Point Break – Opinioni e recensione del film

Point Break 2015

Point Break è un film del 2015 di genere Azione/Avventura, diretto da Ericson Core, con protagonisti Édgar Ramírez, Luke Bracey, Teresa Palmer, Delroy Lindo, Ray Winstone. Il film ha una durata di circa 114 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film

Johnny Utah e il collega Jeff, celebrità dello sport estremo famosi per i loro video da visualizzazioni record su YouTube, stanno filmando delle nuove evoluzioni su due ruote nelle quali devono attraversare uno strapiombo tra due montagne. Il secondo dei due muore però tragicamente cadendo nel precipizio con la sua moto, e Utah decide di abbandonare la sua fonte di guadagno per iscriversi all’FBI.

Sette anni più tardi il ragazzo è ancora in prova presso il corpo federale quando decide di indagare in proprio su un gruppo di criminali che compie clamorosi furti in modalità sempre più pericolose: secondo il cadetto i rapinatori starebbero tentando di compiere le otto prove di Ozaki, un percorso verso l’illuminazione spirituale che condurrebbe al Nirvana.

Nonostante le reticenze del quartier generale, il suo istruttore Hall opta per inviarlo in gran segreto come agente sotto copertura. L’obiettivo è quello di infiltrarsi nella banda del carismatico Bodhi, il principale sospettato, ed entrare in possesso delle prove necessarie all’incriminazione. Ma giorno dopo giorno Johnny viene sempre più conquistato dal carisma del leader e dalle attenzioni di una ragazza di quella cerchia, la bella Samsara, trovandosi costretto a decidere da che parte stare.

La recensione del Film

Nel 1991 Kathryn Bigelow diede alla luce uno degli action/thriller più efficaci e coinvolgenti di quel decennio, con l’iconico rapporto tra i personaggi di Keanu Reeves e del compianto Patrick Swayze a caratterizzare le adrenaliniche atmosfere di Point Break – Punto di rottura. A distanza di ventiquattro anni una Hollywood sempre più a corto di idee realizza un remake che è solo una pallidissima copia dell’originale, un aggiornamento non richiesto che guarda al gratuitismo tipico non solo di certi blockbuster contemporanei ma anche alla scarsa accortezza di buona parte del relativo pubblico di riferimento.

Non è un caso che il Johnny Utah versione 2015 sia una celebrità di YouTube, come introdotto dal prologo, per via delle incredibili performance estreme trasmesse sulla rete. Se la successiva messa in scena avesse mantenuto un adeguato costrutto filmico sarebbe stato un difetto di poco conto, ma lo spunto dell’incipit si riversa poi nell’intera essenza dell’operazione: i cento minuti del nuovo Point Break infatti non sono altro che un susseguirsi di spettacolari evoluzioni in aria, terra e acqua (girate da stuntman o professionisti dei relativi sport) che fanno da collage ad una trama inesistente.

La complessità delle figure al centro della vicenda viene così totalmente sminuita e la nascita dei rapporti interpersonali avviene con una rapidità esasperata che impedisce qualsiasi coinvolgimento emotivo sulle sorti a cui questi andranno incontro col procedere dei sempre più tumultuosi ed improbabili eventi, con la tematica dell’illuminazione spirituale (sulla carta potenzialmente ricca di sfumature) utilizzata come banale veicolo per giustificarli.

Le pur suggestive ambientazioni, con cambi di location che spaziano in diversi angoli del globo (dalla Svizzera alla Francia, dal Messico alla Polinesia Francese, dall’India agli Stati Uniti fino al nostro Paese) per dar vita a spericolate acrobazie su paracaduti, snowboard, surf e quant’altro, sono solo il contorno visivo del nulla narrativo e l’anonimo cast, che vede nei ruoli principali Édgar Ramírez e Luke Bracey, non regge assolutamente il confronto con quello ben più carismatico e centrato del cult quasi trentenne.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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