Un liceo dei Castelli Romani fa da sfondo a Tutto l’amore che resta, la nuova serie tv in otto episodi (per cinque prime serate) al via da stasera, 29 settembre, in prima serata su Rai 1 e in streaming su RaiPlay. Diretta da Andrea Rebuzzi, la fiction accende i riflettori su un’esperienza scolastica rivoluzionaria in cui la disabilità diventa occasione di integrazione vera e condivisione quotidiana. La trama segue da vicino le vicende di Vittoria, una sedicenne interpretata da Gloria Harvey, che si trasferisce nel nuovo istituto insieme al fratello autistico Matteo, esplorando l’universo delle fragilità, dei primi sentimenti e dei pregiudizi culturali.
Tutto l’amore che resta, intervista esclusiva a Raoul Bova e Giulia Bevilacqua
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva i due protagonisti, Raoul Bova e Giulia Bevilacqua, per farci raccontare le sfide dei loro personaggi e le loro riflessioni sul mondo dell’istruzione. A guidare l’istituto c’è il dirigente scolastico Stefano Fogli, un ruolo a cui Raoul Bova ha dato un’impronta profonda: “Stefano è un preside che, insieme a Michela, condivideva in passato il sogno di una scuola aperta a tutti, battendosi per i diritti dei ragazzi. Il suo impegno nasce anche da una dolorosa vicenda personale: ha un figlio affetto da una grave patologia, il cui percorso di inserimento è stato molto complesso. Questa esperienza gli ha dato la forza di realizzare una struttura inclusiva, dove le persone con disabilità possano sentirsi accolte ed essere valorizzate, sia nel corpo docente sia tra i banchi”. A mettere a dura prova questo modello arriva Michela, interpretata da Giulia Bevilacqua, inviata dal Ministero dell’Istruzione per verificare il rispetto delle normative: “Michela è un’ispettrice ministeriale inviata per controllare che questo istituto così innovativo rispetti le regole. È ancora condizionata dal rancore legato alla passata relazione con Stefano, motivo per cui prova quasi soddisfazione nel far emergere ciò che non funziona. Inizialmente rappresenta l’ostacolo da superare, ma il contatto diretto con i ragazzi e il ritrovato confronto con gli ideali di Stefano la spingeranno progressivamente a rivedere le sue convinzioni”.
Interpellata sulle recenti polemiche e sulle posizioni espresse da Roberto Vannacci in merito all’opportunità di separare gli studenti con disabilità, Giulia Bevilacqua ha sottolineato il valore del messaggio trasmesso dalla serie: “Il modello scolastico che mostriamo nella fiction rappresenta l’esempio di scuola a cui tutti dovremmo aspirare. Un luogo in cui, anziché legittimare linguaggi d’odio, discriminazioni e barriere, si promuovano l’accoglienza, la pari dignità e la coesione. Pur non essendo tutti uguali, ognuno di noi, con le proprie specificità, ha il pieno diritto e il dovere di esistere”. Sulla stessa linea Raoul Bova, contrario a qualsiasi forma di ghettizzazione: “Condividiamo tutti la medesima società ed è sbagliato creare separazioni. Far convivere studenti con ed esigenze diverse è un’opportunità di crescita e un insegnamento reciproco. Diventa fondamentale imparare ad ascoltare, sviluppare empatia e guardare gli altri con spirito di solidarietà”.
Raccontando il proprio passato scolastico, Giulia Bevilacqua ha espresso un desiderio per la formazione di domani: “Ho vissuto il periodo scolastico in modo altalenante e mi dispiace non essermi appassionata davvero allo studio. Pur avendo frequentato il Liceo Classico, non sono stata guidata nell’acquisizione di un metodo efficace: faticavo a casa e compensavo cercando di stare attenta in classe e offrendomi volontaria per farmi vedere attiva. Di recente mi ha colpito una riflessione dello psicoanalista Massimo Recalcati, secondo cui la scuola ideale dovrebbe saper valorizzare le fragilità e le particolarità di ciascuno. Mi piacerebbe un sistema non focalizzato unicamente sui voti altisonanti, ma capace di mettere al centro l’unicità dello studente”.
Infine, Raoul Bova ha tracciato la sua visione di un’istruzione più completa: “Vorrei una scuola in cui la crescita emotiva e affettiva abbia lo stesso peso dell’apprendimento nozionistico. Gli anni scolastici sono decisivi per lo sviluppo del cervello e delle competenze relazionali; per questo la scuola deve intervenire e sostenere i ragazzi, specie laddove il contesto familiare è più fragile. È prioritario puntare sull’educazione ai sentimenti, al rispetto reciproco e allo sport. Un percorso di questo tipo aiuta a formare individui curiosi nei confronti della vita reale, sottraendoli ai condizionamenti e ai meccanismi preconfezionati del web”.









