The Founder – Opinioni e recensione del film

The Founder - FILM

The Founder è un film del 2016 di genere Biografico/Drammatico, diretto da John Lee Hancock, con protagonisti Michael Keaton, Nick Offerman, John Carroll Lynch, Laura Dern, Linda Cardellini. Il film ha una durata di circa 115 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film

Nel 1954 il rappresentante Ray Kroc gira gli Stati Uniti cercando di vendere frullatori per una compagnia dell’Illinois, ma con scarso successo. L’uomo cova da sempre grandi ambizioni ma è ormai da anni che si trova a girare da un lato all’altro dell’America, con un salario minimo e il rapporto con la moglie Ethel in crisi per via delle sue lunghe assenze da casa.

Mentre si trova a contattare i vari ristoranti che incontra sulla sua strada, nella speranza di ottenere nuovi contratti per i prodotti che sponsorizza, Ray si imbatte in un ristorante di San Bernardino, in California, che ha la particolarità di servire immediatamente gli ordini ai propri clienti.

Incuriosito dal particolare sistema di vendita rapida il protagonista decide di conoscere i proprietari, i fratelli McDonald, i quali gli raccontano per filo e per segno la loro storia e l’idea dietro al peculiare tipo di servizio. Dopo qualche giorno Ray decide di contattare nuovamente i consanguinei per proporgli di creare un vero e proprio franchise che si diffonda nell’intero Paese.

La recensione del Film “The Founder”

Che piaccia o meno, nel mondo della ristorazione c’è stata un prima e un dopo McDonald’s: la diffusione nell’intero pianeta della popolare, amata e odiata, catena di fast-food è infatti un evento più unico che raro nel suddetto settore e un film come The Founder prova a raccontarci, senza giudizi morali di sorta, la storia dietro la nascita del brand diffuso ormai in ogni angolo del globo.

Sin dall’inizio, con il protagonista che fissa lo sguardo in camera rivolto verso il pubblico, snocciolando dati sulle leggi di mercato (in una sequenza che si ricollega direttamente all’epilogo), il regista John Lee Hancock, già autore di un altro ispirato bio-pic come Saving Mr. Banks (2013), vuole metterci a stretto contatto con lo scomodo personaggio di Kroc, figura ambigua e vero proprio squalo del sistema, magnificamente interpretato da un Michael Keaton in stato di grazia, incarnazione perfetta di una figura tanto comprensibile nella prima parte quanto odiosa nella piega che prenderanno poi gli eventi.

A cavallo di un paio di decenni, con le atmosfere alla Happy Days che lasciano il campo ad una società più cinica e meno spensierata, la sceneggiatura ci accompagna dietro la nascita di un brand svelando particolari inediti alla quasi totalità del pubblico, a cominciare proprio dal reale coinvolgimento dei fratelli McDonald nella creazione del marchio odierno: diventati anch’essi vittima della foga capitalista irrefrenabile del socio in affari, sono loro gli arieti morali di un racconto amaro e ricco di sfumature sulla realtà che domina le logiche di mercato, con i contanti che comprano tutto, dignità inclusa.

Dopo la prima ora più leggera, con l’accelerazione progressiva e sporadici flashback a ripercorrere con ironia l’apertura del primo fast-food a marchio McDonald’s, The Founder si incupisce non sono per ciò che concerne la vita privata di Kroc, con la relazione coniugale (la moglie ha il volto di Laura Dern) sempre più in crisi, ma anche nel cinismo dal quale questi si fa consumare in nome del dio denaro e che fa rivalutare il percorso ostinato ma condivisibile osservato in precedenza, concentrandosi più sulle evidenti ombre che sulle ormai spente luci.

Il ritmo scorrevole, l’ottimo cast di supporto (i fratelli McDonald sono perfettamente gestiti da due caratteristi di razza come Nick Offerman e John Carroll Lynch), una partitura sonora imbastita spesso su dissonanze, mostrano in pieno i pro e i contro di quel sogno americano tanto ambito dietro al quale si rischia di perdere l’anima pur di agguantare l’agognato successo, e le didascalie pre-credits che ci informano sul reale destino dei personaggi coinvolti rendono ulteriormente aspro questo percorso di ascesa-caduta-glorificazione dove la redenzione è assente ingiustificata.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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