Il soldato dell’esercito Amrit Rathod sale sul treno Ranchi-New Delhi, dove si trova anche la sua amata Tulika. La ragazza è stata costretta dal padre, il ricco imprenditore Baldev Singh Thakura, a fidanzarsi con un rampollo dell’alta società , ma ciò nonostante sogna di sposare Amrit. Peccato che il convoglio venga preso di mira da una banda di quaranta dacoits – i banditi che assaltano i treni in India – che intendono saccheggiare i ricchi viaggiatori.
Il protagonista di Kill scopre ben presto che tra le varie carrozze si aggirano questi criminali spietati e insieme all’amico e commilitone Viresh decide di impegnarsi in prima persona per fermarli. Quando la stessa Tulika viene presa in ostaggio, Amrit scatenerà tutta la sua furia su coloro che hanno rovinato la sua proposta di matrimonio e vagone dopo vagone il sangue scorrerà copioso.
Kill: uno dopo l’altro – recensione
Il body-count sale vertiginosamente mentre Amrit si trasforma da soldato disciplinato a una vera e propria macchina di morte, consumato dalla sete di vendetta e dalla necessità di una giustizia sommaria, con la caratterizzazione manichea dei villain a dargli campo libero in questa mattanza dall’indole liberatoria. Un action-movie sporco e cattivo Kill, che non fa sconti nei suoi cento minuti di visione, ambientati per la pressoché totalità a bordo di questo treno dal quale sembra impossibile trovar via di fuga.
Un’ambientazione che aveva fatto le fortune di uno zombie-movie cult quale il coreano Train to Busan (2016) e riproposta con effetti più modesti dal rocambolesco pastiche hollywoodiano di Bullet Train (2022). Qui è l’India, ormai non nuova ad incursioni nel cinema di genere che si distaccano dalle classiche produzioni di Bollywood, a dire la propria, con un’operazione che farà la gioia di tutti gli appassionati del genere.
Il fuoco della vendetta
I colpi fanno male, l’emoglobina inonda lo schermo e in attesa della resa dei conti finale il pubblico viene spinto di forza a immedesimarsi nella missione del protagonista, che diventa sempre più personale dopo quel colpo di scena di metà visione che segna anche una netta svolta, non solo psicologica, nelle tecniche di combattimento, con un innalzamento della violenza che supera i limiti fino allora imposti per esplodere definitivamente.
Un approccio al filone che guarda ai grandi classici dello scorso decennio come The Raid (2011) e che prende spunto da un’esperienza realmente vissuta dal regista Nikhil Nagesh Bhat nel 1995, ovvero una rapina quando si trovava a bordo di un treno. Per preparare il cast alle riprese, sono stati necessari duri allenamenti con campioni di MMA e il risultato è a dir poco fenomenale: soprattutto Lakshya nel ruolo principale, il primo per il grande schermo dopo una lunga carriera televisiva, è incredibilmente convincente nelle dinamiche coreografiche, con i rumori di ossa che si spezzano e soluzioni originali a garantire una baraonda action degna di nota.
Conclusioni finali
Una corsa senza respiro quella affrontata dal protagonista di Kill, un soldato dell’esercito che a bordo di un treno in cosa si ritrova ad attraversare vagone dopo vagone per salvare la donna che ama, finita in ostaggio di una banda di spietati banditi che ha assaltato il convoglio. Batte bandiera indiana questo esaltante action-movie che fa di violenza e vendetta le parole chiave, in uno scontro perpetuo dove il sangue regna sovrano.
Un uomo qualunque, innamorato profondamente, diventa un berserker primitivo e accecato da una furia fuori controllo, solo apparentemente imprigionato dai limiti claustrofobici dell’ambientazione, trasformati in punti di forza per dar vita a coreografie secche e brutali. Per un film che non fa prigionieri e mantiene esattamente ciò che è promesso fin dal titolo.









