Jurassic Park – Opinioni e recensione del film

Jurassic Park III

Jurassic Park è un film del 1993 di genere Avventura/Fantastico diretto da Steven Spielberg, con protagonisti Sam Neill, Laura Dern, Jeff Goldblum, Richard Attenborough, Bob Peck, Martin Ferrero. La pellicola ha una durata di circa 127 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione.

La Trama del film Jurassic Park

Il magnate John Hammond, un miliardario da sempre ossessionato dai dinosauri, ha creato tramite la sua compagnia InGen un parco a tema nel quale sono presenti animali e piante preistoriche. Il “Jurassic Park”, questo il nome scelto per la struttura, ha luogo a Isla Nublar, un’isola della Costa Rica acquistata dalla società.

Quando un operaio viene assalito e ucciso da un esemplare di velociraptor, gli investitori (rappresentati dall’avvocato Donald Gennaro) richiedono un controllo da parte di esperti che visitino l’isola e certifichino che questa sia sicura per la prossima apertura al pubblico.

Tra gli individui scelti dalle rispettive parti vi sono il paleontologo Alan Grant e la paleobotanica Ellie Sattler, amici e colleghi da tempo, e il matematico e teorico del caos Ian Malcolm. Al suo arrivo il gruppo rimane scioccato nel vedere dal vivo un brachiosauro, il primo incontro ravvicinato all’interno del parco.

Al centro di controllo gli ospiti vengono informati sui processi di clonazione e sui sistemi di sicurezza che impediscono alle creature più pericolose come i tirannosauri di avvicinarsi a zone sensibili. Ma quando il gruppo inizia un safari turistico prestabilito a bordo di mezzi dal percorso già tracciato, le cose non vanno come previsto anche per via dell’inaspettato tradimento da parte di Dennis Nedry, responsabile dei sistemi informatici corrotto da una società rivale.

La recensione del film Jurassic Park

Lo sguardo di meraviglia con cui i tre personaggi principali osservano per la prima volta il brachiosauro in lontananza è lo stesso dello spettatore che negli anni ’90 assiste per la prima volta alla visione di Jurassic Park, tappa fondamentale nel cinema spettacolare di matrice hollywoodiana.

Il film, primo capitolo di una saga a cui si sono aggiunti sequel e reboot meno memorabili (tolto il secondo episodio, Il mondo perduto, guarda caso l’unico diretto ancora da Steven Spielberg), è capace di emozionare il pubblico in maniera genuina e spettacolare. La teoria del caos profetizzata da Ian Malcolm non si adatta certo alla messa in scena, chirurgica e precisa nel gestire le atmosfere leggere e tensive all’insegna di un sano e coinvolgente intrattenimento per tutta la famiglia.

Non è un caso l’inserimento dei due nipotini di Hammond, un bambino e una ragazzina con il quale anche le platee più giovani possono identificarsi. E se la violenza gratuita è assente, la suspense regna invece sovrana per tutta la seconda metà di visione, con il gigantesco tirannosauro e i velocissimi velociraptor (realizzati con rivoluzionari modellini animatronics) quali spaventose nemesi dei protagonisti.

Con un sottofondo ecologista piacevole e mai pedante, le due ore di visione possiedono quel senso di grandezza a cui il regista, re Mida di Hollywood, ci ha sempre abituati e la varietà di creature e situazioni, unita all’efficace palcoscenico ambientale, riesce sempre a stupire e sorprendere fino al liberatorio epilogo.

La scelta del cast è l’ennesimo valore aggiunto dell’operazione, con Sam Neill, Laura Dern e Jeff Goldblum assolutamente perfetti nei rispettivi ruoli, ognuno caratterizzato in maniera esemplare per coniugare impegno e ironia nel corso dei burrascosi eventi che hanno luogo nella fittizia Isla Nublar, in realtà “assemblaggio” filmico di varie isole di un arcipelago della Costa Rica.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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