La giovane Kyle, studentessa di biologia, ha da poco perso il fratello in circostanze drammatiche. Per elaborare insieme il lutto decide di partire insieme ai suoi migliori amici per un viaggio in Louisiana, che si compierà a bordo di un piccolo aereo bimotore.
La protagonista di The Bayou e i suoi compagni di viaggio si ritroveranno alle prese con una situazione imprevista e assai pericolosa quando il velivolo ha un guasto e si schianta nel cuore della palude. I sopravvissuti si trovano ora allo sbando in un ecosistema ostile dove non devono vedersela soltanto con le asperità della natura e la mancanza di soccorsi – il volo non era registrato ufficialmente e i telefoni non hanno campo lì nel bel mezzo del nulla – ma anche con un branco di coccodrilli fuori controllo. Gli animali sono infatti più aggressivi che mai dove aver ingerito della metanfetamina, andata dispersa nel fiume in seguito a un’operazione antidroga.
The Bayou: senza paura del ridicolo – recensione
Chi si appresta alla visione di un film come The Bayou sa già cosa aspettarsi: facile tensione, sangue a go-go, budella squartate e così via, all’insegna di un divertimento splatter figlio dei b-movie a tema. Gli alligatori compaiono precisamente quando la sceneggiatura lo richiede e svaniscono quando è necessario far parlare i personaggi, con le relative regole comportamentali che si adattano, senza far caso alla verosimiglianza, alle necessità narrative del momento.
Certo anche nel sottobosco dei creature-movie si può fare molto di meglio e dopo un inizio potenzialmente carico di spunti il racconto si perde via via, tra personaggi mal caratterizzati e una certa schematicità negli eventi a venire, tra gesta di sacrificio, drammatiche perdite, improvvisi voltafaccia e quella resa dei conti finale che può terminare nel solo modo possibile.
Trucchi e falsi luoghi
Il contesto paesaggistico è in realtà quello delle Filippine, spacciato falsamente come le paludi della Lousiana, ma viene in ogni caso sfruttato con parsimonia, tra zattere dell’ultimo minuto che galleggiano in quelle acque più placide del previsto e fughe a rotta di collo in una giungla che non riesce mai a trasmettere il giusto senso di timore. L’impressione che il pericolo possa celarsi dietro ogni anfratto viene meno e gli alligatori, con l’aiuto del digitale, fanno la loro comparsa in campo aperto in scene che rischiano di scadere nel ridicolo involontario.
Il cast cerca di essere il più eterogeneo possibile, ma la sceneggiatura si dimentica di costruire legami credibili e le psicologie sono appena accennate, al punto che lo spettatore non arriva mai ad affezionarsi realmente a delle figure caricaturali che sono state pensate quasi unicamente come carne da macello per la progressiva mattanza da parte dei coccodrilli. Coccodrilli che non appaiono mai realmente minacciosi, nemesi a quattro zampe che, droga a parte – sfruttando la premessa che già aveva dato vita al delirante Cocainorso (2023) – non hanno nessuna distintiva peculiarità.
Conclusioni finali
Un b-movie che non trova la giusta chiave di lettura. The Bayou non funziona né come intrattenimento consapevolmente trash – privo com’è di autoironia e di quella dose di sana follia che pur la paradossale premessa garantiva a palate – né come eco-horror a tema, giacché gli effetti speciali e la tensione sono ai minimi storici o poco ci manca.
Il classico titolo che scade nel ridicolo involontario non per scelta consapevole ma per demerito, con un cast semplicemente a uso alimentare dei famelici alligatori e una sceneggiatura che va da un punto A a un punto B senza scossoni di sorta. E l’anima splatter, che a tratti prova a graffiare con qualche sussulto, è troppo timida per risultare anche divertente.