A cena con un cretino – Opinioni, analisi e recensione del film

Film

A cena con un cretino è un film del 2010 di genere Commedia, diretto da Jay Roach, con protagonisti Steve Carell, Paul Rudd, Stephanie Szostak, Jemaine Clement, Zach Galifianakis, Lucy Punch. Il film ha una durata di circa 114 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione.

La Trama del film A cena con un cretino

Tim Conrad è un analista in ascesa all’interno di un’importante compagnia. Finisce, grazie a una sua proposta, al centro delle attenzioni del suo CEO Lance Fender il quale lo invita ad entrare a far parte di un cerchio ristretto.

Si tratta di un gruppo ad alto livello che si diverte ad invitare periodicamente a cena degli individui ritenuti dei perfetti idioti e il vincitore sarà chi avrà presentato il più ‘cretino’ di tutti.

Tim incontra accidentalmente un soggetto che potrebbe fare proprio al caso suo. Si tratta di Barry, esperto in tassidermia che ha come hobby quello di ricreare dei quadretti ispirati spesso ad opere d’arte utilizzando topolini mummificati.

Nulla di orrorifico ma sicuramente qualcosa di molto, molto poco comune. Barry entrerà così nella vita di Tim scombinandola senza volerlo.

La recensione e analisi del film “A cena con un cretino”

C’era una volta La cena dei cretini (1998), piccolo-grande classico della commedia francese capace di far ridere un pubblico trasversale di ogni latitudine. Dodici anni dopo un cinema hollywoodiano sempre più a corto di idee decide di metterne in cantiere un remake con protagonista la coppia formata da Paul Rudd e Steve Carell.

E come spesso accade nelle versioni rifatte di cult del cinema europeo la freschezza e l’originalità del prototipo vanno totalmente dispersi in un adattamento pensato per platee di famiglie: A cena con un cretino paga proprio un eccesso di sentimentalismo e nonostante alcuni spunti più che divertenti, la cattiveria dell’originale rimane soltanto un lontano ricordo.

In questo rifacimento ad opera di Jay Roach il politicamente scorretto viene totalmente annacquato in un mare di banalità assortite e le risate escono sempre a mezzo regime, consapevoli che manchi quel guizzo sporco e graffiante che invece aveva fatto le fortune del prototipo.

Il regista ha firmato in carriera capitoli di saghe come Austin Powers e Ti presento i miei, ma qui non riesce a trovare il necessario equilibrio comico, adagiandosi ad una demenzialità facile e scontata, in perfetto canone con tante delle produzioni marchiate Judd Apatow.

Il risultato è quindi una copia sbiadita che non ha nulla del fascino e della personalità della fonte di partenza e la pur buona alchimia tra i due interpreti principali, entrambi membri del frat-pack (nome non ufficiale con il quale si identifica un gruppo di attori cinematografici statunitensi), non riesce a infondere la necessaria personalità a tema.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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