“Avvocato Ligas”, Gaia Messerklinger e Flavio Furno: «Una serie diversa dai soliti legal drama» – Intervista

Avvocato Ligas Gaia Messerklinger e Flavio Furno

Gaia Messerklinger e Flavio Furno nel cast della nuova serie tv prodotta da Sky Studios e Fabula Pictures, in onda in esclusiva su Sky Italia dal 6 marzo 2026 su Sky Atlantic dal titolo “Avvocato Ligas”, e che vede nel ruolo del protagonista l’attore Luca Argentero. Nel cast, oltre a Gaia Messerklinger, Flavio Furno e Luca Argentero troviamo anche: Marina Occhionero, Barbara Chichiarelli e Mia Eustacchio. La regia della serie che si ispira al romanzo “Un caso complicato per l’avvocato Ligas. Perdenti” scritto da Gianluca Ferraris, è affidata a Fabio Paladini, mentre alla scrittura hanno reso parte: Federico Baccomo, Jean Ludwigg, Leonardo Valenti, Matteo Bozzi, Camilla Buizza e Francesco Tosco. Noi di SuperGuidaTv abbiamo intervistato Gaia Messerklinger e Flavio Furno, ecco cosa ci hanno raccontato.

Gaia Messerklinger e Flavio Furno: intervista per Avvocato Ligas

Cosa vi ha lasciato il vostro personaggio? 

Gaia: “Patrizia mi ha lasciato un forte senso di equilibrio. Ho stimato questa donna nel raccontarla, nella sua ricerca di un equilibrio senza rigidità, senza chiusure. È una donna che rimane sempre molto aperta, soprattutto nei confronti di Ligas, che rappresenta in qualche modo una minaccia continua. Il fatto che riesca a gestirlo con tenerezza, con cura, ma anche con fermezza, l’ho trovato molto interessante”.

Flavio: “Personalmente, oltre ad aver portato per mesi una pettinatura imbarazzante — con grande coraggio — questo personaggio mi ha lasciato anche una riflessione profonda su quanto nell’affetto, nella stima e nell’amicizia possano convivere anche invidia e competizione. È un aspetto che riguarda un po’ tutti noi. Facciamo fatica ad ammetterlo, ma possiamo voler bene a qualcuno pur essendo, in parte, invidiosi di quella persona”.

Cosa significa, oggi, scegliere sé stesse invece di “tenere in piedi” una famiglia?

Gaia: “In realtà non bisognerebbe dover scegliere. La ricerca dell’equilibrio è proprio volta a non escludere nulla: l’identità di madre, quella di professionista, quella di compagna. Quando però un rapporto non funziona più, credo sia molto positivo avere la lucidità e la consapevolezza di capire quando la tossicità supera l’aspetto luminoso e la bontà del legame. Patrizia ha molto chiaro questo confine. La cosa bella è che non alza un muro tra sé e il suo ex compagno. C’è una bambina, e preservare il bene della bambina significa includere e integrare il padre nella loro vita, ma con limiti ben definiti, dettati dalla volontà di protezione”.

L’uscita di Ligas dallo studio mette Paolo davanti a una scelta: carriera o lealtà. Tu cosa avresti fatto?

Flavio: “È proprio quello che ti dicevo prima, non ho una risposta, ci sono stati dei momenti della mia vita in cui probabilmente ho scelto la carriera, dei momenti in cui ho scelto la lealtà, non declinata come viene descritta nella serie, ma magari l’integrità, e secondo me è giusto anche essere molto contraddittori in questo”. 

“Mi piacerebbe che questa domanda venisse fatta anche agli uomini. Anch’io ho una famiglia, e per un padre può essere molto difficile gestire l’amore per se stesso insieme alla gestione familiare. Non è un tema solo femminile. Anche i papà fanno rinunce e sacrifici, e devono mantenere un equilibrio complesso. Non siamo nella stessa situazione, certo, ma non significa che per i padri sia tutto più semplice”.

Chi sono oggi i veri “perdenti”?

Gaia: “Quanto tempo abbiamo? Ma in realtà secondo me uno dei principi fondanti, se parliamo di giustizia, se parliamo appunto del ruolo dell’avvocato, è che la verità è quella che si accerta in tribunale, non esistono colpevoli, non esistono innocenti finché non c’è una sentenza che accerta la realtà giudiziale. E questo secondo me è molto importante, perché spesso è molto facile avere dei pregiudizi quando vieni accusato di un reato, soprattutto di reati anche gravi, brutti, odiosi. È molto facile finire preda dell’agonia mediatica, che oggi è abbastanza spietata. E invece secondo me il principio che non sei colpevole finché non c’è una sentenza che riconosce la tua colpevolezza, quindi sei innocente fino a prova contraria, è un punto di partenza molto importante”. 

Flavio: “L’avvocato ti risponde così, lo psicologo invece ti risponde che per me i perdenti siamo un po’ tutti noi, ma in generale quelli che perdono di più sono quelli che finiscono per farsi definire dagli altri.  Per chi fa il nostro mestiere è veramente un tema importante, perché spesso si finisce per vedere se stessi nel modo in cui vieni visto dagli altri. Ci si attribuiscono a volte delle cose che noi stessi non pensiamo di noi, quindi secondo me è molto importante avere molto salda la consapevolezza di quello che siamo e non lasciarci definire da qualcun altro. Insomma, quando finiamo per lasciarci definire dagli altri secondo me abbiamo completamente perso”. 

Intervista sul red carpet a Gaia Messerklinger

Cosa è più liberatorio: dire tante parolacce come fa Ligas o bere tanti gin tonic come fa lui?

Gaia: “In generale, essere Ligas penso sia estremamente liberatorio. Nel mio caso, però, non sono una grande bevitrice, quindi ogni tanto preferisco sparare qualche parolaccia ben assestata. Quanto al gin tonic… avrei anche insistito per berne uno mentre guardo un film? Ok. No, decisamente no. Diciamo che tendo ad avere un approccio alla vita un po’ più sereno ed equilibrato. Non amo particolarmente il conflitto, mentre invece Ligas lo ama parecchio”.

Quali sono le caratteristiche di questa serie che possono convincere il pubblico a guardarla?

Gaia: “Secondo me questa serie è un legal drama molto diverso da quello a cui siamo abituati. Ha uno stampo abbastanza internazionale e quindi, sia per gli appassionati del genere sia per chi ancora non lo conosce bene, sarà una bella sorpresa. È qualcosa di diverso e particolare: racconta un personaggio decisamente fuori dalle righe e lo fa con molta intelligenza”.

Ci racconta un aneddoto con Luca Argentero che l’ha fatta sorridere sul set?

Gaia: “A un certo punto c’è una scena in tribunale. Quando la telecamera si sposta, a volte cambiano anche alcune cose sul set: magari degli oggetti vengono spostati per fare spazio all’inquadratura. Nella scena totale lui accendeva e spegneva un microfono sul banco e lo faceva davvero. A un certo punto però hanno avvicinato la telecamera e, mentre la scena andava avanti, lui ha fatto il gesto per accendere e spegnere il microfono… ma il microfono non c’era più. Vederlo lì che tastava il vuoto con il dito è stato esilarante, e per me è stato difficilissimo continuare la scena senza scoppiare a ridere”.

Intervista sul red carpet a Flavio Furno

Tre motivi per convincere il pubblico a guardare questa serie.

Flavio: “Beh, perché Luca Argentero da solo non basta… non è sufficiente! A parte gli scherzi, c’è un cast davvero molto forte. Poi c’è una scrittura che, secondo me, è di grandissimo livello: ha un’ironia taglientissima, direi anche cinica. E infine c’è un bravissimo regista, che ha saputo creare il ritmo giusto e la giusta dose di “pop” per una serie che può davvero piacere trasversalmente”.

D: Perché le serie sugli avvocati hanno sempre avuto un certo fascino sul pubblico?

Flavio: “Perché l’avvocato è forse la figura più simile all’attore. In fondo tutti, in qualche modo, aspirano ad avere una parte performativa nella propria vita. L’avvocato rappresenta proprio quella dimensione: la capacità di argomentare, di interpretare un ruolo, di convincere. È la rappresentazione della parte performativa che alcuni hanno e altri vorrebbero avere. In più ci sono i casi, le storie, e la possibilità di toccare corde emotive che non sono necessariamente solo positive. Un avvocato, se serve, deve difendere anche qualcuno che può essere palesemente colpevole. È quindi l’incarnazione di un lavoro pieno di contraddizioni, e credo che proprio in queste contraddizioni gli esseri umani si riconoscano molto”.

Qualcosa che ti ha sorpreso di Luca Argentero sul set? Qualcosa che ti ha fatto ridere?

Flavio: “Intanto è simpaticissimo ed è una persona davvero molto carina. Io sono un attore che fa molte proposte sul set, anche il venerdì alle sei del pomeriggio, quando magari tutti mi guardano come per dire: “Ma che vuoi a quest’ora?”. Lui invece non si è mai lamentato, anzi ha sempre colto gli spunti per “palleggiare”, come si dice in gergo. La cosa curiosa è che il mio personaggio viene raccontato come uno molto competitivo, ma nella vita è esattamente il contrario. E poi c’è una verità che forse voi non sapete: in realtà è lui che è invidioso di me!”.

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