intelligenza artificiale… devi sperimentare di più! Io mi accontento della mia penna, della nostra penna.

Parliamo del tour. Sarete sempre in due, live a teatro. Come mai avete scelto proprio la dimensione del teatro?

Fede: Il teatro è un luogo che non abbiamo mai calcato a livello proprio di tour e direi che si sposi molto bene con questo nostro disco, con queste ultime canzoni, con la voglia di dare spazio all’autenticità. Siamo anche curiosi noi, per quanto riguarda il farci sorprendere da questo nuovo percorso.

Cosa deve aspettarsi il pubblico che verrà a teatro?

Benji: Il pubblico si può aspettare uno show sicuramente diverso dal passato, come abbiamo già detto, molto più intimo. Si può aspettare un viaggio. Questo concerto, per me, proprio sarà un viaggio che parte dalle nostre canzoni storiche e arriva fino al disco, a quest’ultimo album. Ogni brano farà parte di un racconto e sarà anche rivisitato. Anche i brani più iconici nostri li faremo in una veste diversa. Quindi sarà tutto diverso e nuovo.

Dopo tanti anni di carriera, successi e cambiamenti, che cosa devono ancora dimostrare Benji & Fede a loro stessi, al pubblico e agli addetti ai lavori?

Benji: Io personalmente sento di non dover dimostrare niente a nessuno, neanche a me stesso. Se non, forse, vorrei tornare sempre di più a godermi il momento e a godermi il fare musica proprio per il piacere di farlo. È una sensazione che comunque è facile ed è naturale avere quando hai 13-14 anni e hai appena iniziato, ed è difficile preservarla a 33 anni, dopo più di 15 anni di carriera. Quello è un po’ un obiettivo. Sento che ci sto riuscendo, però non ho niente da dimostrare a nessuno.

Fede: Secondo me, bisogna credere, nonostante tutto, nonostante i risultati, nonostante le aspettative, ma davvero fino in fondo in qualcosa che si sente nel profondo. Quando accade quello, tutto il resto perde d’importanza. E allora forse è proprio lì che tutto fluisce.

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Giornalista freelance e content creator, mi occupo di spettacolo, televisione, musica e cultura pop. Nel corso degli anni ha realizzato interviste e approfondimenti con protagonisti del panorama televisivo, musicale e cinematografico italiano, seguendo da vicino eventi come il Festival di Sanremo e le principali produzioni entertainment. Nel mio lavoro cerco sempre di raccontare storie e curiosità con uno stile diretto, autentico e vicino al pubblico.