Una vita da gatto – Opinioni e recensione del film

Film una vita da gatto

Una vita da gatto è un film del 2016 di genere Commedia/Fantastico diretto da Barry Sonnenfeld, con protagonisti Kevin Spacey, Jennifer Garner, Robbie Amell, Cheryl Hines, Malina Weissman, Christopher Walken. Il film ha una durata di circa 87 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film Una vita da gatto

Tom Brand è un famoso e rispettato uomo d’affari a capo di una delle più prestigiose compagnie di New York, la Firebrand. L’uomo è ossessionato dal lavoro e tende spesso a dimenticare di prestare le giuste attenzioni alla seconda moglie Lara e alla figlia avuta da questo matrimonio, la piccola Rebecca.

Il business man ha un altro erede, David, avuto dalla precedente relazione che lavora come suo sottoposto. Per l’undicesimo compleanno della secondogenita Tom decide di regalarle un gatto, l’anima preferito della bambina, nonostante egli li detesti con tutto se stesso. Con la fretta dell’ultimo minuto il protagonista finisce per acquistarlo nel misterioso negozio gestito dall’eccentrico Felix Perkins.

Di rientro a casa con la bestiola, dal bizzarro nome di Mr. Fuffypantz, l’uomo si ferma al grattacielo della compagnia per incontrare Ian Cox, uno dei manager e durante un’accesa discussione sul tetto e l’improvvisa comparsa di un fulmine, finisce per cadere giù dal bordo insieme al gatto. Al suo risveglio scopre che il suo corpo umano si trova in stato di coma e la sua coscienza si è trasferita in quella del micio.

Per Tom / Mr. Fuffypantz sarà l’inizio di un vero e proprio percorso di redenzione alla riscoperta dei valori importanti e, nel frattempo, dovrà anche salvare la società dai loschi intrighi orditi dai nuovi proprietari.

La recensione del film Una vita da gatto

Da Senti chi parla adesso (1993), conclusivo capitolo della trilogia con John Travolta e Kirstie Alley, al recente Show Dogs – Entriamo in scena (2018), gli animali parlanti continuano a caratterizzare imperterriti diverse produzioni a sfondo comico, sia sul grande che sul piccolo schermo (ricordate Tequila e Bonetti?). Una vita da gatto, uscito nel 2016, si inserisce in questo fortunato sottofilone mettendo un gatto al centro della vicenda, il cui corpo viene posseduto dall’anima del personaggio di Kevin Spacey, nel frattempo lottante tra la vita e la morte in un letto d’ospedale.

La fiera delle ovvietà è presto servita e i novanta minuti di narrazione non aggiungono nulla di nuovo a quanto già visto e rivisto in svariate occasioni, con il simpatico micio che diventa mezzo per i voice-over del protagonista: l’unico a comprendere quanto stia dicendo è il proprietario del negozio d’animali, interpretato da un gigionesco Chistopher Walken (la nota più lieta del cast).

La sceneggiatura base, con complicata situazione familiare e plot da pseudo spy-story nella gestione finanziaria della compagnia, non regala mai un minimo di emozione e i presunti colpi di scena sono spesso prevedibili, lieto epilogo naturalmente in primis. Rimangono perciò solo alcune gag divertenti, come quando l’animale in cui aleggia la coscienza del magnate tenta di utilizzare una penna, di accedere allo smartphone o di bere del whisky in un portacenere: troppo poco per garantire il minimo sindacale d’intrattenimento a tema.

Lo stesso Spacey, in uno dei suoi ultimi ruoli da protagonista prima dello scandalo sessuale che lo ha coinvolto, sembra spaesato sia in fase di doppiaggio che quando si trova a calcare la scena in prima persona, e la bella Jennifer Garner è totalmente sprecata nei panni dell’anonima moglie. La mano del regista Barry Sonnenfeld, autore tra i tanti delle saghe de La famiglia Addams e di Men in Black, è qui impalpabile e ai minimi storici della sua ben più ispirata carriera.

mm
Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here