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La bellezza dal dolore, un romance prevedibile tra sesso e segreti – Recensione

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Laurelyn Prescott è un’aspirante musicista reduce da una delusione sentimentale, che si reca per tre mesi in Australia, una vacanza che trascorrerà insieme alla migliore amica per cercare di ricaricare le energie. Nella cittadina di Wagga Wagga, nel Nuovo Galles, ha modo di conoscere il misterioso e affascinante Lachlan, un benestante produttore vinicolo che inizia sin da subito con lei un torbido gioco di seduzione.

In La bellezza dal dolore l’uomo le propone un accordo: essere sua per le settimane a venire in un rapporto privo di complicazioni, senza aspettative o promesse di amore eterno, con una scadenza già scritta nel “contratto relazionale. Nonostante l’iniziale diffidenza Laurelyn accetta e da quel momento tra loro scoppia una passione esplosiva, destinata come ovvio a cambiare il corso delle cose e i presupposti sui quali avevano impostato il loro legame.

La bellezza dal dolore: insieme per forza – recensione

Ovviamente la traiettoria narrativa segue la rotta già imbastita nel romanzo alla base di Georgia Cates, partendo dall’iniziale colpo di fulmine per proseguire sui binari di una relazione tossica e possessiva, salvo infine cedere alla retorica di quell’amore vero che ci accompagnerà poi nel prevedibile epilogo. Nel frattempo ha luogo il classico ambaradan a tema, tra rivelazioni di identità nascoste, crisi di fiducia, separazioni e riconciliazioni varie, tra terzi incomodi e bisticci di routine.

Le quasi due ore, eccessive, di La bellezza dal dolore non seguono nessuna deviazione imprevista, nessun serio ribaltone in grado di dare originalità a una trama lineare e moralmente discutibile, popolata da gratuite scene di sesso patinato. D’altronde il film nasce come produzione per Passionflix, piattaforma di streaming nata appositamente per adattare storie erotico-sentimentali destinate a un target ben preciso, solitamente poco avvezzo alle novità.

Accordi e disaccordi

La struttura dell’accordo “contrattuale” tra una donna ancora emotivamente provata e un uomo ricco, bello e inaccessibile è ormai talmente codificata nel relativo sottogenere da essere ormai una sorta di prevedibile convenzione. Peccato che la chimica tra i due protagonisti, interpretati da Jackson Gallagher e Samantha Allsop, resti costantemente in attesa di un materiale che dia loro qualcosa su cui lavorare effettivamente. Attesa vana giacché ogni conflitto viene risolto in fretta e furia, disinnescando sul nascere la potenziale minaccia che avrebbero potuto mettere a repentaglio quella forzata love-story, che tutti sanno già dove andrà a parare.

Il finale è apertissimo, ma non preoccupatevi giacché è stata già annunciata una continuazione in uscita nei prossimi mesi, dal titolo Beauty from Surrender – il titolo originale di questo primo episodio è Beauty from Pain – che si ripromette di continuare il tira e molla tra i due. E che potrà contare su un pubblico già fidelizzato, ma che difficilmente riuscirà a far cambiare idea a chi non ha apprezzato le banalità di questa prima trasposizione.

Conclusioni finali

Una produzione che conosce il proprio pubblico così bene da non sentire il bisogno di sorprenderlo, che non rischia nulla, limitandosi a uno sterile adattamento, per quanto tecnicamente dignitoso, del romanzo alla base. Un sequel già in programma non fa che confermare la natura alimentare del progetto, che tra sesso e amore, finto o vero che sia, ci trascina nella tormentata love-story tra i due protagonisti, antitetici e complementari al contempo.

La bellezza dal dolore, un titolo italiano fedele all’originale che mette già in guardia un target non fidelizzato, è un tipico film cartolina, tra corpi scolpiti, eros patinato e amanti belli e tormentati, ideale veicolo per un romance di routine pronto a far breccia nel cuore degli appassionati.

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