La prima puntata del 2026 di Da noi… a ruota libera si apre con un momento di forte impatto emotivo. In studio cala il silenzio e Francesca Fialdini, visibilmente commossa, sceglie di fermarsi prima ancora di iniziare la trasmissione per dedicare un pensiero alle vittime della strage di Crans-Montana. Le sue parole, pronunciate con la voce rotta dall’emozione, arrivano dritte al pubblico e trasformano l’apertura del programma in un gesto di profonda umanità e partecipazione.
La conduttrice stringe idealmente chi sta vivendo ore drammatiche, rivolgendo un pensiero a chi lotta per continuare a vivere, ai familiari, ai genitori, ai compagni di classe, agli insegnanti e al personale medico impegnato senza sosta. Un messaggio semplice ma intenso, che sottolinea come, di fronte a tragedie di questa portata, le parole sembrino sempre insufficienti, ma il silenzio condiviso possa diventare una forma di rispetto e solidarietà.
Orietta Berti ospite in studio a “Da Noi a Ruota Libera”: 60 anni di carriera tra tradizione e futuro
Dopo il momento di raccoglimento, Da noi… a ruota libera prova a ripartire affidandosi alla musica e alla forza delle storie. In studio arriva Orietta Berti, accolta dall’affetto del pubblico e pronta a raccontarsi con la schiettezza che da sempre la contraddistingue. La cantante parla dei suoi sessant’anni di carriera come di una nuova sfida, affrontata con lo stesso entusiasmo degli esordi.
«Per i 60 anni di carriera sto registrando un cofanetto con tutte le mie canzoni ed è una vera prova, perché oggi i ragazzi con cui lavoro mi mandano i brani già pronti con la mia voce ricreata con l’intelligenza artificiale, con intonazioni perfette che una voce umana non può replicare», racconta Orietta, sottolineando come il confronto con le nuove tecnologie sia ormai parte integrante del suo percorso artistico.
Una vita artistica fatta di scelte coraggiose
Nel corso dell’intervista, Orietta Berti ripercorre alcune tappe decisive della sua carriera, ricordando come nulla sia mai stato scontato. Dagli anni Settanta, segnati dalla sperimentazione con i dialetti del Nord, fino alla scelta di mettersi in proprio a metà degli anni Ottanta, ogni passaggio è stato guidato dal desiderio di rimanere fedele a se stessa.
«Negli anni Settanta ho cantato 75 brani in diversi dialetti del Nord e ho iniziato a piacere anche agli intellettuali. Poi ho avuto un ripensamento e dal 1986 mi sono messa in proprio, e ancora oggi considero grande qualsiasi successo, perché sono da sola, non sono protetta e tutto quello che faccio è solo grazie al pubblico, che continua a darmi riscontro», confida la cantante.
Da Sanremo a “Mille”: la rinascita degli ultimi anni
Non manca il racconto di un momento decisivo degli ultimi anni, che ha segnato una vera rinascita artistica e umana. Orietta Berti ricorda la sua iniziale esitazione nel partecipare al Festival di Sanremo 2021, poi superata grazie all’insistenza del suo manager.
«Inizialmente a Sanremo 2021 non volevo andare, poi grazie all’insistenza del mio manager ho partecipato e lì ho conosciuto Fedez, che mi ha dato “Mille”», racconta, sottolineando quanto quell’incontro abbia rappresentato un punto di svolta nel suo percorso.
Il rapporto con i giovani e l’aneddoto che fa sorridere
A chiudere l’intervista è un episodio che racconta meglio di qualsiasi dato il legame speciale di Orietta Berti con le nuove generazioni, strappando un sorriso dopo tanta emozione.
«Quando penso al rapporto con i giovani mi viene in mente un episodio che mi ha fatto sorridere: un industriale di Como mi ha chiamata per organizzare una serata per il compleanno di suo padre e il figlio di 18 anni gli ha detto: “Papà, ma gli amici del nonno conosceranno Orietta? Perché è una cantante per noi giovani!”».
Un racconto leggero ma significativo, che conferma come la musica di Orietta Berti continui a parlare a pubblici diversi, attraversando il tempo senza perdere forza.
Un inizio d’anno televisivo tra dolore e ascolto
La prima puntata del 2026 di Da noi… a ruota libera si chiude così, lasciando la sensazione di aver assistito a un inizio d’anno televisivo intenso e autentico. Tra dolore, memoria e musica, il programma di Francesca Fialdini conferma ancora una volta la sua identità: uno spazio di ascolto e di emozioni vere, capace di fermarsi quando serve e di ripartire dando voce alle storie.









