Dopo anni di televisione, imitazioni cult e un talento comico che ha conquistato il grande pubblico, Ubaldo Pantani torna a teatro con “Inimitabile”, un nuovo viaggio ironico, dissacrante e profondamente umano tra personaggi, volti e voci della nostra quotidianità. Lo spettacolo, prodotto da Paolo Ruffini per Vera Produzione e diretto da Nicola Fanucchi, partirà il 31 gennaio da Genova e toccherà successivamente le città di Bagnolo In Piano (21 febbraio), Bologna(05 marzo), Brescia (13 marzo), Mestre (14 marzo), Cascina (21 marzo), Camogli (10 aprile), Colle Val D’Elsa (18 aprile), Milano (11 maggio) e Torino (13 maggio).
Ubaldo Pantani: “Inimitabile è la vita di ognuno di noi”
Inimitabile è uno spettacolo che racconta la realtà attraverso le sue maschere, in cui Pantani, ispirato dalla grande tradizione teatrale della commedia dell’arte, mette e toglie le sue maschere attingendo tanto dalla televisione, con le sue celebri imitazioni tra cui l’iconico Lapo Elkann, quanto dal mondo reale, con le sue figure eccentriche: dal benzinaio del paese al protocollista comunale. Con il suo stile pungente, Pantani offre al pubblico uno spettacolo comico e profondo, che mescola risate e dubbi esistenziali. Noi di SuperGuidaTv lo abbiamo intervistato per voi: ecco cosa ci ha raccontato.
L’intervista
Ubaldo Pantani, siamo qui per il tuo spettacolo teatrale “Inimitabile”: da dove nasce questo titolo?
Nasce da un’intuizione di Paolo Ruffini, che è il produttore dello spettacolo. Io sono un “titolista”, mi fregio di esserlo: ho dato nomi a programmi televisivi e inventato anche claim pubblicitari, ma quando è arrivato il momento di scegliere il titolo del mio spettacolo non sono riuscito a farlo. Paolo ha avuto questa intuizione che mi ha subito trovato d’accordo perché è evocativa e ha un senso che emerge fin dall’inizio dello show. Posso solo spoilerare che Inimitabile è, alla fine, la vita di ognuno di noi: è inimitabile perché è nostra e non ce la toglie nessuno. Ma ci sono anche altri significati, e per quelli vi invito a teatro a scoprirli.
Dopo tanti anni di televisione, cosa ti ha riportato sul palcoscenico teatrale?
La voglia di stabilire un rapporto diretto con chi mi segue da anni in tv. Di fatto con molte persone non ci siamo mai incontrati davvero. Mi fa sorridere quando la gente mi chiede: “Perché non vieni a Modena, a Verona, a Roma, in Puglia?”. Cercherò di farlo attraverso questa tournée teatrale. Gli impegni televisivi rimangono, per fortuna sono tanti e sono felice di continuare a fare tv, ma nei prossimi anni voglio far convivere entrambe queste esigenze: il rapporto con il pubblico teatrale e la televisione. E poi, semplicemente, mi diverto.
Accanto alle imitazioni iconiche come quella di Lapo Elkann, porti in scena anche figure comuni. Quanto è sottile il confine tra il personaggio televisivo e, per esempio, il benzinaio sotto casa?
Spesso il benzinaio sotto casa ispira un personaggio di fantasia, oppure lui stesso diventa un personaggio perché rappresenta un tipo umano preciso: il pignolo, lo zelante, il vanitoso. Queste debolezze dell’animo umano si trovano ovunque. Poi uno utilizza un “rivestimento”, che può essere il benzinaio, il merciaio, l’assicuratore, e lo porta in scena. Ci divertiamo a riconoscere in quelle figure anche un nostro difetto. Che siano persone famose o meno, il meccanismo è sempre lo stesso.
Come scegli un personaggio, famoso o comune, da portare in televisione o a teatro?
Deve divertire prima di tutto me. Devo vederci delle contraddizioni. Se mi diverte davvero, spesso diverte anche il pubblico. Poi fai dei piccoli test: quando spieghi l’idea di un personaggio e già solo l’idea fa ridere chi ti ascolta, quello è un ottimo indizio per capire che quella è la strada giusta.
Chi è Ubaldo Pantani senza la maschera? Cosa non conosciamo ancora di te?
I miei amici, la mia famiglia e le persone che mi stanno vicino mi conoscono bene, con pregi e difetti. È normale che tante cose non emergano attraverso i personaggi: spesso sono stato “nascosto” dietro le loro identità, nel bene e nel male. Fa parte del gioco.
C’è qualcosa che in televisione non sei riuscito a portare e che invece vedremo a teatro in Inimitabile?
Sì, ci sono personaggi che non ho mai portato in tv perché magari non c’era il contenitore giusto. Sono spesso personaggi di fantasia, inediti. Ce ne sono almeno tre o quattro nello spettacolo.
Due dei tuoi personaggi più recenti sono Pier Silvio Berlusconi e Filippo Bisciglia: come sono nati?
Sono nati in modo naturale. Uno è un capo d’azienda, l’altro un anchorman di grandissimo successo. Filippo è legato a una trasmissione seguitissima e molto divertente da parodiare come Temptation Island. Pier Silvio è un gigante della televisione: non si poteva non metterlo sotto osservazione. Sono personaggi perfetti da portare sotto il mirino della comicità.
Lapo Elkann è il personaggio che ti ha dato una grandissima popolarità. Se non ci fosse stato lui, quale altro volto noto avrebbe potuto avere lo stesso impatto?
Non lo so. In realtà il primo personaggio che ebbe un bel riscontro fu Jonathan del Grande Fratello, ai tempi di Mai dire Grande Fratello con la Gialappa’s. Poi ho iniziato a fare Giletti, che ancora oggi ha successo. Alcuni personaggi hanno un impatto maggiore, altri un po’ meno. Mi piace pensare che, se non ci fosse stato Lapo, ne sarebbe arrivato un altro. Sicuramente lui è stato un grande “booster”, si dice così, no?. E a lui devo molto. Lo dico anche nello spettacolo.
Come saluterebbe i lettori di Super Guida TV Lapo Elkann?
“Auguri e in bocca al lupo a Super Guida TV, qualsiasi cosa voglia dire, alla stragrande maggioranza”.









