Pablo Trincia e la lotta contro il bullismo

C’è sempre stato, ma è sempre più frequente. A scuola, sui social, per strada.

Sto parlando di un fenomeno sociale che interessa i giovani, in aumento anche tra i più piccoli. IL BULLISMO.

Rai 2 propone in seconda serata Mai più bullismo. La prima delle 4 puntate è andata in onda mercoledì 23 novembre(la potete rivedere con la funzione REPLAY dell’app)

Vi dico la verità: essendo mamma di un bambino piccolo, ero riluttante a guardare questo programma, per paura di vedere una realtà così triste e dolorosa, per paura del futuro di mio figlio.

Ma, per contrapposizione, anche il motivo per il quale alla fine ho deciso di guardarlo.

PABLO TRINCIA

39 anni, autore televisivo e giornalista affermato, Pablo Trincia ha collaborato con noti rotocalchi quali La Stampa, Il Venerdì di Repubblica, Panorama, L’Espresso.

Ma è come Iena che lo abbiamo conosciuto, dal 2009 al 2014, con i suoi servizi su narcotrafficanti e profughi.

Ha vinto 2 volte il Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi.

Se ne intende, eccome, di realtà sociale e stavolta si è buttato anima e corpo in questa nuova trasmissione, per essere d’aiuto ai genitori e ai loro figli vittime della piaga del bullismo.

E’ un programma di vero servizio pubblico. Quando me l’hanno chiesto ho detto subito sì, perché mi piace fare delle cose che abbiano utilità sociale.

E’ un programma on the road, non c’è studio, tutto è ripreso in giro.

Sa cosa si prova, Pablo, perché lo ha vissuto sulla sua pelle da adolescente, il bullismo.

IL PROGRAMMA

Mai più bullismo è un docu-reality che si propone di documentare la vita quotidiana delle giovani vittime di questo fenomeno.

La prima protagonista è stata Giorgia, una ragazzina di 14 anni, senza padre, senza amici, presa di mira dai compagni di scuola già dalle elementari. Insulti, percosse, che sono continuati per tutti e tre gli anni delle medie.

Pablo si è recato a casa di Giorgia, ha chiacchierato con lei, sua madre e sua nonna. Ha lasciato che la ragazzina si confidasse con lui. Poi l’ha munita di uno zainetto con una telecamera nascosta. Per 2 settimane è stata ripresa la sua vita scolastica , fatta di isolamento e dispetti vari. I visi sono stati oscurati, perché lo scopo finale del programma non è la denuncia. Ma il dialogo.

E proprio per questo Pablo ha contattato la scuola per un incontro con la preside.

Incontro negato (chissà per quale motivo…?). Così ha rintracciato i genitori dei compagni di classe di Giorgia. Alla riunione si sono presentate solo 2 alunne accompagnate dai genitori. Ma le ragazze hanno potuto confrontarsi e chiarirsi.

IL MESSAGGIO

Il programma, oltre a documentare una realtà che fa accapponare la pelle, vuole lanciare il seguente messaggio:

PARLARNE. SEMPRE. PER NON SENTIRSI SOLI.

E io voglio invece lanciare un appello alle scuole, agli insegnanti, ai presidi, ai bidelli:

NON FATE FINTA DI NON VEDERE!

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