Parigi a tutti i costi – Opinioni, analisi e recensione del film

film Parigi a tutti i costi

Parigi a tutti i costi è un film del 2013 di genere Commedia, diretto da Reem Kherici, con Reem Kherici, Tarek Boudali, Cécile Cassel, Philippe Lacheau, Shirley Bousquet, Salim Kechiouche. Il film ha una durata 95 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione.

La Trama del film Parigi a tutti i costi

Originaria del Marocco, Maya, è una bella e giovane stilista di un’importante maison d’alta moda francese. La donna bive a Parigi da più di vent’anni e si è perfettamente integrata nel Paese d’adozione.

Dopo una serata fashion trascorsa in discoteca con le amiche, Maya viene fermata per un normale controllo dalla polizia. Il permesso di soggiorno della ragazza risulterà essere scaduto e verrà quindi automaticamente espulsa il giorno dopo dalla Francia.

In meno di ventiquattr’ore Maya si ritroverà catapultata nel bel mezzo del deserto del suo Paese d’origine a Marrackech. In Marocco, Maya, si scontrerà con le tradizioni e la cultura del posto che avrebbe voluto lasciarsi alle spalle.

Abituata alla società occidentale della capitale francese, l’incontro/scontro con le tradizioni locali la metterà al centro di situazioni paradossali e comiche, ma allo stesso tempo le riserveranno delle sorprese del tutto inaspettate, dandole anche l’occasione di sistemare legami andati incrinati, a causa delle sue scelte, con alcuni membri della famiglia.

La recensione ed analisi del film Parigi a tutti i costi

La tematica dell’immigrazione (e relativa integrazione) è sempre all’ordine del giorno, per i motivi più diversi. Oltre alle varie strumentalizzazioni di sorta dei diversi schieramenti politici e giornalistici, vi è anche chi prova a parlare dell’argomento con leggerezza sul grande schermo. È il caso di Reem Kharici, bella attrice di origini italo-tunisine da anni una vera e propria celebrità in Francia.

La Nostra nel 2013 decide di esordire dietro la macchina da presa con Parigi a tutti i costi, commedia che vede per l’appunto la stessa Kharici interpretare una donna araba costretta al rimpatrio forzato per la scadenza dei suoi documenti, con le possibilità di tornare in Europa che si riducono giorno dopo giorno mentre lei cerca di riadattarsi a quella vita con cui aveva chiuso i ponti molto tempo prima.

La formula narrativa e la conseguente messa in scena sono delle più semplici possibili, con una serie di gag e battute che giocano sugli stereotipi culturali e tra lo scontro dei due diversi modi di pensare: se qualche siparietto funziona, i novanta minuti di visione tirano troppo la corda su questo mood e finiscono per risultare più piatti del previsto.

All’interno del racconto vi poi la prevedibile fase catartica, con un paio di spunti più drammatici e introspettivi a tentare di speziare il classico leit-motiv con scarso successo. Il maggior pregio dell’operazione rimane così la frizzante performance della sua protagonista, affascinante catalizzatrice comica dell’intero insieme.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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