Shashank Sharma, originario di Patna, ha trovato il suo posto a Mumbai dove lavora nel marketing di un’azienda. Stimato dai colleghi, ha sempre sofferto di un difetto di pronuncia che gli ha impedito fino a oggi di fare carriera, soprattutto per via della sua paranoia. Paranoia della quale soffre anche Roshni Srivastava, content creator nel campo della moda che invece ha l’autostima sottozero, al punto da portare degli occhiali da vista come forma di “protezione” dallo sguardo esterno.
I protagonisti di Innamorarsi in città, così diversi eppure così complementari, finiscono per incontrarsi quando le rispettive famiglie di entrambi decidono di valutare per loro un possibile matrimonio combinato. Ma la ragazza, ancora convinta di non essere abbastanza carina, inizialmente rifiuta il corteggiamento, dando vita ad un tira e molla sentimentale.
Innamorarsi in città: se son rose, fioriranno – recensione
La prima ora di Innamorarsi in città è anche la sua parte migliore, quando la sua premessa regala ancora qualche incognita al legame in divenire tra i due potenziali innamorati. Il problema è quando la storia decide di incanalarsi in quella serie di numerosi e ripetuti stereotipi che allungano a dismisura – il film dura centoquaranta minuti – quanto poteva essere tranquillamente raccontato in un’ora e mezzo di visione.
Il regista Ravi Udyawar sceglie qui un registro lento, osservativo, costruito sulla durata dei momenti piuttosto che sulla loro effettiva intensità. I due protagonisti si conoscono, si valutano, si comprendono nelle proprie paure ma finiscono anche per scontrarsi, prima che l’inevitabile lieto fine faccia ovviamente la sua comparsa, dando loro modo di superare le rispettive fobie. D’altronde, anche comprensibilmente, il grande pubblico richiede in un melodramma romantico degli sviluppi edificanti.
Canta che ti passa
Le atmosfere bollywoodiane sono naturalmente servite, con passaggi romantici caricati all’eccesso e quelle canzoni pop a sottolineare ulteriormente l’exploit emotivo di quanto avvenente in scena, dando campo libero alla regia per concentrarsi sui volti della coppia intenta ad amoreggiare con più o meno trasporto.
Per gli appassionati del cinema indiano e di questo genere di pellicole a tema, il cast è la principale ragione per (re)stare davanti allo schermo. Siddhant Chaturvedi trova in Shashank un personaggio costruito con ironia e gentilezza, doti chiave della sua recitazione, tanto da rendere credibile quel difetto di pronuncia che affligge d’altronde molte persone in ogni angolo del mondo. Mrunal Thakur d’altro canto porta a Roshni quella nevrotica fragilità tale da rendere amabile una figura spesso rocambolesca e imprecisa, al punto che l’alchimia tra i due resta il vero e proprio punto di forza col quale arrivare al cuore del pubblico.
Conclusioni finali
Clamoroso flop in patria all’uscita nelle sale, Innamorarsi in città ha trovato nuova vita su Netflix, tra record di visualizzazioni e un gradimento inaspettato. Una rom-com dal solito tono melodrammatico, che sfrutta i topoi di Bollywood per provare a raccontare qualcosa di nuovo.
Tentativo parzialmente riuscito nella prima metà, con la sceneggiatura che poi si adagia su un prevedibile tira e molla, finendo inevitabilmente per allungare la visione sulla durata standard del cinema nazionale. Un approccio formulaico che rischia di togliere spontaneità all’assunto, immancabili canzoni incluse nella narrazione, ma che ha comunque conquistato con facilità il principale target di riferimento, almeno in streaming.