Riddick – Opinioni e recensione del film

Riddick film

Riddick è un film del 2013 genere Azione/Fantascienza diretto da David Twohy, con protagonisti Karl Urban, Vin Diesel, Katee Sackhoff, Matthew Nable, Dave Bautista, Jordi Mollà. La pellicola ha una durata di circa 126 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film Riddick

Riddick ha acquisito sempre più potere nel ruolo di Lord Marshal della flotta spaziale Necromonger. Il suo rifiuto di diventare un adepto del relativo credo gli ha attirato però non poche antipatie tra i suoi sottoposti, con diversi tentativi di omicidio ai suoi danni andati sempre e comunque nel vuoto.

Il furiano, stanco di guardarsi le spalle, propone allora un patto al Comandante Vaako: se questi gli rivelerà le coordinate per giungere su Furia, il suo mondo natale, egli cederà a lui il titolo. Il soldato accetta e ordina a Krone, suo sottoposto, di condurlo sul luogo. Ordine non rispettato dal vice, che tradisce Riddick abbandonandolo in un pianeta inospitale popolato da pericolose creature.

Gravemente ferito, ma riuscito a sopravvivere, Riddick trascorre diverse settimane nella sua nuova “casa”, finendo per addomesticare anche un cucciolo di animale, simile allo sciacallo ma assai più temibile, che diventa il suo unico compagno in quelle terre brulle e desolate.

Il furiano attende che qualche nave atterri sul posto per poter reclamare la sua vendetta e un giorno giungono ben due distinti equipaggi di mercenari. Il primo è capitanato dal crudele Santana mentre il secondo è sotto la guida dell’esperto Johns, il quale sembra nascondere motivazioni personali dietro alla sua missione.

Riddick, che ormai conosce le dinamiche ambientali del pianeta, si prepara così ad una lotta apparentemente impari contro un numero di avversari di gran lunga superiore, ma questi ignorano che la presunta preda sia pronta a trasformarsi, grazie alle sue incredibili capacità fisiche e mentali, nel più feroce dei predatori.

La recensione del Film

A nove anni da The Chronicles of Riddick (2004) e oltre un decennio dal primo, leggendario, Pitch Black (2000), Vin Diesel torna nei panni del furiano in un’operazione dal sapore nostalgico. Vengono infatti lasciate da parte le influenze epiche e solenni del secondo episodio della saga e si torna ad un’impronta stilistica e narrativa più simile al capostipite, con il protagonista costretto a lottare per sopravvivere su un mondo brullo e deserto.

L’inizio ci trasporta sin da subito, complice il voice-over di Riddick, su questo pianeta ostile, con creature mostruose (realizzate con ottimi effetti speciali) che danno la caccia all’iconico anti-eroe, il quale ripercorre egli stesso i motivi che lo hanno condotto in quella situazione. Un’introduzione rapida che trascina nel bel mezzo dell’azione senza troppi convenevoli e che sfrutta le suggestive ambientazioni ricreate in digitale.

Il regista David Twohy, che ha diretto tutti i precedenti capitoli, punta ad una messa in scena secca ed elementare che guarda ad un puro spirito da b-movie di fantascienza e, nel corso delle due ore di visione, non mancano citazioni più o meno evidenti a classici del filone come Aliens – Scontro finale (1986) e La Cosa (1982).

Quando la caccia è ufficialmente aperta è il sano divertimento di genere a farla da padrona, con scontri brutali tra i personaggi umani e le fiere della fauna locale, con un finale in cui queste compaiono in massa mentre le condizioni climatiche diventano sempre più estreme.

Diesel ci mette il suo solito carisma in un cast popolato di facce giuste al posto giusto, dalla tosta Katee Sackhoff nei panni di una sexy-mercenaria a Jordi Mollà in quelli del crudele Santana, fino all’erculeo Dave Bautista nel ruolo di un altro avventuriero.

E con Karl Urban come guest-star che appare per pochi minuti ma la cui figura si potrebbe rivelare fondamentale in un quarto tassello del franchise, ampiamente suggerito dall’epilogo più che aperto.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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