Vicky è una bambina di otto anni che vive in un paesino di montagna, in possesso di un dono particolare: riesce a riconoscere, memorizzare e perfino ricreare ogni odore che incontra. Sua madre è Joanne, istruttrice di nuoto reduce da una tragedia nel suo passato, mentre il padre Jimmy, di origini senegalesi, serve come vigile del fuoco presso la caserma locale. L’equilibrio già fragile del nucleo familiare si incrina ulteriormente con il ritorno di Julia, sorella dell’uomo appena uscita di prigione dopo una lunga condanna, che ora chiede loro ospitalità.
In The Five Devils riaffiorano così tensioni sepolte e segreti di quanto avvenuto molti anni prima. E Vicky scopre che alcuni odori le permettono di viaggiare indietro nel tempo. La piccola protagonista inizia così a ricostruire la storia nascosta dei genitori e di quella zia fino ad allora mai conosciuta, svelando un legame inatteso tra le due donne e quell’evento che ha cambiato per sempre la quiete dell’intera comunità.
The Five Devils: il diavolo, probabilmente – recensione
Con The Five Devils – disponibile su MUBI e relativo canale Prime Video – la regista francese Léa Mysius bissa quanto di buono già mostrato con il suo film d’esordio, l’atipico coming-of-age Ava (2017), mettendo nuovamente al centro del racconto un personaggio in piena crescita: là era una tredicenne, qui addirittura un bambina alle prese con una situazione al di fuori di ogni logica. Il realismo magico si adatta così ad una storia di sentimenti inespressi, di ferite da guarire e di nuove opportunità, in un film affascinante e conturbante che vive sul contrasto tra un presente inquieto e un passato fagocitante, che si mostra progressivamente in tutta la propria ineluttabilità.
Una sceneggiatura nata da un’idea apparentemente semplice, ovvero una bambina ossessionata dai profumi, che si trasforma in una narrazione sfaccettata e complessa, ad alta tensione sia sessuale che di genere, con quel palcoscenico remoto nel cuore delle Alpi a immergere ulteriormente in questa storia torbida e a suo modo catartica.
I volti del tempo
Il cuore emotivo del film resta ovviamente il legame, in un divenire che è in realtà un viaggio a ritroso nell’adolescenza condivisa, tra Joanne e Julia. A dargli forza è soprattutto una magnifica Adèle Exarchopoulos, che a quasi dieci anni di distanza dalla Palma d’Oro per La vita di Adele (2013) si dimostra ormai attrice pienamente matura, tra le migliori interpreti del cinema francese contemporaneo.
Qui veste i panni di una figura che comunica più con gli sguardi che con le parole, esprimendo desiderio, rimpianto e paura nei silenzi e e in quei mezzi sorrisi, dando all’intero insieme un tono malinconico e struggente, fino a quell’annunciato colpo di scena dove si darà fuoco alle polveri, metaforicamente e non. Accanto a lei sorprende la giovanissima Sally Dramé, esordiente assoluta, capace di rendere Vicky un personaggio diviso tra l’innocenza infantile e una curiosità quasi inquieta e stregonesca, con tanto di sconfinate nell’horror psicologico che inquietano non poco nei vari sbalzi tra le epoche.
In una narrazione che tra flashback, ellissi e salti temporali compone un puzzle torbido e ambiguo al punto giusto, con diversi registi a intrecciarsi in novanta minuti di visione forse parzialmente intuibili ma innegabilmente accattivanti.
Conclusioni finali
Un film che pur nelle sue esibite sbavature, più volute che casuali, mantiene un forte potere evocativo, tra realismo magico e amori queer che si intrecciano in una storia dipanantesi nel tempo, in un prima e in un dopo che tornano a collimare grazie al cuore curioso di una bambina dai poteri straordinari.
The Five Devils vive proprio sull’intensa performance della sua piccola protagonista e su quella di una Adèle Exarchopoulos sempre più bella e brava, in un racconto dove memoria e identità si intrecciano continuamente. Per un film sui rimpianti e sulle seconde opportunità, dove guardare avanti vuol dire fare soprattutto i conti con quanto si è lasciato indietro.









