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Michele Riondino e Cinzia Mascoli al Giffoni Film Festival: «La precarietà esiste, ma insieme possiamo combatterla. Con Artisti 7607 abbiamo rotto un monopolio e tutelato i diritti degli attori»

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Al Giffoni Film Festival, dove il tema dell’edizione è dedicato alle “cose impossibili”, Michele Riondino e Cinzia Mascoli raccontano una delle sfide più significative della loro carriera: la nascita di Artisti 7607, la collecting fondata dagli artisti per la tutela dei loro diritti. Dalla battaglia contro il monopolio nella gestione dei diritti connessi alla precarietà che caratterizza il mondo dello spettacolo, i due artisti riflettono sul valore della condivisione, della rappresentanza e della capacità di trasformare ciò che sembra irrealizzabile in un cambiamento concreto.

Cinzia Mascoli e Michele Riondino al Giffoni Film Festival

Il tema di quest’anno del Giffoni Film Festival è dedicato alle “cose impossibili”. Qual è stata, nella vostra carriera, una cosa impossibile che siete riusciti a rendere possibile?

Michele Riondino: Il motivo per cui siamo qui oggi è proprio perché abbiamo reso possibile qualcosa che, fino a qualche anno fa, sembrava impensabile. Non parlo di noi come singoli artisti, ma dell’esperienza di Artisti 7607. La nostra collecting è nata dall’iniziativa di un gruppo di attori che ha deciso di unirsi per superare un monopolio esistente e sensibilizzare politica, istituzioni e artisti sull’importanza di alcuni diritti che devono essere conosciuti e tutelati.

Parliamo dei diritti connessi alla distribuzione delle opere audiovisive: diritti che maturiamo in quanto attori e che riguardano la circolazione dei film sulle diverse piattaforme e sui vari supporti. Prima della nascita di Artisti 7607 esisteva un unico soggetto che gestiva questi diritti. Noi abbiamo contribuito a cambiare quel sistema. Oggi ogni attore può scegliere liberamente a chi affidarsi e, soprattutto, è più consapevole dell’esistenza di questi diritti e della necessità di tutelarli.

Cinzia Mascoli: La parola “impossibile” mi accompagna da sempre. Per certi aspetti sono partita avvantaggiata, perché vengo da una famiglia molto modesta. Michele viene da Taranto, una realtà complessa che lui stesso ha raccontato attraverso opere importanti. Credo che questo sia uno dei fili che ci hanno unito fin dall’inizio.

Per quanto mi riguarda, da ragazza sembrava impossibile diventare attrice. Sembrava impossibile immaginare mondi diversi da quelli che avevo davanti agli occhi. Anche altri colleghi, come Elio Germano, arrivano da contesti periferici o comunque lontani dai percorsi più semplici.

Se dovessi usare una metafora, direi che davanti alla parola “impossibile” non abbiamo messo un punto fermo, ma un punto interrogativo. Ci siamo chiesti se fosse davvero impossibile o se fosse semplicemente una strada che nessuno aveva ancora percorso. Ogni volta che qualcuno ci dice che qualcosa non si può fare, noi proviamo a domandarci: “Ne siamo davvero sicuri?”.

È così che abbiamo affrontato i nostri percorsi individuali come attori e registi, ma anche il nostro impegno collettivo. Abbiamo costruito strumenti di tutela che prima non esistevano e dimostrato che ciò che sembrava irrealizzabile, in realtà, poteva diventare concreto.

Uno dei temi che affronto spesso nelle mie interviste è quello della precarietà nel mondo dello spettacolo, soprattutto per attori e musicisti. Avete vissuto periodi di fermo lavorativo? E qual è il vostro pensiero sulla precarietà che caratterizza questo settore?

Michele Riondino: La precarietà fa parte della natura stessa del nostro mestiere. Quello dell’attore è probabilmente uno degli esempi più evidenti di lavoro intermittente. Proprio per questo, attraverso Artisti 7607, abbiamo cercato di costruire strumenti concreti di sostegno per i colleghi che si trovano in difficoltà.

Ci occupiamo della tutela del lavoro degli artisti sotto molti aspetti. Un esempio riguarda i provini: siamo riusciti a introdurre un principio che fino a poco tempo fa sembrava impensabile, ovvero che il provino è lavoro e che, come tale, merita un riconoscimento economico. È una battaglia a cui teniamo molto.

Cinzia Mascoli: All’interno di Artisti 7607 ci chiediamo continuamente cosa possiamo fare per migliorare le condizioni di chi lavora nel nostro settore. Avendo a disposizione delle risorse, abbiamo scelto di reinvestirle direttamente a favore degli artisti.

Sono nati così diversi servizi: rimborsi per i provini, assicurazioni gratuite che coprono anche gli infortuni fuori dall’attività lavorativa, sportelli legali e fiscali gratuiti, sale prove gratuite e percorsi di formazione professionale senza costi.

Naturalmente sappiamo bene che nel mondo esistono problemi enormemente più grandi di quelli che riguardano gli attori. Tuttavia, nella nostra realtà, abbiamo cercato di costruire una rete di protezione concreta, senza chiedere risorse aggiuntive allo Stato, ma semplicemente gestendo bene quelle che avevamo a disposizione.

Il risultato più importante è che molti artisti oggi vivono il proprio lavoro con una percezione diversa: si sentono meno soli e sanno di poter contare su una comunità che li sostiene.

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