Marco Giallini: “Facevo l’imbianchino poi la sera andavo a scuola di teatro. Sono esploso a 49 anni”

L'attore Marco Giallini

Marco Giallini, oltre 50 film girati, più di quindici serie televisive e premi, per Acab di Stefano Sollima, Tutta colpa di Freud e Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese. Poi quelli per Io, loro e Lara e Posti in piedi in Paradiso di Carlo Verdone e per la serie Rocco Schiavone, grande successo di Rai 2. Stiamo parlando di un attore che più di tutti rappresenta in pieno la citazione: “Meglio tardi che mai”. La sua carriera è esplosa a 49 anni, dopo la scomparsa della moglie Loredana. Marco Giallini si ritrova con due figli di 12 e 5 anni. Appassionato di musica, moto e pittura si racconta a Candida Morvillo in un’intervista per Il Corriere della Sera.

Marco Giallini: l’imbianchino diventato attore, le sue parole

Del perché Marco Giallini oggi è un attore è lui stesso a raccontarlo: «Stavo lì, ragazzino, la testa che ti senti che ti va tutto stretto. Il tempo passa. Gli amici mi dicevano: ma perché non fai l’attore? Ero quello che, se c’è Giallini, andiamo, se non c’è, dove andiamo? Non è una bella cosa, anzi: è come se tutti avessero bisogno di te, è un po’ dura. Alla fine, ti rompi e ti chiudi qua. Alla fine, io sto in lockdown da quando è morta Loredana».

All’inizio della sua carriera Giallini faceva teatro e altri lavori. Riprese la scuola, si iscrisse a Lettere e frequentava la scuola di recitazione: «Facevo l’imbianchino, otto ore. E la sera, la scuola di teatro. Poi, otto ore erano troppe. Ho iniziato a portare il camion delle bibite, la mattina. Dopo, tornavo a casa, doccia, prendevo il mio Yamaha, andavo a scuola. Parcheggiavo contro il muro, non avevo manco il cavalletto e entravo, col chiodo, i capelli lunghi. Boom! A volte, mi prendevano per uno spettacolo. Un giorno, per strada, avevo il cappello di carta da muratore, incontro un collega attore. Mi guarda: ma che fai? E io: stamo a fa’ un film».

Una carriera esplosa solo a 49 anni quella di Marco Giallini

Il vero successo l’attore lo raggiunge in tarda età: «Sono esploso a 49, con il Nastro d’argento per Acab e la nomination ai David per Posti in piedi in Paradiso. Prima, quando c’era Loredana, avevo fatto 35 tra film e serie, però ero secondo, terzo attore: se sei primo, i progetti li fanno su di te. Lei ha visto solo l’inizio. Sul primo contratto, legge la “rata film”, la prima di dieci, ma pensava fosse tutto lì. Dice: solo questo? E io: no, devi mettere un altro zero. Le vennero le lacrime. Bello o no?».

Marco Giallini e la scelta di diventare popolare per crescere i figli

La scelta di avere successo è stata quasi obbligata dalle circostanze, dopo la scomparsa della moglie, Giallini doveva crescere due figli piccoli. «Per dare una possibilità in più ai figli. Dovevo tirarli su come ci eravamo promessi. Lei voleva che facessero il Classico, uno lo fa, l’altro l’ha finito: è una cosa stupenda, chi fa il Classico si riconosce da lontano» –  racconta l’attore.

Il personaggio di Rocco Schiavone

Uno dei personaggi più celebri che Marco Giallini ha interpretato è quello di Rocco Schiavone, un poliziotto vedovo e borderline, dal carattere burbero e irascibile, fin troppo insofferente alle regole: «È il personaggio che più si avvicina a me, per carattere, retaggio, per la nota vicissitudine. La gente crede che più somigli e più è semplice, ma è il contrario: i migliori elogi li ho presi facendo il borghese. Mi sono piaciuto, in ‘Io sono tempesta’, quando al centro poveri dico a Elio Germano “se vuoi otto euro fatteli dare dal mio autista, c’è una Maserati qui fuori”. E lui: di che colore? E io lo guardo come a dire: ma quante Maserati vuoi che ci stanno fuori al centro poveri?».

Il rapporto con la popolarità

Quando la popolarità la raggiungi a 49 anni anziché a 20, è sicuramente diverso il rapporto con essa. Marco Giallini ha una visione diversa rispetto a un giovane attore che grazie a social o talent viene catapultato al centro dell’attenzione mediatica. «Al Festival della Letteratura di Mantova, duemila donne hanno rotto le transenne. Sono saltato giù dal palco come Ringo Starr. Pure per questo non abito in centro: c’è troppa gente e io a uno che per vedermi al cinema con la famiglia spende 40 euro non so dire “la foto no”» – racconta Giallini nell’intervista.

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