One Mile: Chapter One, un teso survival-thriller – Recensione

One Mile: Chapter One

Reduce da una lunga carriera nelle forze speciali dell’esercito americano, Danny Beckett decide di ritirarsi nella speranza di poter finalmente recuperare il rapporto con la figlia Alex, ora adolescente, dalla quale si è allontanato proprio per via del suo lavoro. L’occasione per rinsaldare il legame è un viaggio attraverso gli Stati Uniti, durante il quale l’uomo accompagnerà la ragazza nella scelta del college.

Il relax del tragitto dura però ben poco e durante il percorso infatti i protagonisti di One Mile: Chapter One si ritrovano a dover superare un immenso territorio montuoso, nei cui pressi si trova una comunità isolata e apparentemente autosufficiente, i cui residenti mostrano sin da subito intenzioni tutt’altro che pacifiche. Braccati, Danny e Alex ingaggeranno una disperata lotta per la sopravvivenza contro i bifolchi guidati dallo spietato Stanley Dixon, intenzionato a catturare la giovane ad ogni costo.

One Mile: che la caccia abbia inizio – recensione

Un survival thriller in piena regola, che non nasconde le proprie coordinate narrative ma anzi le espone brutalmente già nel prologo, che ci mostra l’origine della minaccia e le potenziali motivazioni, con il destino toccato a una coppia di fidanzati che ha malauguratamente messo piede in quelle foreste isolate. One Mile: Chapter One, primo capitolo di un dittico, mette così le cose in chiaro sin da subito, da quel momento il pubblico pregusta l’attesa per ciò che sarà la sfida all’ultimo sangue tra il protagonista e la sua subdola nemesi.

Il contesto narrativo è alquanto semplice, con echi del franchise di Wrong Turn in chiave però meno orrorifica o richiamante a memorie hooperiane. La violenza va detto comunque non manca, soprattutto quando la figlia viene rapita e questo padre pronto a tutto non esiterà a torturare gli scagnozzi del villain pur di ottenere informazioni preziose su dove si trovi.

Ciak, azione

Proprio questa ruvidità da sano B-movie, per nulla scontata in un titolo che pur nella sua produzione medio-low-budget ambisce dichiaratamente a catalizzare l’attenzione del grande pubblico, permette a One Mile: Chapter One di passare meno inosservato del previsto. Ovviamente la sceneggiatura non offre grandi sorprese, con una trama relativamente lineare che si affida a personaggi e situazioni derivative, ma l’ora e mezza di visione scorre senza tempi morti, fino a quell’epilogo che spalanca le porte al succitato sequel a venire, realizzato back-to-back e reso disponibile in contemporanea.

Funziona l’alchimia tra Ryan Phillippe, inaspettatamente convincente nei panni del genitore-vendicatore, e la giovane Amélie Hoeferle, recentemente vista nella serie Sterling Point – L’isola dei segreti, tra le più viste su Prime Video. E pur con meno materiale a disposizione su cui lavorare, anche C. Thomas Howell riesce a dar vita a un cattivo sinceramente inquietante.

Pensare che la trama si basa su un’esperienza personale vissuta da uno dei produttori, che ha effettivamente accompagnato la figlia in giro per gli States alla ricerca del college perfetto: esperienza ovviamente rivisitata con tutte le modifiche del caso. Ci troviamo così davanti a un film che sicuramente non rivoluzionerà il filone, ma che a dispetto delle basse pretese sa garantire un discreto intrattenimento a tema, cosa che non sempre si può dire di titoli ben più pompati e costosi.

Conclusioni finali

Una sceneggiatura relativamente archetipica rivisitata con solidità, per quanto l’originalità non abiti da queste parti. One Mile: Chapter One riesce a far di necessità virtù del limitato budget e di una narrazione relativamente semplice, dando vita a un’ora e mezza carica di tensione e violenza inaspettate, prima con la fuga nei boschi di padre e figlia e poi con la missione del genitore per salvare la ragazza, gestita con una certa, scattante, rudezza di genere.

Ryan Phillippe e C. Thomas Howell convincono nei rispettivi ruoli, con il primo nei panni di un genitore costretto a rispolverare le proprie abilità militari e il secondo in quelli di un antagonista spietato e pronto a tutto, mentre le foreste fanno da sfondo a questa storia di “nascondino per la sopravvivenza”, prima che l’azione esploda in soluzioni a tratti brutali. Le forzature qua e là e quell’epilogo che riapre porte, che sembravano ormai chiuse, al sequel immediato, non rovinano perciò il piacere di una visione più avvincente di quanto si potesse inizialmente immaginare.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.