Lino Guanciale – Quando la recitazione fa da terapia

Chi l’ha detto che i personaggi dello spettacolo non hanno difetti? Sembrano avvolti da un’aura di perfezione e sicurezza, ma anche loro devono vedersela con paure e “disturbi”.

Chi ne ha sofferto da piccolo, chi ancora se li porta dietro. Ebbene sì: da Bruce Willis che ha combattuto contro la sua balbuzie, a Orlando Bloom, Whoopy Goldberg, Tom Cruise, Jennifer Aniston, Keanu Reeves, Robin Williams e Keira Knightley, dislessici per natura.

La cura? LA RECITAZIONE.

Anche il nostro italianissimo Lino Guanciale racchiude in sé qualche “peculiarità”: tic nervosi, paure e insicurezze. Che lo accompagnano fin da bambino.

Avete presente il suo ruolo nella divertentissima e commovente fiction Non dirlo al mio capo? E avete presente il suo schiocco ripetitivo delle dita? Bene, quel gesto non è proprio da copione, ma un tic tutto suo che il regista ha voluto introdurre nel personaggio del “capo” Enrico Vinci.

L’affascinante attore abruzzese con l’incubo dei provini si racconta al settimanale Di Più TV:

Da sempre convivo con una forte timidezza e il giudizio degli altri mi terrorizza. Da ragazzino ero un disastro. Ero chiuso in me stesso. Non ero molto considerato dai miei compagni e ancora meno dalle ragazze. Un fiasco totale.

Ero un ragazzino che se ne stava nella sua cameretta a leggere tutti i pomeriggi. Sentivo di avere un mondo interiore molto prezioso e avevo il terrore del contatto con gli altri.

Poi ero pieno di tic, movimenti involontari che ripetevo un’infinità di volte senza un motivo specifico, magari solo perché ero nervoso o preoccupato.

L’aiuto dei genitori

I genitori di Lino cercarono di farlo uscire dal suo guscio iscrivendolo a rugby. Lo sport in qualche modo lo aiutò ma la sua salvezza fu il teatro.

Durante l’ultimo anno di superiori Lino si iscrisse ad un laboratorio di recitazione della sua Avezzano (L’Aquila).

Sembra paradossale ma lì mi sentivo a mio agio . Era come una terapia d’urto: non potevo sfuggire al contatto con gli altri, al giudizio del pubblico.

La recitazione (che lo affascinava fin da bambino) si trasformò da terapia a vera e propria passione. Lino capì cosa avrebbe voluto fare “da grande”: l’attore.

Inizialmente la sua decisione non fu presa molto bene dal padre che, essendo medico, desiderava che il figlio seguisse le sue orme.

Dopo la reticenza iniziale di papà Guanciale, un abbraccio fra i due. La preoccupazione di un padre e la richiesta di fiducia di un figlio.

Alla fine Lino fu lasciato libero e spiccò il volo: a 20 anni partì per la capitale e qui si iscrisse all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.

I primi anni furono molto duri. Nonostante l’esordio a teatro (Gigi Proietti lo chiamò per lo spettacolo Romeo e Giulietta), fra un ruolo e l’altro passava molto tempo e i provini non andavano sempre bene.

Nella mente di Lino cominciò a balenare l’idea di mollare tutto e tornare a casa.

Ma finalmente, dopo tante difficoltà, le prime soddisfazioni: prima qualche particina in film per il cinema (Io-Don Giovanni, La prima linea, Vallanzasca) poi un ruolo di importanza rilevante ne Il gioiellino, con Toni Servillo.

Fu notato ed entrò a far parte del cast nella miniserie Una grande famiglia: il suo primo ruolo importante in televisione.

Ricordiamo insieme qualche serie e miniserie cui ha preso parte:

  • Il segreto dell’acqua
  • Che Dio ci aiuti
  • La dama velata
  • Il sistema
  • Non dirlo al mio capo

Innumerevoli le sue interpretazioni teatrali.

Ora di certo la strada di Lino non è più irta e tortuosa come una volta.

E i tic e le paure?

Quelli me li porto sempre dietro, anche ora.

Però…

Ho imparato a controllarmi: siccome so di non poterne fare a meno, uso i miei tic come esercizi per trovare la concentrazione.

Trasformare un “difetto” in un pregio, in qualcosa di utile, in qualcosa di unico. Ecco la vera lezione.

Recitare per “guarire”. Ecco la cura.

Un giorno ad un provino gli dissero che il suo cognome suonava male e di cambiarlo con un nome d’arte. Non lo fece. Anzi, piantò lì il provino.

E noi siamo contenti di conoscerlo così, col suo nome e col suo cognome di nascita: LINO GUANCIALE.

Un affettuoso saluto a Lino e un grande in bocca al lupo per la sua nuova serie tv L’allieva, in onda su Rai 1 dal 27 settembre, in prima serata (finalmente il suo papà potrà vederlo nelle vesti di dottore!).

Una mia curiosità personale: Lino, quando tornerai a ricoprire il ruolo dell’avvocato Vinci?? 😉