Marco Bocci: “Ho lasciato Squadra Antimafia con dolore, ma era giusto così. Ci tornerei su quel set. Giulia Michelini? Tra noi un rapporto di fratellanza” – Intervista

marco bocci
ph Valentina Sabino

Marco Bocci, protagonista del festival On Air 2026 che si è tenuto a Palermo nei giorni scorsi, si racconta tra vita privata e carriera alla vigilia dell’uscita a breve della nuova serie “Alex Bravo – Poliziotto a modo suo”. Durante il festival organizzato e diretto da Simona Gobbi, l’attore ha prima incontrato la stampa, successivamente ha preso parte a un’intervista con il giornalista Mario Manca, durante la quale ha chiarito quanto accaduto dopo le dichiarazioni di Giulia Michelini fatte a Belve.

Marco Bocci ospite al Festival On Air 2026

Marco come sta andando “La pietra dell’imperatore”?

Io sono terrorizzato, non so che dirvi (ride), perché ormai quando stai girando, soprattutto una serie, devi stare attento a non proferire parola: ti arriva subito la chiamata “questo non era autorizzato!”. Quindi non ti posso dire niente. Posso solo dirti che ho girato e sto girando a Palermo — ma non ti dico cosa — e tra poco continuerò a Roma, sempre senza dirti cosa. Però è una bellissima produzione internazionale che mi diverte molto e credo sarà una serie di cui si parlerà.

E invece “Alex Bravo”? Ci puoi dire qualcosa?

Su Alex Bravo posso dirti qualcosa in più. Non so esattamente quando uscirà, ma credo che siamo sul 15 maggio. Era previsto l’8, poi è stato spostato. Insomma, ci siamo. È un personaggio a cui sono molto affezionato.

Com’è il tuo rapporto con questo personaggio?

È una serie in cui mi sono divertito tantissimo. È stato uno di quei lavori che vanno oltre il semplice fare l’attore. Quando hai la possibilità di creare in maniera spontanea, quotidiana, insieme a sceneggiatori, regista, attori, editor… succedono cose rare. Abbiamo girato sulla costa Adriatica, in un ambiente molto favorevole, con persone gentilissime, poco abituate ai set. È stato un progetto estremamente creativo, molto stravagante e atipico rispetto al panorama generalista italiano. Ed è proprio questo che ci ha fatto divertire: siamo usciti un po’ dai canoni.

I lettori chiedono spesso il ritorno di “Squadra Antimafia”. Tu torneresti?

È stata una delle esperienze più belle della mia vita. Quando l’ho lasciata, l’ho fatto con grande dolore ma anche con senso di responsabilità: sentivo che il personaggio di Domenico Calcaterra aveva raccontato tutto. Quando un personaggio non ha più niente da dire, perde credibilità. Ho lasciato la serie lasciando anche un pezzo di cuore. Certo, tornare sarebbe bellissimo, ma farlo oggi sarebbe complicato. Era un set estremamente stimolante. La cosa affascinante era che sembrava un fumetto raccontato in modo realistico: credo sia stato uno dei segreti del suo successo.

Come si gestiscono gli imprevisti, anche a livello di comunicazione?

Domanda difficilissima per me, perché sono un disastro nella comunicazione (ride). Oggi sono terrorizzato di parlare dei progetti: basta una parola fuori posto e ti chiamano subito. Dipende molto dal progetto: a volte uno spoiler può rovinare, altre volte può aumentare la curiosità. Non esiste una regola fissa. Io comunque mi attengo sempre a quello che mi viene detto.

E gli imprevisti sul set?

Sono la quotidianità. Il set è un ambiente creativo a 360 gradi: ci sono scene che funzionano subito e altre che vengono completamente rimesse in discussione. Spesso anche gli sceneggiatori mettono in crisi la sceneggiatura per migliorarla. Si lavora insieme: regista, attori, autori. È un continuo adattarsi. Pensa a Rocky: la famosa scena della pista di pattinaggio doveva essere piena di comparse, ma non ne avevano. Hanno improvvisato… ed è diventata una scena iconica. È sempre stato così.

La recitazione è stata un imprevisto nella tua vita?

No, l’ho scoperta casualmente, ma poi l’ho voluta fortemente. Ci sono stati momenti difficili, in cui rischiavo di perdere la speranza. Mi davo piccoli obiettivi: ricordo quando desideravo fare almeno una “posa”, cioè un giorno di lavoro su un set. Poi mi chiamarono per dodici giorni. Da lì ho iniziato a crederci davvero. È un percorso fatto di impegno, resistenza e piccoli traguardi che diventano grandi.

Se i tuoi figli volessero fare gli attori?

È complicato. È un lavoro difficilissimo, dove oltre al talento serve molta fortuna. In un certo senso affidi i tuoi figli alla fortuna. Però vorrei che trovassero qualcosa che li appassioni davvero, che li faccia sognare. Anche se è difficile, vale la pena inseguire un sogno.

Il primo guadagno da attore?

Mi sono regalato una MotoGuzzi, che ho ancora oggi. L’ho portata ieri dal meccanico perché non la usavo da sei anni!

Un consiglio ricevuto all’inizio?

Più che un consiglio preciso, un esempio. I miei genitori mi hanno sempre supportato, ma mi hanno detto chiaramente che nel mondo dello spettacolo avrei dovuto cavarmela da solo. Poi ho lavorato con Giancarlo Giannini in Sicilia: passavamo giornate intere insieme e ho visto quanto fosse ancora appassionato, quanto studiasse e si mettesse in gioco nonostante la carriera enorme. Quello mi ha insegnato che non puoi mai abbassare la guardia.

Tornerai dietro la macchina da presa?

Sì, stiamo lavorando a un nuovo film, sia da regista che da attore. Dovremmo iniziare a fine giugno.

Cosa hai sottovalutato di questo mestiere?

La precarietà. Non tanto economica, ma proprio di continuità. Ci sono momenti in cui lavori tantissimo e altri in cui ti fermi. Io ho bisogno di fare sempre qualcosa: scrivere, dirigere, recitare. Non riesco a stare fermo.

Cosa il cinema italiano non ha capito di te?

Non lo so, sinceramente. Ci sono tante cose che non ho capito io di me stesso. Figuriamoci pretendere che le capisca il cinema. Siamo tutti in continua scoperta di noi stessi.

Ti ha divertito la domanda sul presunto flirt con Giulia Michelini?

Sì, mi ha divertito molto. Giulia mi ha scritto subito: “Guarda che ti hanno tirato in mezzo!”. Tra noi c’è un rapporto di fratellanza. Siamo cresciuti insieme dentro una serie che ha avuto un successo inaspettato. Ricordo quando a Palermo, da un anno all’altro, non potevamo più uscire tranquillamente: era tutto nuovo per noi. Quando vivi esperienze così intense, e ti trovi bene anche umanamente, nasce un legame che non si rompe più.