“Uno sbirro in Appennino”, intervista a Claudio Bisio: “Vasco Benassi è stato scritto su di me. Soffro della sindrome dell’impostore, mi sento un miracolato ancora oggi”

Claudio Bisio

Dal 9 aprile su Raiuno andrà in onda “Uno sbirro in Appennino”, con Claudio Bisio protagonista, una storia che mescola giallo e introspezione emotiva raccontando segreti, rapporti umani e vita di provincia. Ideata da Fabio Bonifacci e diretta da Renato De Maria, la serie è prodotta da Picomedia in collaborazione con Rai Fiction e segue il commissario Vasco Benassi, poliziotto stimato a Bologna che, dopo un intervento poco ortodosso su un caso, viene trasferito nel suo piccolo paese natale nell’Appennino Bolognese. Ciò che sembra inizialmente una punizione si trasforma in un’opportunità per confrontarsi con il passato e ritrovare radici e legami, mentre le indagini del commissario coinvolgono l’intera comunità e rivelano storie personali, ferite non sanate e nuove amicizie. Nel borgo dove nulla resta segreto, ogni caso diventa lo spunto per esplorare dinamiche familiari, rapporti intimi e il tessuto sociale di una realtà raccolta ma complessa, costruendo un equilibrio tra suspense investigativa e profondità dei personaggi.

“Uno sbirro in Appennino”, intervista esclusiva a Claudio Bisio

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Claudio Bisio. L’attore ci ha parlato del suo personaggio, Vasco Benassi, e di cosa lo ha colpito al primo impatto: “Ho seguito la sceneggiatura passo passo, e la cosa particolare è che non è tratta da nessun romanzo: si tratta di un testo originale. Sapevo di far parte del progetto fin dall’inizio e il personaggio di Vasco Benassi, in particolare, è stato scritto già pensando a me. Non ho scritto nulla personalmente, tutta la sceneggiatura è opera di Fabio Bonifacci, anche se ogni tanto mi chiedeva un parere, e così ho potuto dare qualche indicazione sul carattere di Benassi. Come detective, è molto bravo, ha intuizioni precise e non dà nulla per scontato: anche quando le prove sembrano ovvie, le segue fino in fondo, ammettendo eventuali errori, ma alla fine risolve sempre i casi. La parte umana, invece, come parla, le battute, l’empatia, l’umorismo, è molto mia, sia perché il personaggio è stato scritto su misura, sia per qualche battuta che abbiamo aggiunto sul set, dove il regista Renato De Maria ci ha lasciato grande libertà. La nostra squadra di poliziotti, composta da me, Chiara Celotto, Michele Savoia e Elisa Di Eusanio, lavora insieme per risolvere i casi ma anche per creare una dinamica tra personaggi autentica; durante le riprese ci siamo confrontati e a volte proponevamo modifiche al testo, che venivano spesso accettate, rendendo il lavoro sul set un’esperienza collaborativa e molto stimolante”. 

Benassi è anche un uomo fragile che fa difficoltà ad affrancarsi dal passato. Sua sorella Lilli è morta in un incidente in cui lui era alla guida. Proprio nei primi episodi, Benassi rivela di aver sofferto della sindrome dell’impostore. Abbiamo chiesto allora a Claudio Bisio se anche lui ci abbia dovuto fare i conti nella vita: “Sai, ancora oggi mi sento un po’ miracolato: ho sempre la sensazione che prima o poi qualcuno scoprirà che tutto è un bluff. Forse non succederà, e lo spero davvero, ma la sindrome dell’impostore la vivo quotidianamente, purtroppo”. 

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