Il film tv della Rai “Un Futuro Aprile”, in onda su Raiuno il 21 maggio, trae ispirazione dal libro “Sola con te in un Futuro Aprile” scritto da Margherita Asta insieme a Michela Gargiulo e porta sullo schermo una delle vicende più drammatiche della storia recente italiana, raccontata attraverso il valore della memoria e della testimonianza. Alla presentazione erano presenti il regista Graziano Diana e gli attori principali Ludovica Ciaschetti, Francesco Montanari e Peppino Mazzotta, insieme alla stessa Margherita Asta, che è anche protagonista reale della storia narrata e coautrice del volume. Il film ricostruisce l’attentato mafioso avvenuto il 2 aprile 1985 a Pizzolungo, in Sicilia, quando una bomba destinata al magistrato Carlo Palermo colpì per errore l’auto di Barbara Asta, che morì insieme ai figli Giuseppe e Salvatore. Margherita, all’epoca bambina, si salvò perché si trovava già a scuola. Il racconto segue il suo percorso di sopravvivenza, segnato da dolore, rabbia e dalla necessità di dare un senso a quanto accaduto. Nel tempo la sua storia si intreccia con quella del giudice Palermo, in una narrazione che alterna i due punti di vista e mette a confronto due solitudini unite dalla stessa tragedia.
“Un futuro aprile”, intervista esclusiva a Peppino Mazzotta
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Peppino Mazzotta. L’attore nel film tv interpreta il padre di Margherita Asti: “È stata un’esperienza molto toccante, sia per la vicenda in sé sia per il fatto che abbiamo girato nei luoghi reali della storia: ci trovavamo davvero su quelle strade, circondati da quelle case, immersi in un contesto che rendeva tutto ancora più forte e concreto. Inoltre c’è stata una riflessione profonda sulla responsabilità di farsi tramite di un dolore difficilmente immaginabile, qualcosa che non può essere pienamente compreso solo attraverso la finzione. Per questo ho cercato di restituirlo con la massima sincerità possibile, consapevole che non si può andare oltre questo limite. Come attori spesso ci chiediamo come riuscire a comunicare emozioni così grandi e così lontane dalla nostra esperienza diretta. In questi casi credo che non si debba pensare di sostituirsi a chi ha vissuto quelle storie, cosa impossibile, ma piuttosto di farsi semplicemente tramite, un mezzo per raccontarle con rispetto e verità”.
Un film che racconta della possibilità di trasformare il dolore in impegno civile. Mazzotta ha sottolineato quanto sia questo il messaggio più forte della storia: “La lezione che ho ricevuto, e che spero possa arrivare anche al pubblico, è proprio questa: di fronte a un dolore così devastante da poter annientare una persona, non sarebbe strano se accadesse. E invece, dentro una tragedia simile, può nascere anche una possibilità nuova, la scoperta di una forza che forse non si pensava di avere e di un senso più profondo della propria “missione”, se così vogliamo chiamarla. Una missione che diventa testimonianza, perché il racconto possa servire a evitare che accada di nuovo e a stimolare una coscienza collettiva diversa. Il film racconta sì una vicenda precisa, ma anche il meccanismo di individui che, per raggiungere i propri obiettivi, anche non nobili, arrivano a ritenere accettabile eliminare fisicamente chi considerano un avversario. E quando in questa logica finiscono per essere coinvolte persone innocenti, addirittura dei bambini, tutto questo diventa irrilevante per chi agisce in quel modo. È qualcosa che non possiamo accettare. È accaduto, ma non deve più accadere. E purtroppo accade ancora, perché esistono individui che, pur non definendosi mafiosi, adottano gli stessi meccanismi, convinti che, dopo secoli di storia, cultura, filosofia e progresso, il metodo più primitivo — l’eliminazione dell’altro — possa ancora essere una soluzione. Credo che questo sia inaccettabile. Per questo è fondamentale raccontare e testimoniare, affinché si possa evolvere davvero come società, perché non possiamo restare legati a modelli preistorici per risolvere i conflitti”.
In queste settimane “Il Commissario Montalbano” è tornato in replica ottenendo come sempre ascolti record. Peppino Mazzotta ai nostri microfoni ha commentato così questo successo: “Me lo spiego, e in un certo senso non me lo spiego. Lo capisco perché ormai è diventato un classico, e i classici funzionano così: non smettono mai di dire quello che hanno da dire. E proprio per questo li rivediamo, o riapriamo un libro e lo rileggiamo volentieri, perché entriamo in una dimensione che ci accoglie e in cui ci riconosciamo. Non si tratta soltanto di rivedere un film o una storia che già conosciamo, ma di immergersi in un clima che ci appartiene, che richiama un sentire positivo e condiviso, qualcosa che continua a parlarci nel tempo”.
I fan sperano sempre in un nuovo capitolo anche se Mazzotta ha frenato: “Credo che non ci sarà per diverse ragioni. Una di queste è che i tre “papà” della serie non ci sono più, quindi è difficile immaginare un loro coinvolgimento diretto o una loro presenza in questo tipo di operazioni. Inoltre penso che una figura come Andrea Camilleri oggi possa risultare divisiva, e questo rende complesso trovare uno spazio condiviso in cui dare pienamente voce al suo pensiero, per quanto straordinario e rilevante resti il suo contributo culturale”.