Rory Richards è una giovane addetta PR junior oberata di lavoro presso la Extend Publicity, a un passo da una promozione che potrebbe finalmente dare una svolta alla sua carriera. La vita sentimentale, però, è un disastro: il fidanzato di lunga data Jason l’ha appena lasciata. Come se non bastasse, la protagonista di Quando l’amore sboccia si ritrova a dover organizzare il secondo matrimonio dei genitori proprio nel periodo più frenetico dell’anno per l’agenzia.
Rory parte così per il pittoresco bed & breakfast di Lily Lake – il luogo dove mamma e papà si erano conosciuti – accompagnata dalla sorella Cleo, convinta di affrontare un soggiorno scandito da impegni lavorativi. L’arrivo al B&B, però, riserva una spiacevole sorpresa: anche Jason alloggerà lì, insieme alla sua nuova fidanzata. Colta dal panico, Rory finge che Noah, il proprietario della struttura, sia il suo nuovo compagno, dando il via a un inevitabile gioco di equivoci e incomprensioni in cui l’amore finirà, prevedibilmente, per fare davvero capolino.
Quando l’amore sboccia come previsto – recensione
Ci troviamo di fronte a una produzione interamente australiana realizzata per conto di Hallmark, rete televisiva statunitense specializzata in commedie romantiche concepite e confezionate per il piccolo schermo. La ricetta, localizzazione a parte, non cambia di una virgola: Quando l’amore sboccia soffre infatti di tutte le lacune narrative tipiche, a partire da personaggi bidimensionali inseriti in una trama trita e ritrita di tira e molla affettivi.
La chimica tra i due protagonisti, interpretati da Rhiannon Fish e James O’Halloran – volti poco noti al grande pubblico – è pressoché inesistente nel primo atto, dove i due sembrano recitare in film diversi, salvo recuperare parzialmente terreno nella parte centrale, quando il nascente legame viene incrinato dal ritorno del classico “terzo incomodo”.
Uno degli aspetti più riusciti resta quello delle location: il bed & breakfast e i dintorni di Lily Lake sono genuinamente pittoreschi, con una fotografia che valorizza la bellezza naturale del paesaggio. Se la storia latita, almeno il contorno è gradevole.
Fino al lieto fine
L’archetipo del finto fidanzamento, utilizzato da Rory per ingannare familiari e soprattutto quell’ex tornato improvvisamente – e in modo piuttosto forzato – a scombinarle i pensieri, è uno dei pilastri del genere rom-com. Quando l’amore sboccia lo mette in scena però senza alcuna variazione significativa, limitandosi a ripercorrere una formula ampiamente abusata.
Rory e Noah fingono di essere una coppia per ragioni inizialmente vantaggiose per entrambi, salvo scoprire gradualmente di piacersi davvero, prima che qualche ostacolo di routine introduca una tensione minima verso l’inevitabile lieto fine. Un epilogo che il target di riferimento chiede come il pane e che una produzione Hallmark è tenuta a garantire per non tradire le aspettative di un pubblico ormai fidelizzato.
Conclusioni finali
Un titolo che parla dichiaratamente a chi divora le produzioni Hallmark, fondate su un romanticismo classico e indolore, dove il destino dei personaggi viene sempre indirizzato nella direzione più rassicurante possibile. Un comfort food cinematografico dalla qualità discutibile, ma con la sua clientela affezionata: storie prevedibili ma consolatorie, protagonisti avvenenti, ostacoli minimi e la garanzia del “vissero per sempre felici e contenti”.
Ottanta e rotti minuti di visione in cui non si esce mai dal seminato, con la dinamica del finto fidanzato che segue pedissequamente tutti gli step canonici: un sentimento nato per artificio e opportunità diventa reale e totalizzante, trascinando i protagonisti in una love story inaspettata soltanto per loro, ma ovviamente attesa da chi guarda.









