La diciannovenne Mabel Tanaka è una studentessa di biologia ambientale convinta che gli animali abbiano molto più da dire di quanto gli esseri umani siano disposti ad ascoltare. La ragazza, che aveva un rapporto molto stretto con la compianta nonna – è stata lei a insegnarle il rispetto per la natura – ha quel tipo di entusiasmo esuberante e idealista, che la mette spesso in contrasto con compagni e professori.
La protagonista di Jumpers – Un salto tra gli animali scopre un giorno che una delle sue insegnanti ha sviluppato una rivoluzionaria tecnologia, capace di trasferire la coscienza umana all’interno di animali robotici e Mabel si ritroverà in circostanze più o meno rocambolesche a “vestire” i panni di un fittizio castoro. Sotto queste mentite spoglie finirà nella foresta vicino alla città, comprenderà il linguaggio delle varie specie che la abitano e si unirà a loro per mettere i bastoni tra le ruote al subdolo sindaco Jerry Generazzo, intenzionato a scacciare la fauna per interessi economici.
Jumpers: capire l’altro – recensione
La prima cosa che salta all’occhio in Jumpers – Un salto tra gli animali è la sua voglia di essere dichiaratamente bizzarro, partendo da una premessa assurda che si tinge via via di progressioni più classiche che richiamano al sempre condivisibile messaggio ambientalista di fondo. La salvaguardia dell’ecosistema diventa così il traino per un’avventura comica e paradossale, dove la verosimiglianza viene fortunatamente schivata in favore di un gradevole intrattenimento per grandi e piccini.
Il modo con cui gli animali percepiscono il mondo e viceversa, con tanto di cambio di rappresentazione estetica a seconda di chi guarda chi, offre campo aperto a sequenze davvero esilaranti, e allo stesso tempo le dinamiche e le logiche di quel “circle of life” che si agitano nel bosco risultano cariche di gag e siparietti che rispecchiano le logiche predatori-prede.
Risate ed emozioni
Questa nuova produzione Pixar è piacevolmente nevrotica come la sua scatenata protagonista, che si ritrova catapultata in questo costume da castoro indistinguibile dagli esemplari veri, correndo però il rischio di abbandonare il suo lato umano. Si innesca così un non banale discorso sul senso di appartenenza, sul trovare il proprio posto in un mondo che si fatica a comprendere, laddove lì tra le “bestie” è invece tutto più semplice – o almeno così sembra.
Quando la rivolta animale scontata arriva nell’esplosivo finale, il racconto smette di essere una favola ambientalista e diventa qualcosa di più difficile da classificare: un film su cosa accade quando si dà voce a chi non l’ha mai avuta, tingendosi di un’urgenza politica e sociale che si rispecchia, con le dovute proporzioni, nel mondo contemporaneo. Non vi è certo la complessità della fattoria degli animali orwelliana, e nessuno d’altronde glielo aveva chiesto, ma Jumpers – Un salto tra gli animali sa come unire intrattenimento e metafore, nella miglior tradizione dello studio d’animazione e con una verve spassosa capace di conquistare un pubblico di tutte le età.
Conclusioni finali
Daniel Chong, al suo esordio nel lungometraggio d’animazione per il grande schermo dopo il televisivo Siamo solo orsi: Il film (2020), ha convinto Pixar a lasciargli fare il film più caotico, irriverente e fuori di testa degli ultimi anni, sfruttando un’ambientazione comune come quella della foresta con una verve comica a tratti irresistibile.
Tra messaggi ecologisti e un atipico percorso di formazione, Jumpers – Un salto tra gli animali vede la dubbiosa ma coraggiosa protagonista trasferire la sua coscienza in un castoro robot, tramite il quale riesce a interagire con il mondo animale. Sarà l’inizio di una bizzarra disavventura che sfrutta gag e battute in maniera più incisiva del previsto, con la caricatura che diventa satira e i buoni sentimenti che vanno pari passo con le risate.