Slingshot: un thriller fantascientifico ricco di incognite – Recensione

Slingshot

L’astronave Odyssey 1 viaggia da mesi nel vuoto cosmico con a bordo tre membri dell’equipaggio: John, ingegnere alle prese con dubbi sempre più insinuanti sulla propria sanità mentale; il capitano Franks, figura autoritaria dalle intenzioni via via più ambigue; e Nash, copilota che per primo mostra i segni di una crisi psicologica profonda. La missione prevede una manovra estremamente rischiosa, il cosiddetto Slingshot da cui il film prende il titolo: sfruttare la gravità di Giove per proiettarsi verso Saturno, risparmiando carburante ma correndo il rischio di essere deviati per sempre nello spazio profondo qualora qualcosa andasse storto.

Per conservare risorse durante il lungo viaggio, l’equipaggio si sottopone a cicli di ibernazione chimica della durata di tre mesi, durante i quali un potente cocktail farmaceutico li mantiene in uno stato di stasi controllata. Il problema è che questi farmaci presentano effetti collaterali devastanti: confusione, nausea, vertigini, l’incapacità di distinguere i ricordi dalle allucinazioni. Quando John comincia a sentire la mancanza della Terra e dell’amata Zoe, la situazione imbocca una traiettoria imprevista.

Slingshot: una verità da svelare – recensione

Nell’ultimo lavoro del regista svedese Mikael Håfström, separare ciò che è reale da ciò che non lo è diventa un problema non solo per il tormentato protagonista interpretato da Casey Affleck, ma anche per lo spettatore, trascinato in una catena di eventi che rendono sempre più difficile capire di chi o di cosa fidarsi. La missione spaziale, concepita come possibile soluzione alla crisi energetica terrestre attraverso l’estrazione di metano nel profondo del cosmo, si trasforma progressivamente in un’odissea privata, incerta e drammatica.

È inevitabile cogliere le reminiscenze di un cult come Moon (2009), con cui il film condivide anche lo sceneggiatore; suggestioni che però finiscono per disperdersi in sviluppi assurdi e banali, fino a un doppio epilogo che tenta di offrire una duplice versione degli eventi, lasciando allo spettatore la libertà di scegliere quella che più lo aggrada.

Disponibile da pochi giorni nel catalogo di Amazon Prime Video, Slingshot si inserisce nel filone della fantascienza umanista che negli ultimi decenni ha saputo regalare piccoli gioielli introspettivi, capaci di coniugare il fascino dell’ignoto con storie profondamente personali. Peccato che qui non tutto funzioni come dovrebbe.

Tra cielo e Terra non tutto funziona

Lo stile di Håfström, onesto artigiano di genere, fatica ad aderire ai toni più solenni e gravosi di una sceneggiatura schizofrenica, pronta a lanciare ami carichi di spunti interessanti senza poi ripagare davvero le aspettative. Il cliffhanger dell’ultima parte è tanto scioccante quanto inverosimile, finendo per sottrarre fascino a una storia che si trascina stancamente verso quel finale già annunciato e inevitabilmente controverso.

La struttura del film alterna costantemente due piani temporali: da un lato il presente claustrofobico a bordo dell’Odyssey 1, un’ambientazione talmente ridotta da mettere a dura prova la sanità mentale di chiunque; dall’altro i frequenti flashback che ricostruiscono il passato e la love-story di John, pronto a sacrificare l’amore della sua vita pur di inseguire il sogno di volare tra le stelle. Un sogno destinato a mutare in incubo, con il pubblico che intuisce ben prima del protagonista come la presenza minacciosa del capitano interpretato da Laurence Fishburne nasconda una verità inquietante.

Le tensioni tra i tre astronauti esplodono dopo che un pannello della navicella si stacca misteriosamente, danneggiando lo scafo e segnando, di fatto, l’inizio della fine. Il gioco di specchi e di finzioni si frantuma, restituendo il ritratto di una psiche spezzata, incapace ormai di comprendere ciò che è reale e ciò che non lo è, né di fidarsi dei propri sensi.

Conclusioni finali

Dove trovare la forza per andare avanti quando, sperduti nello spazio più remoto, tutte le certezze si sgretolano una dopo l’altra? La missione nell’infinito diventa così per il protagonista una ricerca interiore, un viaggio dentro se stesso prima ancora che tra le stelle, perso nel buco nero della propria psiche, sospesa tra memorie passate e un presente che potrebbe non essere ciò che sembra.

Spunti affascinanti amalgamati in modo disordinato in Slingshot, dove un Casey Affleck in estrema sottrazione interpreta un astronauta incapace di distinguere tra realtà e immaginazione, con un equipaggio ridotto e un’astronave altrettanto minuta pronti a complicargli ulteriormente l’esistenza. Una sceneggiatura che deraglia in risvolti inverosimili e una regia incapace di restituire autentici sbalzi emotivi finiscono per penalizzare una storia che avrebbe richiesto maggiore equilibrio e, soprattutto, un finale meno furbo e gratuito.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here