Il Giappone di Rooster Fighter è un Paese perennemente sull’orlo di una collettiva crisi di nervi, specchio di una realtà nella quale la società nipponica spinge spesso all’estremo i propri abitanti. Fino a quel punto di rottura che porta le emozioni negative – dalla disperazione personale allo stress lavorativo al lutto non elaborato e così via – a trasformare gli esseri umani in enormi creature demoniache.
A fronteggiare questa minaccia nei confronti dell’umanità, con l’indole eroica di un guerriero che ha affrontato mille battaglie e già perso tutto quello che aveva, c’è Keiji, un gallo vagabondo e dal carattere scostante, in cerca del demone che gli ha portato via l’amata sorella. Alla peculiare missione del protagonista si unirà Elizabeth, una gallina con cui ha avuto un “trascorso sentimentale” in passato, e la pulcina Piyoko, che ha visto il suo padrone trasformarsi in un mostro e da allora ha scelto di proteggere i più deboli.
Perché guardare Rooster Fighter
Rooster Fighter, manga di Shū Sakuratani serializzato dal dicembre 2020 su Comiplex è stato adattato in una serie anime di dodici episodi e reso disponibile in streaming su Disney+, offrendo un capovolgimento dei topoi del genere, tra parodia e paradossale serietà. La saga di Ken il guerriero è tra le principali fonti di ispirazione, soltanto che nel ruolo principale vi è appunto un…pollo! Keiji non è un guerriero umano dotato di poteri sovrannaturali, ma un gallo che combatte demoni doppiato da una voce serissima e dal tono perentorio.
Il tutto mantenendosi sempre sul filo del ridicolo ma con il coraggio di mantenere la barra di dritta e di insistere totalmente sulla sua folle premessa, dando vita a spettacolari combattimenti sempre più esagerati che non risparmiano la violenza – la serie non è indicata per i più piccoli – e che si affidano a mosse speciali progressivamente più potenti ed esagerate.
Il fatto che il protagonista abbia una cresta viene gestita senza la minima concessione all’autoironia: Keiji grugna come Kenshiro, possiede un attacco speciale che chiunque abbia visto Dragon Ball collegherà immediatamente al Kamehameha e conduce una vita errabonda, con un tragico dramma alle spalle.
Ogni demone e avversario finisce per affrontare Keiji come la minaccia più pericolosa che abbiano mai incontrato, e nel finale di stagione la situazione si complica ulteriormente non soltanto con l’entrata in scena di nuovi, spietatissimi, villain ma anche di alleati del tutto inaspettati, che hanno ben più di qualcosa in comune con lui.
Perché non guardare Rooster Fighter
Ovviamente non tutti gli spettatori accetteranno di stare al gioco e chi richiede trame verosimili rischia quanto meno di trovarsi spiazzato da questo mondo sui generis, dove gli esseri umani sono mere figure di supporto e tutta l’attenzione è concentrata proprio su galli e galline, eroi improvvisati che si rivelano essere l’ultima speranza per l’intero Giappone. Al contempo l’animazione, per quanto a tratti piacevolmente esagerata, paga alcuni limiti in fase di realizzazione, con modelli 3D che spesso tolgono fluidità all’impatto visivo. Limiti di poco conto per chi scrive, giacché l’anima camp riesce a colmare, almeno dal punto di vista estetico, diverse lacune, per un’operazione che va prima accettata per essere poi apprezzata.
Conclusioni finali
Il manga di di Shū Sakuratani, adattato in una prima stagione anime di dodici episodi, funziona perché non ha paura di scioccare lo spettatore con la sua assurdità di fondo, dandola per scontata e costruendo su di essa un asse narrativo imprevedibilmente compiuto. Omaggio e parodia in un qualcosa che si prende tremendamente sul serio, con molti pro e pochi contro almeno dal punto di vista narrativo.
Un gallo che spara sentenze come Kenshiro, urla mosse esagerate alla Dragonball e via dicendo, accompagnato da altri improbabili pennuti in una lotta senza sosta contro i crudeli demoni che hanno invaso il Giappone. Follia ed epica, sangue e piume in un mix iperbolico, esteticamente non sempre impeccabile ma carico di personalità da vendere: Rooster Fighter è arrivato per restare e l’epilogo aperto non può che farci attendere con curiosità il prosieguo delle avventure di Keiji & Co.