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The Toxic Avenger, un remake tra fedeltà e innovazione – Recensione

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Winston Gooze si guadagna da vivere come addetto alle pulizie per la BORT Corporation, un colosso chimico e farmaceutico che domina la città facente capo allo spietato CEO Bob Garbinger. L’uomo si ritrova a dover crescere il figliastro adolescente dopo la scomparsa della donna che amava, madre del ragazzino. Un giorno scopre di essere affetto da un grave problema di salute e che gli restano pochi mesi di vita, al punto da decidere di chiedere aiuto proprio al leader della compagnia, ignaro delle conseguenze.

Quella stessa serata infatti resta vittima di un incidente in una fabbrica controllata dalla famiglia Garbinger e, investito di scorie tossiche, Winston non muore ma bensì muta in una creatura mostruosa dal colore verdastro. Ribattezzato dall’opinione pubblica come The Toxic Avenger, si trasforma in un giustiziere mascherato pronto a vendicarsi di quel mondo che l’ha abbandonato.

The Toxic Avenger: chi si rivede – Recensione

Chi ha visto l’originale del 1984 sa come questi fosse frutto di di un’estetica del rifiuto, di un budget inesistente, di una ferocia gratuita e di quel divertimento grottesco che non chiedeva scusa a nessuno. Tutto in perfetto stile Troma, la casa di produzione specializzata proprio in titoli di quel tipo, indirizzati a un pubblico altamente fidelizzato. Vi era perciò molta attesa e curiosità riguardo a quest’omonimo remake targato Legendary Pictures, rimasto nel limbo per ben due anni prima di trovare un’effettiva distribuzione worldwide.

Un film che aggiorna i termini economici alla base senza però tradirne lo spirito intrinseco, giacché il regista Macon Blair ha imbastito un’operazione che riesce a stare in equilibrio su un filo sottile: relativamente rispettosa delle origini da non tradire il pubblico storico dei fan di vecchia data e abbastanza fruibile anche da un pubblico più ampio. D’altronde lo spettatore medio moderno è abituato a dosi di violenza ben maggior rispetto a quelle del suo omologo anni Ottanta e lo splatter, soprattutto a indirizzo comico, è ormai ampiamente sdoganato tra il grande pubblico.

Sangue e risate

Tra litrate di sangue finto e arti mozzati a go-o, il film individua un bersaglio molto più concreto della semplice nostalgia per l’orrore anni Ottanta. Winston Gooze, il custode malato interpretato da un Peter Dinklage sempre gigantesco nonostante l’altezza minuta, diventa infatti un eroe radioattivo proprio mentre il sistema sanitario lo abbandona alla propria sorte. La mutazione diventa così metafora neppure troppo velata di un Paese come gli Stati Uniti in cui essere poveri e malati equivale già a una condanna a morte, e i villain interpretati da Kevin Bacon ed Elijah Wood offrono al film il bersaglio satirico ideale, con la caricatura che si trasforma in critica più o meno sottile.

La rappresentazione non rinuncia mai all’essenza che era già alla base dell’originale, con l’eccesso di granguignolesca violenta – sempre e comunque “smussata” dalla carica autoironica – che diventa via via marchio di fabbrica di un antieroe sui generis che cerca al contempo di restare fedele al prototipo promuovendosi a nuove orde di appassionati. Un tentativo riuscito soltanto a metà, in un film pur godibile se approcciato senza troppe pretese.

Conclusioni finali

Rifare, o meglio ancora aggiornare, il personaggio simbolo della Troma senza tradirlo è stata un’impresa che pareva quasi impossibile, e Macon Blair vi è riuscito soltanto parzialmente. Il nuovo The Toxic Avenger, che ha qui le fattezze “contenute” di Peter Dinklage – scelta comunque ideale – aumenta il budget e alleggerisce la verve più iconoclasta, pur mantenendo una sana dose di gradevole grottesco a tema.

Con Kevin Bacon ed Elijah Wood nei panni di due villain d’eccezione, i cento minuti di visione si muovono su un terreno scivoloso, giocando con lo splatter per provare a imbastire una critica più o meno incisiva della società americana contemporanea. Ne esce fuori un film buffo, imperfetto ma anche divertente, consapevole di quanto i fan dell’originale lo stessero aspettando al varco.

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