La lettera (integrale) di Massimo Boldi a Christian De Sica: “mi manca il mio amico, troppo, tanto”

boldi de sica

Era la coppia d’oro della comicità italiana, il simbolo per eccellenza del “cinepanettone”. Colleghi sul set, amici affiatati nella vita.

Avrete sicuramente capito che sto parlando di Massimo Boldi e Christian De Sica, i due attori che per svariati anni ci hanno regalato risate con le loro gag esilaranti.

I vari Vacanze di Natale e Natale in… hanno fatto la storia del cinema durante le festività invernali.

Insieme non solo sul set dei “cinepanettoni”, ricordiamo infatti commedie indimenticabili anni ’80 e ’90, come I pompieri, Yuppies, S.P.Q.R., A spasso nel tempo

La collaborazione (e l’amicizia) tra i due si è bruscamente interrotta nel 2006, quando, dopo aver girato il loro ultimo film insieme (Natale a Miami), Boldi e De Sica hanno preso strade diverse.

Ora Massimo rompe il silenzio, e sceglie il settimanale Chi per inviare una lettera a Christian. Una lettera carica di ricordi, delusione, malinconia, accuse, sentimenti, speranza.

E’ molto lunga, se avete la pazienza e la curiosità di leggerla, eccola qua in versione integrale.

La lettera integrale di Boldi a De Sica

Caro Christian,

lo scorso Natale ci siamo fatti gli auguri. Erano poche parole ma erano le “nostre” parole, come sempre sincere. Tra noi è sempre andata così. Chiacchieroni sul set, amici fuori. Amici ai quali bastava una virgola per capirsi al volo. Senza, appunto, troppe parole.

Ti scrivo perché sono addolorato o forse semplicemente dispiaciuto. Mi spiace vedere questo tuo lato debole che il pubblico, il tuo pubblico, il nostro pubblico, non conosce.

La tua debolezza ha un nome: Silvia, tua moglie. Lei, la tua agente, che decide, che programma la tua vita da sempre, anzi, da quando hai iniziato ad avere successo, da quando abbiamo iniziato ad avere successo con Aurelio De Laurentis, 28 anni fa. Era il 1989, eravamo due sbarbati. Oggi è passato più di un quarto di secolo e tra noi che cosa resta? Solo qualche messaggino.

No, non lo accetto. Mi manca Christian, il mio amico, troppo, tanto.

Cri, ricordi? Ci siamo conosciuti nel 1972 grazie a Luigi Canzi, un grande impresario che ha lanciato Albano, Iva Zanicchi, Gino Paoli… Io cantavo in un gruppo, “La pattuglia azzurra”, e tu sei entrato in squadra. Da quel momento non ci siamo più persi.

Mi mancano le nostre confidenze, ecco, mi manca la chiacchiera personale, privata, nella gioia e nel dolore, quella parte nascosta che il pubblico non conosce. Tu raccontavi, ti confidavi. Io ascoltavo e viceversa. C’eravamo l’uno per l’altro. Nel bello e nel brutto. Siamo sempre state due persone leali, due grandi amici.

Ricordo quando hai iniziato a lamentarti della “gabbia” in cui vivevi, in cui ti avevano rinchiuso. Odiavi le restrizioni. La tua generosità a un certo punto ha conosciuto un brutto stop. Ti hanno bloccato. Silvia ti ha fermato. Diceva che eri uno spendaccione e ti ha messo a “paghetta”. Lì ho iniziato a capire che il giocattolo si era rotto.

Ma sono umano, e oggi ammetto che mi manca il nostro rapporto.

Tu, Silvia e Aurelio non avete perdonato il fatto che me ne sia andato nel momento del nostro massimo successo? Ma non stavo bene. Ero un uomo distrutto, avevo perso mia moglie Marisa. E anche in quell’occasione, ancora oggi, i miei ricordi tuonano. Quando Marisa si è ammalata, era il 2003, noi stavamo girando Natale in India. Ero disperato, ma facevo il brillante. L’anno successivo ho girato da vedovo il film campione di incassi Christmas in love. Sul set era la mia prima volta dopo la morte di mia moglie, lavoravo normalmente, ma il dolore mi lacerava dentro.

Forse una pacca sulla spalla, in quel momento, da parte del mio amico, mi è mancata. L’assenza dell’affetto delle persone che stimi, con le quali hai fatto un bel percorso di vita, mi ha fatto capire che era arrivato il momento di andare via.

E pensare che Silvia e Marisa, praticamente coetanee, erano amiche. Christian, ti ricordi quando, da giovani, flirtavamo con loro? Amico mio, abbiamo avuto un passato molto intenso.

Oggi, a “Chi“, rivelo che Christian e Silvia non sono venuti nemmeno al funerale di Marisa, mia moglie, la loro amica. Ci siamo visti dopo un paio di giorni, ma non era la stessa cosa.

E poi c’è il dolore di oggi, che si chiama “censura”. So che prima di ogni trasmissione della quale sei ospite, tua moglie dice: “Niente domande su Boldi”. Perché? Sono il diavolo? Che cosa avrei fatto? Di che colpa mi devo autocondannare? E quando il conduttore non esegue e ti chiede di me, tu rispondi: “Ma no, siamo troppo vecchi ormai”. Sai che è una scusa, o come diresti tu, una “boutade”!

In giro, giovani e non mi chiedono: “Quando tornate insieme?”. Una domanda che fanno anche a te, lo so. E so che noi potremmo essere ancora un successo travolgente e non, come dici tu, “due vecchi che hanno già dato”. Chissà queste parole da dove provengono. Non sono tue, amico mio.

Non provo dolore, ma delusione. Tanta, immensa. A volte mi chiedo come l’uomo possa perdersi dietro a bufere inutili. Sono religioso e credo che il buon Dio mi abbia fatto avvicinare a te, abbia creato la nostra coppia, sia professionale sia fuori dallo schermo, per regalare risate alla gente, per allontanare i problemi in quelle due ore in cui veniva a vederci. Siamo stati l’antidoto contro le noie del quotidiano.

Andare contro Dio, il volere di Dio che ci ha uniti… boh, dimmi tu, o ditemi voi, lo vedo come un peccato.

Cara Silvia, sappi una cosa, mi manchi anche tu. Mi mancano i tuoi consigli, sempre diretti e determinati. Mi manca parlare con te di Marisa, mi mancano i nostri ricordi. Mi mancate tu e Christian. Amici miei… Vi voglio bene.

Vostro Massimo, che non ha commesso alcun peccato.

Il preludio di una riappacificazione o una “bomba” con effetti a catena?

Attendiamo la risposta dal diretto interessato, Christian De Sica.