The Mandalorian and Grogu, un’avventura rassicurante nella galassia lontana lontana – Recensione

The Mandalorian and Grogu

Nelle origini doveva essere il film che avrebbe ricompattato il cosiddetto Mandoverse e aperto nuovi orizzonti alle serie che ne fanno parte, ma poi è stato tramutato da logiche produttive discutibili in uno stand-alone pensato anche per un pubblico di neofiti. The Mandalorian and Grogu altro non è che la quarta stagione, scritta e pensata come tale, tramutata in corso d’opera in un lungometraggio di due ore e rotti che ci restituisce l’ormai iconica coppia dell’universo di Star Wars.

Non è quindi un caso che la struttura narrativa sembri per l’appunto un collage di episodi, scelta che se da un lato rende il tutto piacevolmente familiare per i fan e per l’appunto potenziale introduzione per chi vi si approccia la prima volta, dall’altro è fin troppo cauta e priva di spunti originali.

L’entrata in scena di alcuni personaggi inediti e il richiamo continuo all’azione per superare i momenti di stanca non bastano per nascondere i limiti di un film sì gradevole ma ben lontano dall’eccellenza, che non ha mai il coraggio di affrontare momenti effettivamente significativi.

The Mandalorian and Grogu: chi si rivede – recensione

Ma andiamo con ordine e scopriamo di più sulla trama. Con l’Impero Galattico ormai crollato, la neonata Nuova Repubblica si trova a fronteggiare ciò che è rimasto dei signori della guerra imperiali, ancora in grado di seminare caos e terrore in vari angoli della galassia. Per contrastarli, la Repubblica arruola il leggendario cacciatore di taglie mandaloriano Din Djarin, naturalmente in compagnia del giovane apprendista Grogu.

L’ultima missione, corpo centrale della pellicola, della quale vengono incaricati è quella di aiutare i gemelli Hutt a ritrovare il figlio di Jabba, impegnato come gladiatore su un lontano pianeta; in cambio i mandanti riveleranno, a incarico concluso, la posizione di un pericoloso ricercato. Ma il salvataggio si rivelerà più complicato del previsto e il mandaloriano e il suo piccolo amico dovranno sudare sette camicie per riuscire nell’impresa.

Quando si dice andare sul sicuro

Il ritorno di Star Wars sul grande schermo, a sette anni di distanza dal deludente L’ascesa di Skywalker (2019), non arriva quindi con una nuova trilogia o con la promessa di riscrivere la mitologia della saga, ma con una ricetta già ampiamente collaudata su quello che una volta era il piccolo schermo, ovvero nel mercato dello streaming.

I due personaggi più amati e rassicuranti nati dall’espansione televisiva del franchise vengono adoperati dallo specialista Jon Favreau, che gioca in casa in un film più furbo che riuscito, capace di stuzzicare le corde emotive con facilità sfruttando la “carineria” del personaggio di Grogu, sempre più tenero e a suo modo fotogenico.

Avventure su mondi lontani

The Mandalorian and Grogu si presenta esattamente per quello che promette di essere, ovvero un’avventura a bassa quota dalla verve familiare, pensata più per consolidare un affetto già ampiamente acquisito che per raccontare qualcosa di nuovo. La comparsa del personaggio del figlio di Jabba rischia di scadere nel cringe, mentre villain potenzialmente interessanti vengono tenuti in ballo per potenziali ritorni, in una narrazione che procede su step relativamente lineari di ricerca, pericoli e reciproci salvataggi.

Non basta nemmeno la presenza di Sigourney Weaver nelle vesti di indomita comandante e di Martin Scorsese quale doppiatore di lusso – almeno nella versione in lingua originale – a risollevare un cast di figure secondarie che vanno sul sicuro, senza eccessivi scossoni al futuro di un franchise che avrebbe meritato maggior coraggio.

Sul piano tecnico e spettacolare il film non delude di certo, con ottimi effetti speciali, esplosioni e sparatorie in serie, l’ormai orecchiabile motivetto accompagnato da una colonna sonora inedita di Ludwig Göransson e da un ritmo sostenuto soprattutto nella seconda metà.

Pedro Pascal compare in carne, volto e ossa distribuendosi il lavoro dietro la maschera con le controfigure, routine ormai assodata della serie, ma la scena gli viene inevitabilmente rubata da quella piccola creaturina verde dalle orecchie lunghe, capace di far colpo ancora una volta su grandi e piccini, anche al costo di trasformarsi in un’involontaria caricatura kawaii.

Conclusioni finali

Più che un vero e proprio lungometraggio, The Mandalorian and Grogu sembra una sorta di episodio di serie particolarmente lungo e ad alto budget: la trama avrebbe dovuto d’altronde rappresentare la quarta stagione, prima di mutare definitivamente in forma filmica.

Seppur le oltre due ore di visione non manchino di momenti di puro divertimento, coadiuvati da godibili effetti speciali, la sensazione che la coppia di protagonisti sia invincibile anche nei passaggi ipoteticamente più tesi finisce per svuotare di tensione emotiva il racconto.

Chi ha seguito con affetto le loro disavventure fino a oggi e apprezzato la chimica ormai collaudata tra Din Djarin e il suo piccolo apprendista potrà contare su un prodotto costruito sulla fiducia più che sulla sorpresa, mentre chi chiedeva maggiore coraggio o originalità rimarrà probabilmente deluso.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.