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Backrooms, un horror sulla paura dell’ignoto – Recensione

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La storia dietro alle cosiddette Backrooms è nata all’inizio di questo decennio, quando il fenomeno si è diffuso sulle infinite vie del web come ennesimo creepypasta, ovvero un contenuto horror spacciato per vero che diventa famoso su internet tramite la condivisione di appassionati. Una fotografia anonima apparsa su 4chan è bastata per dare il via a tutto, con il concetto degli spazi ridotti e questi luoghi di passaggio verso un qualcosa di sconosciuto che si è costruita un notevole numero di fan.

Kane Parsons ha caricato sul suo canale YouTube una serie di cortometraggi ivi ispirati, cortometraggi che hanno attirato l’attenzione di Hollywood e del regista James Wan, al punto che si è deciso di finanziare una pellicola vera e propria, affidata allo stesso autore. Il resto è storia, con gli incassi worldwide di Backrooms che hanno sfiorato i quattrocento milioni di dollari e il film che è diventato un vero e proprio caso mediatico su scala globale. Un successo meritato?

Backrooms: avanti e indietro – recensione

Un corridoio dopo l’altro, stanza dopo stanza, in cerca di qualcosa di inspiegabile, mossi da una curiosità irrefrenabile che si trasforma in una sorta di ossessione sempre più pericolosa. L’idea di partenza di Backrooms sarebbe anche interessante, ma la base narrativa e la costruzione dei personaggi non risultano altrettanto riuscite, finendo per indebolire proprio quegli spunti visivi e ambientali che rappresentano l’aspetto più convincente dell’operazione.

La trama ha inizio in California, nel 1990. Clark è un ex architetto reduce da una burrascosa separazione che si guadagna ora da vivere gestendo un enorme negozio di mobili a basso costo. Costretto a dormire nel negozio, una notte viene svegliato da un presunto guasto elettrico e scopre che uno dei muri del seminterrato funge da porta invisibile verso un gigantesco complesso di stanze e corridoi apparentemente senza fine. Incurante delle conseguenze, decide di esplorarli, scoprendo che nascondono inquietanti misteri e finendo, più o meno volontariamente, per mettere in pericolo anche altre persone.

Tra il dire e il fare

Un’operazione più interessante per ciò che vorrebbe essere e che solo a tratti riesce realmente a diventare. Backrooms nasce da uno dei concetti horror più semplici ma anche più carichi di potenzialità, ovvero la fascinazione per l’ignoto, per quello che ci attende affrontato l’ennesimo passaggio. Ma in tempi recenti un altro titolo, il giapponese Exit 8 (2025), lo ha fatto in maniera assai più convincente, trasformando le cicliche metropolitane di Tokyo in un suggestivo teatro di orrori ed enigmi, inserendo al contempo una trama dai risvolti esistenziali degna di nota.

Qui invece si dà per scontata una mitologia che non viene introdotta, pensando che il semplice girovagare e qualche ripresa in stile mockumentary bastino a suscitare una genuina paura. Purtroppo si ha la costante impressione che la vicenda sia connotata in un contesto più ampio, a cominciare da chi osserva dietro la tranquillità di un monitor il destino dei malcapitati. Non aiuta un cast che, complice la scarsa caratterizzazione dei personaggi, è sin troppo esasperato o spaesato per risultare credibile, con attori di talento come Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve sprecati malamente nei panni di due figure di fatto prive di sostanza e background.

Conclusioni finali

Da internet al grande schermo, uno dei più famosi creepypasta assume la forma di un lungometraggio più furbo che effettivamente riuscito, sì sottilmente inquietante nella sensazione di minaccia costante ma altrettanto inconsistente nell’effettiva gestione della storia e dei suoi protagonisti.

Backrooms sfrutta le riprese con la camera a mano e quel vedo non vedo, con le corse a perdifiato in queste strutture apparentemente infinite, per generare una facile tensione, dimenticandosi però di sviluppare un contesto narrativo che spinga davvero a temere per le sorti dei personaggi, sballottati più o meno forzatamente in questo labirinto degli orrori e degli errori.

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