Masud Rana, conosciuto con il nome in codice di MR-9, è il miglior agente del controspionaggio in Bangladesh, colui al quale i superiori si rivolgono quando le situazioni si complicano più del previsto. In MR-9 – Operazione fantasma il protagonista è incaricato di indagare sul piano dello spietato miliardario Roman Ross, che ha messo in piedi una rete criminale internazionale legata al mondo del narcotraffico.
Costretto a fare squadra con gli uomini della CIA Duke e Paul, dopo che la missione iniziale si conclude non nel migliore dei modi, Rana si troverà coinvolto in un’indagine che lo condurrà anche oltreoceano, arrivando a stringere un’insolita alleanza con l’affascinante agente indiana Devi. Ma sventare la minaccia di Ross prima che sia troppo tardi non sarà per nulla semplice.
MR-9 – Operazione fantasma: tra il dire e il fare – recensione
Molte cinematografie hanno cercato di emulare il successo della saga di 007, ma come si suol dire “di James Bond ce n’è uno, tutti gli altri son nessuno“. Nella maggioranza dei casi le ambizioni di partenza cozzano poi col risultato effettivo e MR-9 – Operazione fantasma non fa eccezione. Frutto di una co-produzione tra Bangladesh e Stati Uniti, è l’adattamento di una saga di popolari romanzi pubblicati in patria dagli anni Sessanta in poi, che hanno accompagnato generazioni di lettori.
Vi era perciò molta attesa per osservare questo agente segreto in azione sul grande schermo, ma al termine dei cento minuti di questa origin story possiamo dire che il fallimento è servito. Scene d’azione dozzinali, una sceneggiatura confusa e inutilmente arzigogolata – tra segreti e progetti avveniristici usati a mo’ di specchietti per le allodole – un cast mal amalgamato, che vanta come villain la guest-star Frank Grillo, caratterizzano infatti un racconto povero di idee e contenuti.
Dietro e davanti lo schermo
Asif Akbar, regista autoctono ma americano d’adozione – ha lavorato non a caso a diversi b-movie a stelle e strisce, anche con Mel Gibson e Mickey Rourke – non trova la giusta chiave di lettura per rendere l’intrigo realmente appassionante, limitandosi a una serie di combattimenti e sparatorie che si susseguono tra una discussione e l’altra, atta unicamente a far andare avanti la trama.
Gli scontri a fuoco risultano penalizzati da un utilizzo del digitale a dir poco approssimativo; le coreografie appaiono finte e non si sente mai il pathos della lotta; le scene madri, eccessivamente caricate, rischiano di scadere nel ridicolo involontario. Non aiuta l’interpretazione “convinta” oltre misura di ABM Sumon, che non ha nessuna intenzione di affidarsi all’autoironia e anzi si prende tremendamente sul serio.
Il principale problema di MR-9 – Operazione fantasma resta in ogni caso quello di non riuscire a trovare un punto di incontro tra le due anime dell’operazione, tra i sussulti indigeni e uno sguardo al cinema di genere hollywoodiano, restando sospeso in una terra di nessuno che non porta da nessuna parte.
Conclusioni finali
Il regista Asif Akbar ha cercato di far conoscere all’estero un eroe della letteratura nazional-popolare bangladese, comparso in oltre cinquecento romanzi, con un adattamento ambizioso che vanta la partecipazione di solidi attori di genere hollywoodiani come Frank Grillo e Michael Jai White. Peccato che il risultato non abbia rispettato le attese.
MR-9 – Operazione fantasma è un film che non funziona né dal punto di vista tecnico, tra scene d’azione poco coinvolgenti ed effetti speciali mediocri, né da quello narrativo, complice una sceneggiatura ricca di svolte e colpi di scena telefonati. Il cast, a cominciare dal monolitico protagonista, deve fare i conti con personaggi mal caratterizzati, in cento minuti di visione che si chiudono aprendo le porte a un sequel già annunciato.