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Matilda De Angelis al Giffoni Film Festival: «Questo lavoro mi ha insegnato a superare i miei limiti. Da adolescente ero una bella teppista» – Intervista

PH Alfonso Salsano

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Tra gli ospiti più attesi del Giffoni Film Festival, Matilda De Angelis ha incontrato i giovani giurati confrontandosi con loro in un dialogo diretto e spontaneo. L’attrice racconta l’emozione di essere intervistata dai ragazzi, riflette sul significato dell’“impossibile” nella sua vita e nella sua carriera e rivela come il successo sia arrivato sotto forma di opportunità che, fino a poco tempo prima, non riusciva nemmeno a immaginare. Uno sguardo sincero anche sulla sua adolescenza, tra ricordi da “teppista” e il confronto con una generazione che considera più consapevole della sua.

Intervista a Matilda De Angelis al Giffoni Film Festival

Che esperienza è stata incontrare i ragazzi del Giffoni?

È stato molto bello, davvero divertente. Mi hanno fatto domande bellissime e assolutamente originali. Devo dire che danno del filo da torcere anche ai giornalisti più navigati, perché hanno una curiosità autentica, viva e sincera. La loro è una curiosità speciale, quella che appartiene ai giovani e che spesso si perde crescendo. Per questo trovo meraviglioso farmi intervistare da loro: è una delle cose che preferisco in assoluto. Riescono sempre a sorprendermi e a portare la conversazione su terreni inaspettati.

Lei ha interpretato una donna che è riuscita a rendere possibile qualcosa che, per la legge, sembrava impossibile. Nella sua vita e nella sua carriera è accaduto qualcosa che riteneva irrealizzabile?

In realtà, quasi tutto quello che mi è successo rientra in questa categoria. Non perché pensassi che fosse impossibile, ma perché era talmente lontano dal mio orizzonte da non rappresentare nemmeno una possibilità concreta. Forse è proprio questo il punto: certe cose erano impossibili semplicemente perché non esistevano nella mia coscienza, non riuscivo neanche a immaginarle. Per questo la vita mi ha regalato delle sorprese meravigliose. Con il tempo ho imparato a spostare sempre più avanti il confine tra ciò che considero possibile e ciò che considero impossibile. È un allenamento che questo lavoro mi ha insegnato a fare continuamente, aprendomi a prospettive che prima non avrei mai preso in considerazione.

Durante l’incontro con i ragazzi ha rivisto qualcosa della sua adolescenza nei loro occhi?

Da una parte mi piacerebbe rispondere di sì, ma la verità è che li trovo molto più svegli e più avanti di quanto fossi io alla loro età. Naturalmente stiamo parlando di ragazzi molto diversi tra loro, dai tredicenni fino ai diciottenni, quindi ci sono sensibilità ed esperienze differenti. Alcuni sono più vicini alla mia generazione, altri appartengono a una realtà molto distante dalla mia adolescenza.

Non ricordo nemmeno così bene come fossi allora. I racconti degli altri, però, mi restituiscono l’immagine di una ragazza piuttosto ribelle: ero una bella teppista, abbastanza monella e decisamente impertinente. I ragazzi che ho incontrato qui al Giffoni, invece, mi sono sembrati molto più disciplinati e, allo stesso tempo, più consapevoli. Io probabilmente ero ancora molto chiusa nel mio guscio, mentre loro hanno una capacità di osservare il mondo e di confrontarsi con esso che mi colpisce davvero molto.

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