L‘Italia più bella che c’è! torna con una nuova stagione e riporta il pubblico alla scoperta delle eccellenze del nostro Paese insieme a Stefano Bini, autore, giornalista e conduttore televisivo. Il programma propone un viaggio tra borghi, paesaggi, tradizioni e luoghi poco conosciuti, raccontando storie, sapori e curiosità che vanno oltre i classici itinerari turistici. Forte del successo delle precedenti edizioni, il format continua a conquistare gli spettatori grazie a un racconto autentico che unisce cucina, cultura e territorio. La nuova stagione è composta da nove puntate, disponibili da domenica 12 luglio alle 14.30 su La7.it, sull’app La7 per smartphone e smart TV e attraverso contenuti dedicati sul canale YouTube La7 Intrattenimento. A impreziosire il calendario ci saranno anche due speciali in onda su La7 il 9 e il 16 agosto in seconda serata, con una selezione dei momenti più significativi del viaggio. Grazie a uno stile diretto e coinvolgente, Stefano Bini accompagna il pubblico in un percorso che nasce dalla sua esperienza familiare nel mondo della ristorazione e dalla passione per il racconto del territorio, offrendo uno sguardo originale su un’Italia ricca di tesori, tradizioni e bellezze ancora tutte da conoscere.
Intervista a Stefano Bini
Noi di SuperGuida TV abbiamo intervistato in esclusiva Stefano Bini. Il conduttore ha svelato il segreto del successo del format: “Il segreto è l’unicità. L’Italia più bella che c’è, come dice anche il mio editore Urbano Cairo e il mio direttore Andrea Salerno, è un programma unico perché ogni puntata è dedicata a una sola realtà: un paese, una città, un territorio, un’azienda o una cantina vitivinicola. La raccontiamo in profondità sotto il profilo culinario, culturale e territoriale, passando dal sacro al profano, dal serio al faceto. Altri programmi affrontano quattro o cinque realtà in un’ora di trasmissione: noi raccontiamo, gli altri accennano. Questa è la nostra forza. Il filo conduttore resta sempre cucina, cultura e territorio”. Tra i vari luoghi, c’è una che è rimasto nel cuore di Bini: “Porto nel cuore Siena. È la città dove ho studiato all’università, dove ho riso, pianto e affrontato anche la mia malattia tra il 2007 e il 2008. Ogni volta che torno lì provo un’emozione fortissima. Quest’anno ho avuto anche l’opportunità di dedicarle due puntate: una realizzata grazie al sostegno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, insieme a San Casciano, e un’altra commissionata dal Comune di Siena interamente dedicata alla città. Siena rappresenta sempre un grande sussulto emotivo”.
Al centro del programma c’è anche la tradizione culinaria che Bini conosce molto bene: “Provengo da una famiglia di ristoratori da sei generazioni. Mio nonno è stato tra i fondatori dell’Associazione Italiana Sommelier, mia nonna ha insegnato cucina in tutto il mondo, mentre mio padre è stato direttore delle Terme di Saturnia e dello Yachting Club di Castiglione della Pescaia, oltre ad aver maturato numerose altre esperienze. Tutto questo arricchisce profondamente il mio modo di raccontare. Prima su Discovery, poi in Rai – dove continuo a condurre Aggiungi un posto in macchina su Rai Isoradio – e oggi su La7, porto sempre con me questo patrimonio. La differenza è semplice: io so di cosa parlo. Quando racconto una ricetta, un territorio o una tradizione, non mi baso soltanto sulla documentazione, ma anche sull’esperienza personale. Magari conosco quella ricetta perché l’ho mangiata da bambino, oppure quel luogo perché ci sono stato con mio nonno”.
Stefano, siamo alla nuova stagione de L’Italia più bella che c’è. Qual è il segreto del successo di un format che continua ad appassionare il pubblico?
Il segreto è l’unicità. L’Italia più bella che c’è, come dice anche il mio editore Urbano Cairo e il mio direttore Andrea Salerno, è un programma unico perché ogni puntata è dedicata a una sola realtà: un paese, una città, un territorio, un’azienda o una cantina vitivinicola. La raccontiamo in profondità sotto il profilo culinario, culturale e territoriale, passando dal sacro al profano, dal serio al faceto. Altri programmi affrontano quattro o cinque realtà in un’ora di trasmissione: noi raccontiamo, gli altri accennano. Questa è la nostra forza. Il filo conduttore resta sempre cucina, cultura e territorio.
Quanto lavoro di ricerca c’è dietro ogni puntata?
Tantissimo. Non mi piace il déjà-vu, quindi c’è un lavoro di mesi per evitare di raccontare sempre le stesse cose. Ad esempio, abbiamo dedicato delle puntate ai porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, non limitandoci a descriverli come infrastrutture, ma raccontandone la storia, la cultura, le tradizioni gastronomiche, le ricette, le guerre e i monumenti. Lo stesso vale per i sentieri del Gran Sasso: invece di riproporre i percorsi più conosciuti, abbiamo raccontato quelli scoperti più recentemente e tutto ciò che è stato rinvenuto lungo questi itinerari. A Trieste non siamo rimasti nel centro storico, ma abbiamo scelto la Baia di Sistiana, Muggia e il suo porto.Anche a Manciano, in provincia di Grosseto, non ci siamo concentrati sulle celebri Vie Cave, ma su quei luoghi nascosti che spesso conoscono appena gli stessi abitanti. Il nostro segreto è proprio questo: evitare il già visto.
C’è un luogo che ti ha sorpreso di più?
Porto nel cuore Siena. È la città dove ho studiato all’università, dove ho riso, pianto e affrontato anche la mia malattia tra il 2007 e il 2008. Ogni volta che torno lì provo un’emozione fortissima. Quest’anno ho avuto anche l’opportunità di dedicarle due puntate: una realizzata grazie al sostegno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, insieme a San Casciano, e un’altra commissionata dal Comune di Siena interamente dedicata alla città. Siena rappresenta sempre un grande sussulto emotivo.
Hai ereditato dalla tua famiglia la passione per la ristorazione. In che modo questa esperienza personale arricchisce il tuo modo di raccontare la cucina?
Provengo da una famiglia di ristoratori da sei generazioni. Mio nonno è stato tra i fondatori dell’Associazione Italiana Sommelier, mia nonna ha insegnato cucina in tutto il mondo, mentre mio padre è stato direttore delle Terme di Saturnia e dello Yachting Club di Castiglione della Pescaia, oltre ad aver maturato numerose altre esperienze. Tutto questo arricchisce profondamente il mio modo di raccontare. Prima su Discovery, poi in Rai – dove continuo a condurre Aggiungi un posto in macchina su Rai Isoradio – e oggi su La7, porto sempre con me questo patrimonio.
La differenza è semplice: io so di cosa parlo. Quando racconto una ricetta, un territorio o una tradizione, non mi baso soltanto sulla documentazione, ma anche sull’esperienza personale. Magari conosco quella ricetta perché l’ho mangiata da bambino, oppure quel luogo perché ci sono stato con mio nonno. Mandare in onda un conduttore che non conosce davvero cucina, cultura e territorio è un errore, perché il telespettatore se ne accorge. Nell’Italia più bella che c’è non ci sono domande rigide o lette da un gobbo: c’è dialogo, improvvisazione, curiosità e un ritmo molto serrato ma sempre naturale. Un conduttore deve essere credibile e, fortunatamente, grazie alla mia storia familiare e ai quindici anni di esperienza in questo settore, credo di esserlo.
Guardando alla prossima stagione, ci sono luoghi che vorresti raccontare e che quest’anno non sei riuscito a visitare?
Assolutamente sì. Intanto mi auguro che ci siano nuove puntate su La7. Quest’anno saranno nove puntate in esclusiva su La7.it e due speciali in seconda serata su La7, il 9 e il 16 agosto: è già un importante passo avanti rispetto alla stagione precedente. Mi sono rimaste nel cuore due puntate saltate all’ultimo momento: Cetara e Vietri, in provincia di Salerno, e una dedicata alla raccolta dell’olio extravergine d’oliva nel territorio di Lecce. I contratti sono sfumati all’ultimo per motivi indipendenti da noi e mi è rimasto il rammarico. Vorrei ripartire proprio da questi luoghi, raccontando la pesca, il turismo, il mare, i limoni, l’olio e tutte quelle storie inedite che ancora meritano di essere conosciute.
Il sogno professionale che hai nel cassetto?
Molti autori e conduttori sognano Sanremo o i grandi eventi televisivi. Il mio sogno, invece, è un altro: realizzare una grande televisione per bambini e ragazzi, nello stile di Alessandra Valeri Manera, che per vent’anni ha diretto la fascia ragazzi di Mediaset ed è stata l’artefice di programmi come Bim Bum Bam, Ciao Ciao e delle celebri sigle dei cartoni animati. Mi piacerebbe condurre un programma come Lo Zecchino d’Oro oppure creare un Bim Bum Bam 2.0 o un Ciao Ciao 2.0. Oggi stiamo assistendo al ritorno dei grandi format degli anni Ottanta e Novanta: Sarabanda, La Ruota della Fortuna, OK, il prezzo è giusto e molti altri. Se quei programmi funzionano ancora, perché non riportare anche una vera fascia dedicata ai ragazzi? I programmi per bambini non coinvolgono soltanto i più piccoli, ma anche genitori e nonni. Credo che ricostruire una fascia ragazzi intelligente possa contribuire alla rinascita della televisione generalista e riportare i giovani davanti ai grandi canali, senza rinunciare allo streaming.
Negli ultimi anni molti conduttori hanno lasciato la Rai. Anche tu hai lavorato a lungo nell’azienda prima di approdare a La7. Come mai hai deciso di cambiare? E immagini un ritorno in futuro?
In realtà continuo a lavorare in Rai dal punto di vista radiofonico: a settembre inizierò il quinto anno di Aggiungi un posto in macchina su Rai Isoradio. La televisione, però, è un’altra cosa. Molti conduttori lasciano la Rai perché, semplicemente, non trovano spazio. La prima ragione è che la Rai è fortemente influenzata dalla politica. Poi ci sono le scelte editoriali dei dirigenti: può capitare che un programma venga chiuso anche se ottiene risultati soddisfacenti, oppure che non ci siano prodotti adatti a valorizzare un determinato autore o conduttore.
Le motivazioni possono essere diverse: esigenze aziendali, cambi di linea editoriale o la necessità di puntare su altri volti. Alla fine alcuni professionisti decidono di andare altrove perché non trovano spazio o non sentono la fiducia del dirigente di turno. Per quanto mi riguarda, continuerò a lavorare con chi continuerà a credere in me. Finché l’amministratore delegato della Rai mi vorrà a Rai Isoradio, ci sarò. E finché Urbano Cairo continuerà a darmi fiducia con L’Italia più bella che c’è su La7, sarò felice di proseguire questo percorso.









