‘Bacio Piccolino‘ è il titolo del nuovo singolo di Renato D’Amico, uscito in radio e in digitale. Il cantautore, produttore e polistrumentista siciliano nei suoi brani fonde melodie pop e arrangiamenti che guardano agli anni ’70 e ’80 ma con un tocco contemporaneo. Scopriamo insieme cosa ci ha rivelato Renato D’Amico in questa intervista sulla sua esperienza a Sanremo Giovani, sulla musica di oggi e sui suoi progetti futuri.
Intervista al cantante Renato D’Amico
Come nasce la sua passione per la musica?
“È una cosa nata in modo molto naturale. Da piccolo passavo un sacco di tempo in
macchina con mia madre e c’erano sempre queste cassette che giravano; la musica era il
nostro sottofondo costante. Poi, verso i 10 anni, ho preso in mano la chitarra e ho iniziato
a strimpellare le prime note. È stato un colpo di fulmine: da quel giorno non l’ho più
mollata”.
Ci racconta di cosa parla il suo brano ‘Bacio piccolino’?
“‘Bacio piccolino’ è nata in Sicilia due anni fa come la scintilla iniziale che ha ridefinito il
mio progetto. È stata creata in un periodo in cui cercavo la mia identità personale e
musicale. Il brano parla di un amore vissuto più nei sogni che nella realtà, ma grazie al
quale mi sono reso conto che quella persona, nel bene e nel male, mi aveva aiutato a
trovare il mio equilibrio”.
Nel singolo lei canta ‘Leggo Gurdjieff sul tuo viso’, la musica può insegnare anche
messaggi filosofici?
“Credo di sì, la musica può fare tantissime cose”.
Ha partecipato a Sanremo Giovani 2025. Che esperienza è stata?
“È stata un’esperienza formativa. Per me era tutto nuovo, non avevo mai cantato su base e
con le telecamere puntate addosso. Dico la verità, essere arrivato lì è stata già una
piccola, grande vittoria personale. Un’emozione molto composta, ma bellissima”.
Lei è anche produttore, ha infatti prodotto il disco d’esordio di Emma Nolde e de Il Postino. Cosa cambia rispetto a scrivere la musica per sé stessi?
“Quando produco per gli altri è come indossare vestiti non miei: devo stare molto attento
a rispettare ciò che l’artista vuole comunicare e il suo stile. Lavorare sui propri pezzi, invece, è un viaggio dentro se stessi. È scavare per capire chi sei davvero musicalmente e nei testi, cercando di trovare quella cosa speciale che ti rende unico, se c’è”.
I talent sono spesso usati come trampolino di lancio per i giovani, ha mai provato a partecipare ad Amici, X Factor? Cosa ne pensa di chi lo fa?
“Non ho mai provato a partecipare perché non seguo questo tipo di programmi;
onestamente sono format che non capisco fino in fondo. Anche Sanremo Giovani, a cui
ho partecipato, mi ha dato l’impressione di essere impostato come un talent. Mi dispiace
che non si suoni più dal vivo e che le basi siano diventate una costante in tutti i
programmi musicali. Credo comunque che ognuno sia libero di vivere la musica e le
esperienze a essa legate a modo proprio”.
Lei è del ’98 ma utilizza nei suoi brani melodie pop e arrangiamenti che guardano agli ’70 e ’80 con un tocco contemporaneo. Cosa pensa della musica di oggi e dove lei si può collocare?
“Il fatto che io guardi a quei decenni non è per nostalgia, non c’ero nemmeno, ma per una
questione di metodo. Negli anni ’70 e ’80 l’arrangiamento era architettura. C’era
un’attenzione maniacale alla tessitura sonora, all’uso dei sintetizzatori non come preset,
ma come strumenti vivi. Mi piace l’idea di riprendere quel rigore e quella calore analogico
per applicarli a un contesto che però deve parlare al presente. Non voglio fare un ‘museo’
della musica, voglio usare quei colori per dipingere qualcosa di nuovo”.
C’è un artista con il quale le piacerebbe collaborare?
“Mi piacerebbe tantissimo collaborare con Antonio Dimartino o con Fabiana Martone,
sono degli artisti che stimo molto musicalmente”.
Qual è il suo sogno più grande?
“In questo momento riuscire ad organizzare un bel tour, girare un po’ l’Italia con i miei
amici musicisti”.









