Era il 16 gennaio 2023 quando i Ros catturarono Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa Nostra, latitante da 30 anni e tra i più ricercati al mondo. Su Raiuno il 3 e il 4 febbraio andrà in onda la miniserie “L’invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro” che racconta il blitz e i 90 giorni precedenti alla cattura del mafioso. Diretta da Michele Soavi, ad interpretare Lucio Gambera, figura ispirata al Colonnello dei Ros Lucio Arcidiacono, è Lino Guanciale. Nel cast anche Leo Gassmann, Levante, Ninni Bruschetta, Roberto Scorza, Noemi Brando, Paolo Briguglia e Massimo De Lorenzo. La serie è stata ambientata in Sicilia con qualche incursione anche a Roma.
“L’invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro”, intervista esclusiva a Lino Guanciale e Leo Gassmann
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Lino Guanciale e Leo Gassmann. Guanciale ha spiegato in che modo si è approcciato al suo personaggio: “Ho cercato di avvicinarmi a questo lavoro con grande rispetto. È curioso perché, proprio mentre lavoravo con Michele Soavi a un’altra serie, Libere donne di Maggiano, tratta dall’esperienza reale di Mario Tobino, interpretavo proprio lui: un grande poeta e psichiatra realmente esistito. Mentre stavamo terminando le riprese di quel progetto, Michele mi ha parlato de L’Invisibile, proponendomi un altro personaggio. In questo caso, addirittura, si tratta di una persona esistita e ancora vivente, perché gli eventi raccontati risalgono a soltanto tre anni fa e molte delle persone coinvolte sono tuttora attive in prima linea. Il vero colonnello dei Carabinieri del ROS che guidava l’operazione è ancora operativo, e ho avuto modo di conoscerlo, parlare con lui, confrontarmi sia direttamente che con chi ha lavorato al suo fianco. Questo mi ha restituito un orizzonte molto chiaro entro cui muovermi. Poi c’è l’aspetto più bello del set: incontri Leo, Giacomo, Bernardo, Roberto, Noemi, Claudio. E da lì, a partire dal rispetto per la realtà di cui stiamo parlando, nasce un’alchimia capace di restituire la forza di queste figure e del loro lavoro”.
Leo Gassmann veste i panni di Ram, esperto di intercettazioni radio. Una fidanzata che ama tanto ma che è costretto a trascurare per motivi di lavoro. Un personaggio in cui Gassmann si è rispecchiato: “Mi sono rivisto molto nel personaggio, abbastanza da riuscire a emozionarmi ogni giorno sul set. È un ragazzo molto giovane, alle prime armi, a cui viene affidata una missione estremamente importante, che riuscirà a portare a termine con successo. È un personaggio che, un po’ come me nella vita, a volte si sente fuori luogo, non sempre all’altezza delle situazioni in cui si trova. Arriva spesso in ritardo, fatica a gestire tutto insieme, a tenere in equilibrio le diverse parti della sua vita. Nessuno dei membri del ROS riesce a organizzarsi alla perfezione, ma lui è forse quello con meno disciplina sul lavoro, perché tiene moltissimo sia alla sua compagna sia alla sua professione. Nel tentativo di fare bene in entrambi gli ambiti, finisce per sbagliare da tutte e due le parti, e questo non gli permette di vivere serenamente. È però un personaggio al quale ci si affeziona molto. Io per primo mi sono affezionato a lui già leggendo la scheda del personaggio. Anche perché è una figura realmente esistita, che ha dato un contributo fondamentale a questa operazione”.
Non mancano nella serie colpi di scena e sequenze ad alta tensione. Lino Guanciale ha confidato di quanto sia stato difficile girare certe scene: “Beh, è stato faticoso ma anche molto divertente. Michele Soavi è un maestro in questo. Raramente affronta le scene in maniera convenzionale: c’è sempre qualche invenzione dell’ultimo momento che dà pepe alla giornata. E per noi è un bene, perché tutti volevamo cercare di fare qualcosa di il più possibile autentico. In questo senso, la sua grande maestria, praticità e confidenza con il linguaggio cinematografico sono state fondamentali. Forse è uno dei registi italiani che conosce meglio questo genere. Decisiva è stata anche la consulenza dei Carabinieri del ROS e del GIS, che ci hanno seguito durante tutto l’arco delle riprese. Questo ci ha permesso di rispettare fino in fondo il loro lavoro, senza inventare troppo sulle modalità operative.
Personalmente, mi ha colpito molto il loro richiamo alla necessità di calma e lucidità in contesti di grande pressione, come il blitz finale o altre operazioni raccontate nella serie. È stato davvero interessante capire come ci si muove in situazioni del genere”.
Leo Gassmann è entrato a gamba tesa nella conversazione e ha aggiunto: “A me Michele mi ha insegnato a caricare le armi, e poi si inventava sempre qualcosa di nuovo che ci dava un po’ di pepe alla giornata. Michele è un regista incredibile: ho imparato tantissimo da lui. Ricordo una scena in particolare: facevano tipo 41 gradi sotto il sole, vestito con l’abbigliamento da montagna, e a un certo punto doveva arrivare la pioggia, quindi l’abbiamo ricreata artificialmente. Da un caldo incredibile, all’improvviso è calata la notte e mi hanno lanciato l’acqua addosso. Sono rimasto fradicio tutto il tempo e il giorno dopo mi sono svegliato con l’impressione di essere stato picchiato da quaranta persone! È stato comunque molto divertente: da un momento all’altro, da “cammello nel deserto”, sono diventato praticamente un ghiacciolo tibetano”.
Matteo Messina Denaro è stato un mito per molti giovani. Nella serie c’è una scena emblematica in cui un ragazzo spiega alla sua insegnante di voler ambire ad essere come lui. Lino Guanciale sottolinea a tal proposito l’importanza della scuola nell’educazione alla legalità: “È molto importante, ma d’altra parte non ci si può sorprendere se questo avviene: nel momento in cui certi miti prosperano nell’impunità, non ci si può stupire se qualcuno in qualche modo si identifichi con essi, soprattutto se nella propria vita non ha altre alternative migliori. Da un lato, è giusto che la scuola continui nella sua missione educativa, proponendo alternative e mettendo in discussione il fascino degli “eroi del male”. Dall’altro, però, la società nel suo complesso, e in particolare le istituzioni, devono garantire la certezza della pena e la forza della giustizia, in luogo dell’impunità per questi modelli”.










