Kay Hall è una ragazza dall’indole solitaria che decide di partecipare a un’escursione guidata nelle suggestive foreste della Columbia Britannica. Nel corso della spedizione, ufficialmente dedicata agli appassionati di criptozoologia, la protagonista di Kryptic si stacca quasi subito dal resto del gruppo, restando affascinata da una leggenda che aleggia su quelle zone, relativa all’esistenza di una creatura misteriosa, una sorta di “lontano cugino” del Bigfoot, che si aggirerebbe in quei boschi.
Rimasta da sola in una radura, Kay è testimone di un avvistamento e da quel momento è colta da amnesia e da una violenta ossessione, che la spinge a scoprire ad ogni costo che fine abbia fatto Barb Valentine, una ricercatrice che le somiglia come una goccia d’acqua, scomparsa nel nulla qualche mese prima. Il confine tra realtà e immaginazione diventa ben presto per lei sempre più labile…
Kryptic: misteri e incertezze – recensione
Ci troviamo di fronte a un film non per tutti i palati, un titolo sui generis che affonda le radici nel cryptid-horror per poi perdersi in territori ben più ambigui e scivolosi che hanno a che fare con il sesso, seppur più territori ambigui e disturbanti che poco hanno a che fare con l’eros.
Fotografa pluripremiata prima ancora che regista, Kourtney Roy esordisce in un lungometraggio dimostrando uno sguardo non banale per il contesto paesaggistico, complice la fotografia capace di restituire un fascino al contempo inquieto e minaccioso alle foreste della Columbia Britannica. Peccato che tale palcoscenico venga sfruttato poco e che la seconda metà propenda su una deriva grottesca che finisce per risultare spiazzante.
Kryptic cerca di costruire un’atmosfera insana in quella sceneggiatura che si muove per tasselli, ma vi riesce soltanto a tratti e quando infine arriva il momento di tirare le somme l’impressione è che non si sapesse bene come chiudere il racconto, ricco più di incognite che di effettive certezze.
Doppioni e rimandi
Se come detto dal punto di vista stilistico la pellicola dimostra di possedere personalità, la visione fatica non poco a tenere insieme i numerosi enigmi a venire, tra doppelganger, casi di violenza domestica e creature misteriose, aggiungendo inoltre diversi personaggi inutili che accompagnano la missione sempre più insondabile della protagonista. I vari registri non raggiungono mai una sintesi coesa e anche la stessa volenterosa interpretazione di Chloe Pirrie – (ri)vedetela nel folgorante Shell (2012), distribuito anche in Italia – rischia di smarrirsi nel caos sempre più fuori controllo della sbilanciata narrazione.
A conti fatti Kryptic funziona meglio come parabola femminista in salsa body-horror che come racconto tensivo a tema. Il discorso sulla liberazione dalla repressione patriarcale diventa così la sola chiave di lettura per poter accettare certe derive e le influenze cronenberghiane che emergono qua e là possono regalare qualche soddisfazione agli appassionati. Peccato che i buoni spunti, che come visto pur non mancano, non convivano pienamente in un insieme che ricorda un ammasso informe, carico di potenzialità ma spesso cedente sotto di esse.
Conclusioni finali
Nei primissimi minuti di visione la protagonista pronuncia la fatidica frase “andrà tutto bene” e il pubblico sa quindi già come l’orrore sia in agguato. Un’escursione nella foresta si trasforma in un incubo in divenire, tra doppelgänger e creature viscide e mostruose pronte a invadere una narrazione fin troppo sommersa da spunti poi raramente sfruttati appieno.
Il body horror e il discorso sull’emancipazione femminile rischiano così di perdersi in una sceneggiatura che punta più sull’atmosfera che sulla coerenza, popolando il racconto di figure secondarie gratuite fino a un epilogo tra violenza e repulsione. La buona interpretazione di Chloe Pirrie e l’ottima fotografia cercano di compensare un film dove volere non fa rima con potere.