Moglie e marito – Opinioni e recensione del film

Moglie e marito film

Moglie e marito è un film del 2017 di genere Commedia diretto da Simone Godani, con protagonisti Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea, Sebastian Dimulescu, Gaetano Bruno. Il film ha una durata di circa 100 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

Film Moglie e marito: La trama

Andrea e Sofia sono sposati da anni e hanno due splendidi figli: lui è uno stimato medico, lei un’affascinante conduttrice televisiva. La coppia si trova in un periodo di profonda crisi coniugale e ha da poco cominciato a frequentare una terapista di coppia, con scarsi risultati.

Quando tutto sembra far propendere ad un inevitabile divorzio, ecco che accade l’impensabile. Un esperimento dell’uomo, inerente la realizzazione di una macchina capace di trasmettere i pensieri, cambia completamente le carte in tavola. Andrea chiede infatti alla moglie di provarla una sera dopo cena ma il tentativo non va a buon fine, causando uno scambio di corpi tra i due.

L’aitante dottore si trova così ora nel corpo della compagna e lei in quello del marito, situazione che genera una serie di complicazioni nella gestione della loro vita privata e nelle rispettive carriere professionali. In attesa di trovare una soluzione che riporti le cose al loro stato originario, Andrea e Sofia sono costretti a vivere nell’esteriorità dell’altro con tutti i rischi che questo comporta.

E tra segreti non confessati che ora vengono inevitabilmente alla luce e difficoltà inedite nella improvvisata gestione dei nuovi “involucri esterni”, i due coniugi riscopriranno la forza del legame che li univa e tenteranno di riappacificarsi, contro ostacoli sempre più imprevedibili.

La recensione del Film Moglie e Marito

Da Tutto accadde un venerdì (1976) in poi il cinema fantastico di stampo leggero ha trovato una vera e propria miniera di idee nelle sceneggiature in cui due personaggi agli antipodi si trovano a dover condividere l’uno il corpo dell’altro per via di scambi di personalità dalle cause più diverse.

Titoli come Tale padre tale figlio (1987), Big (1988) e Nei panni di una bionda (1991) hanno segnato le generazioni di trentenni e quarantenni odierni e anche nel nuovo millennio sono state realizzate diverse produzioni a tema per il pubblico contemporaneo.

Il cinema italiano, che già si era cimentato nell’argomento con il mai troppo citato Da grande (1987) con protagonista Renato Pozzetto, ha ritentato negli ultimi tempi un’incursione a tema con questo film del 2017 diretto dall’allora esordiente Simone Godano che vede per “intercambiabili” protagonisti Kasia Smutniak e Pierfrancesco Favino.

Moglie e marito è un’operazione che alterna buoni spunti ad altre evitabili ingenuità tipiche del cinema nostrano, parzialmente celate dal buon mestiere del cast, anche secondario, che si adatta con tenace duttilità ai rispettivi doppi ruoli: vedere Favino in atteggiamenti femminili e la Smutniak in altri da cosiddetto “scaricatore di porto” regala momenti di genuino divertimento.

L’impianto generale a tratti però si adegua troppo alle regole del cinema popolare moderno, con gag e battute che per quanto godibili hanno un sapore di già visto che denota una parziale mancanza di personalità in fase di scrittura.

Tra riferimenti al panorama televisivo e al diverso modo di porsi nei confronti di un un uomo o di una donna, i cento minuti di visione tentano uno sguardo attuale che a volte centra il bersaglio e altrove risulta smorzato, mantenendo comunque un’apprezzabile idea di fondo.

L’eccesso di climax nel pre-finale e qualche “scontatezza” retorica completano un quadro generale più che discreto ma che con alcuni accorgimenti sarebbe potuto risultare migliore.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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