Kubo e la spada magica – Opinioni e recensione del film

Film Kubo e la spada magica

Kubo e la spada magica è un film del 2016 di genere Avventura/Animazione, diretto da Travis Knight, con protagonisti Charlize Theron, Art Parkinson, Ralph Fiennes, George Takei, Cary-Hiroyuki Tagawa, Brenda Vaccaro, Rooney Mara, Matthew McConaughey. Il film ha una durata di circa 100 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

Cenni sulla trama di Kubo e la spada magica

Kubo è un ragazzino di dodici anni che vive nel Giappone feudale insieme alla madre, da tempo preda di lunghi attacchi di apatia nei quali sembra scollegata dal resto del mondo. Il bambino è privo di un occhio fin dai primi giorni di vita, durante i quali è sopravvissuto con la genitrice ad un naufragio causato da una violenta tempesta.

Kubo si prende cura della genitrice e si guadagna da vivere come cantastorie del piccolo villaggio locale, unendo le proprie abilità narrative ai poteri magici che gli permettono di controllare gli origami come fossero esseri viventi.

Da sempre la madre gli ha nascosto il destino del padre Hanzo, morto prima della sua nascita, e gli ordina di non uscire mai durante le ore notturne; quando un giorno Kubo, in visita alla tomba paterna, disubbidisce alla regola, riceve la visite delle due zie mai conosciute, le crudeli streghe Karasu e Washi, e si troverà alle prese con un’incredibile avventura per tornare a casa sano e salvo e ottenere dei magici artefatti che lo aiuteranno nella sua ormai prossima lotta contro il male.

La Recensione

Candidato come miglior film d’animazione sia ai premi Oscar che ai Golden Globe, in entrambi i casi senza mettere le mani sulle agognate statuette, Kubo e la spada magica è il quarto lavoro in stop-motion dello studio Laika, autore negli anni precedenti di cult del filone come Coraline e la porta magica (2009), ParaNorman (2012) e Boxtrolls – Le scatole magiche (2014).

In quest’occasione il regista Travis Knight, al suo esordio dietro la macchina da presa dopo una carriera nei dipartimenti tecnici, si trova alle prese con una storia ambientata nel Giappone feudale e le dinamiche base del racconto, così come la gestione dei personaggi secondari, sono un piacevole omaggio all’immaginario della cultura e folklore nipponici.

L’impressione è già marcata dal character design dei protagonisti e dallo stile dei disegni, prendenti ispirazione sia dalla pittura a inchiostro e acqua che dagli origami, quest’ultima resa ancor più accentuata dalle spigolature nel tratteggio delle figure umane o antropomorfe e nella resa dei suggestivi paesaggi che fanno da sfondo al racconto, con una buona varietà di luoghi ad accompagnare l’epico viaggio del ragazzino.

La sceneggiatura prende spunto anche da classici del cinema e della letteratura, da Il mago di Oz a Pinocchio, e dall’esoterismo tipico del Sol Levante, infarcendo la storia di significati filosofici profondi che fanno capolino a più riprese, emblematica resa dei conti finale in primis.

E tra scimmie e scarabei umanoidi, avvincenti battaglie contro nemici di stampo fantastico (lo scheletro gigante, al centro di una delle sequenze più suggestive, detiene il record quale marionetta più grande mai utilizzata in un’operazione di questo tipo) e una colonna sonora avvolgente ed incalzante, i cento minuti di visione riescono a intrattenere senza difficoltà un variegato pubblico di grandi e piccini, potendo inoltre contare nella versione originale su doppiatori del calibro di Charlize Theron, Ralph Fiennes, Rooney Mara e Matthew McConaughey.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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