Un bel giorno, una commedia leggera-leggera, tra equivoci e prole numerosa – Recensione

Un bel giorno

Tommaso, rimasto vedovo da otto anni, è titolare di una piccola azienda di infissi a conduzione familiare con un unico dipendente. L’uomo è anche impegnato nel difficile ruolo di padre a tempo pieno di quattro figlie (pre)adolescenti e proprio per questo motivo fatica a gestire la sua vita sentimentale. Sono allora le ragazzine a decidere di cercare Un bel giorno di trovare la compagna ideale per quel padre così distratto e indaffarato.

Nel frattempo Tommaso incontra in un locale Lara, donna brillante e ironica che lo colpisce al primo sguardo e con cui ha inizio una relazione. Ma l’uomo, per paura che la sua nuova fiamma sia spaventata dalla sua turbolenta situazione familiare, decide di nasconderle la verità: una scelta che avrà precise conseguenze, dato che anche la stessa Virginia non gli ha detto proprio tutto tutto…

Un bel giorno: tutti insieme appassionatamente – recensione

Un edificio narrativo costruito su bugie reciproche, imbastito mattone su mattone da entrambi i protagonisti con le migliori intenzioni, è la premessa su cui si basa Un bel giorno, nuovo film scritto, diretto e interpretato da Fabio De Luigi che è nuovamente accompagnato da Virginia Raffaele, per la quarta volta insieme dalla collaborazione nata lo scorso decennio con Com’è bello far l’amore (2012).

Il film si dipana lungo questa traiettoria di incontri, sotterfugi, equivoci e classici “momenti della verità“, fino a quel terzo atto che sceglie infine il registro di una comprensibile chiarificazione sentimentale rispetto all’anima comica che in precedenza risultava maggiormente marcata.

Novanta minuti per una visione piacevole ma, va detto, fondamentalmente innocua: la sceneggiatura non riesce mai a pungere sul serio, limitandosi a un gradevole compitino a tema pensato per uno spettatore senza troppe pretese, puntando tutto su un senso di familiarità di certa commedia nostrana.

Semplicità parola d’ordine

Il problema principale di Un bel giorno non riguarda la qualità dell’esecuzione, compiuta con un discreto mestiere, ma l’incertezza su cosa si voglia effettivamente raccontare e come: De Luigi regista sembra convinto che bastino la “carineria” e la simpatia dei personaggi, senza mai sentire il bisogno di provare a cercare qualcosa di nuovo. Una ricetta sicura, pronta sicuramente a far colpo sul pubblico medio ma difficilmente in grado di lasciare un segno duraturo.

Il film procede infatti su una linea retta dall’impronta quasi didattica, con diversi passaggi potenzialmente carichi di sfumature che vengono depotenziate sul nascere. La stessa folta prole di entrambi viene in larga parte scarsamente considerata, con un unico focus legato al mondo delle fiere fumettistiche e alla passione per il Giappone risultante anch’esso troppo timido.

Non bastano qualche sporadica, fondamentalmente gratuita, citazione cinefila a cult come Prima dell’alba (1995) o richiami a un immaginario pop e seriale come nel caso della seconda stagione di Squid Game per rinfrescare un impianto generale sì scorrevole ma stantio nell’incipit e nel susseguente svolgimento.

Conclusioni finali

Risate timide e mezzi sorrisi, frutto di una narrazione che punta tutto su simpatia e familiarità, sfruttando l’alchimia tra Fabio De Luigi e Virginia Raffaele per innescare una commedia degli equivoci dallo stampo relativamente classico. Genitori single in crisi, diventati amanti, finiscono per rubare spazio e tempo a quella folta prole che risulta più accessoria che effettivamente necessaria.

Un bel giorno è un film rassicurante come il suo titolo, che si mantiene su strade sicure senza provare a deviare almeno in parte dai diversi spunti insiti nella sceneggiatura, accennati ma mai approfonditi. Una commedia inoffensiva, che sa già dove vuole andare e non intende sgarrare neanche un minuto dal binario scelto, con i pro e i contro del caso.