Serena Brancale si racconta: “Sul palco ho trasformato il dolore in musica” – Intervista

Serena Brancale
Serena Brancale ph Thom Réver

Serena Brancale si racconta ai nostri microfoni con sincerità dopo l’emozione vissuta sul palco dell’Ariston, dove ha portato un brano profondamente personale dedicato alla madre. Dalla musica vissuta come terapia al legame speciale con la sorella Nicole, fino alla maturità artistica raggiunta e alla pressione di arrivare a Sanremo da favorita, l’artista si apre in un’intervista intensa tra dolore, consapevolezza e voglia di lasciarsi guidare solo dall’arte.

Intervista a Serena Brancale, protagonista di Sanremo 2026

Siamo con Serena Brancale. Serena, ti abbiamo vista in lacrime ieri sul palco dell’Ariston con la canzone dedicata a tua madre. Com’è stato per te raccontare questo dolore e soprattutto come si affronta qualcosa del genere?

Nel mio caso la musica è stata la terapia migliore e spero che ieri sia stata un aiuto, un abbraccio per tutte le persone che hanno vissuto, come me, questa perdita. Mi sono emozionata tantissimo, è vero, però ne vado fiera, perché avevo paura che l’emozione potesse essere un problema nella performance. Invece sono riuscita a lasciarmi andare solo alla fine: sono rimasta concentrata per tutta la canzone e poi, verso il finale, mi sono lasciata andare.

Si dice che sul palco spesso accadano magie. Tu lo hai condiviso con tua sorella Nicole. È stata un’emozione speciale?

Sì, perché Nicole c’è stata anche l’anno scorso con Anema e core, ma quest’anno ha un significato diverso: è proprio il mio portafortuna e doveva esserci lei alla direzione d’orchestra, per forza.

Quest’anno ti sentiamo diversa: non hai portato un tormentone, ma una canzone in cui hai messo molta anima e molta voce. Come mai proprio ora questo tipo di brano? È forse la fase più matura della tua carriera?

È come se avessi trovato il coraggio di parlare di qualcosa che mi faceva male. Però sono diventata grande ed è arrivato il momento giusto per affrontare e curare questa ferita.

Sei una delle voci più belle e forse anche più poliedriche che abbiamo. Nella serata delle cover duetterai con Gregory Porter e con la tua anima jazz. Questo è un po’ l’emblema della tua poliedricità.

Sì, grazie. E anche con Godelia. È come se avessi accanto a me davvero due lati che mi appartengono: il jazz e il gospel di Gregory Porter e, dall’altra parte, Godelia, che è una musicista classica ma mi ricorda mia sorella pianista. Però lei è folk e canta in dialetto, quindi sarà davvero una serata magica.

Sei arrivata qui da favorita per i bookmaker. Noi ti abbiamo ascoltata a Roma e ci avevi convinto tutti, e le quote ti danno davanti a tutti i tuoi colleghi. È bello, ma è anche una pressione alta, con aspettative altissime. Come si regge il peso di essere quella da battere?

Non ci penso, perché mi dispiacerebbe se qualche cantante di quest’anno pensasse “la devo battere”. A parte che la competizione fa parte di me, ed è anche il motivo per cui mi lascio andare con l’emozione, però non ho pensieri strategici: queste cose ti allontanano dall’arte.

In un’edizione con poche donne in gara, ieri siete arrivate in tre nella Top 5. Pensi che sia un segnale forte?

È un segnale bellissimo. Sono felicissima per le ragazze, per Margherita, per Arisa, e penso sia un dato molto interessante. A parte che io adoro tutte le donne di questo Festival: da Patty Pravo a Mara Sattei, che ha un bellissimo brano, a Malika Ayane, fino a Levante, nella sua eleganza da madre.

Si parla già di una possibile direttrice artistica donna: non c’è mai stata. Alcune tue colleghe in questi giorni hanno addirittura fatto un nome, quello di Elisa. Ti piacerebbe vedere una donna alla guida di Sanremo? E quale sarebbe, secondo te, la direttrice artistica ideale?

Beh, Elisa sarebbe una bravissima direttrice artistica. Sì, sarebbe una bellissima idea.

Ti aspetta anche un tour importante. Ti chiedo se vuoi parlarcene e se ci sarebbe spazio, tra una data e l’altra, anche per preparare l’Eurovision. Sappiamo che la Rai vi ha chiesto subito di dire se ci sareste o meno e tu sei tra le favorite.

Sì, penso che questo tour sarà molto impegnativo ma anche molto soddisfacente, perché ancora una volta canterò in italiano e in dialetto all’estero: da Parigi a Madrid, passando per Barcellona. Sarà davvero bello. E poi è anche un modo per chiudere un cerchio, perché Anema e core è qui con me, con tutte le parti dei generi musicali che mi piacciono. Poi si vedrà: non penso all’Eurovision, ora mi concentro per dare il meglio questa settimana.

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