“Appunti di un venditore di donne”, il successo letterario di Faletti diventa un film

Giorgio Faletti

A distanza di 11 anni, il romanzo di Giorgio Faletti “Appunti di un venditore di donne” si trasforma in un film. Prodotto dalla Eliseo Multimedia di Luca Barbareschi il film sarà trasmesso in prima visione su Sky Cinema a partire dal 25 giugno alle 21:15. Interpretato da Mario SguegliaMiriam DalmazioLibero De Rienzo, Paolo Rossi, Francesco Montanari e Michele Placido, Il film ritrae fedelmente le atmosfere cupe e fumose della Milano da bere, dove Vallanzasca comanda la mala, nei giorni bui del rapimento dell’onorevole Aldo Moro.

Il libro di Giorgio Faletti diventa un film, “Appunti di un venditore di donne”

Una mattina, all’uscita dall’Ascot Club dove ha trascorso la notte, tra giochi d’azzardo e sostanze stupefacenti, Bravo, il venditore di donne incontra Carla. Nutrendo un conturbante sentimento per lei, decide di introdurla nel suo giro, non immaginando cosa accadrà da lì a breve nella sua vita. Abbiamo partecipato alla conferenza stampa che si è svolta in streaming a cui hanno preso parte Luca Barbareschi e l’intero cast. Per il regista si è trattato di una vera e propria sfida tanto che è lui stesso a raccontare le difficoltà incontrate nella realizzazione dell’adattamento:

“Il romanzo presenta delle descrizioni straordinarie di personaggi, eventi e di tutta un’epoca. Girare un film in costume non è mai facile, ci siamo dovuti scontrare contro una serie di muri. Però volevo girare come se fossimo ancora negli anni Settanta, senza pormi alcun limite. Ho portato tutti ad immergersi in quel periodo difficile e spero che anche lo spettatore potrà sentirsi altrettanto coinvolto da questa ricostruzione. È un film notturno, che parla di criminali, di disobbedienti. Ho insistito a volerlo scrivere. Sapevo di aver capito la storia e il personaggio, lo scontro generazionale, la metafora dei padri che hanno schiacciato i figli. Un sistema opprimente che è lo stato naturale delle cose. Ho riguardato moltissimi polizieschi degli anni ’70 e credo che anche Faletti ne avesse in mente due, tre, ci sono situazioni tipiche di quell’immaginario, o forse anche solo di quell’epoca. Ma la mia intenzione era quella di girare negli anni ’70, riproponendo quello che avrebbero girato quei registi, ma con le tecniche di oggi”.

Noi di SuperGuida TV abbiamo chiesto a Mario Sgueglia di spiegarci il suo approccio a Bravo, un eroe negativo ma fondamentalmente buono nelle azioni e nei sentimenti: “Per quanto il personaggio sia controverso, anche deprecabile per certi aspetti, non l’ho mai giudicato. So che sarebbe stato sbagliato farlo, per questo ho cercato di comprenderne i difetti, le debolezze, le ossessioni. Sono partito da un uomo che ha fatto della debolezza la sua forza, non modificando il suo carattere. Inoltre, a partire da una sua mancanza fisica andava costruito un bisogno che però si esprime in modi nuovi e imprevedibili”, ha dichiarato.

Miriam Dalmazio ha invece sottolineato come, al contrario di Bravo, Carla faccia della forza il suo punto di debolezza: “Il personaggio agisce su più piani e viene fregata dallo sguardo. Quello che ritrovavo spesso, anche nel libro, era lo sguardo. Per esempio loro vivono un imprevisto, un innamoramento in cui non possono fare sesso se non attraverso lo sguardo. La ricerca della verità attraverso gli occhi, forse era una visione importante per Faletti, pensiamo anche al titolo di un altro suo romanzo, ‘Niente di vero tranne gli occhi’. La cosa più importante è stata l’analisi del testo. E’ un personaggio particolare che finge di essere tante cose, dovevo darle un significato specifico per ogni frase. Inoltre è stata l’occasione per allontanarmi dalla Sicilia e avvicinarmi alla Milano di Notte del ’78. Sono nata dieci anni dopo e ho scoperto un’Italia diversa”.

A suggerire uno spunto interessante di riflessione del film è stato poi lo stesso Luca Barbareschi che ha voluto soffermarsi sul rapporto tra padri e figli: “Questo libro mi ha colpito, aveva dentro qualcosa in più, un archetipo fortissimo, il tema di Crono che mangia i figli. Il confronto finale mi ha colpito tantissimo. E’ un tema che appartiene alla mia generazione e anche a quella dopo la mia. I nostri padri sono stati grandi, hanno fatto la guerra, hanno fatto il paese, ma magari sono stati pessimi padri e consiglieri. Mio padre mi disse che non mi avrebbe dato una lira se non mi fossi guadagnato da vivere da solo, e ci siamo detti reciprocamente che ci saremmo voluti vedere morti. Un bello scambio”, ha concluso.

Proprio su questo tema ha voluto prendere la parola anche Michele Placido: “Anche oggi i padri mangiano i figli. Ne ho cinque di cui tre vogliono fare gli artisti, tre lo fanno anche bene, non sono geloso ma in fondo un po’ mi rode. Loro rappresentano il futuro e io ho un piede nella fossa. D’altro canto anche i figli vogliono affossare il padre”.

Felice per il progetto anche la compagna di Giorgio Faletti Roberta Bellesini: “Mi è piaciuta molto la sceneggiatura ed è davvero fedele al testo. Non è facile riprodurre i romanzi di Giorgio. Conoscevo di nome Fabio Resinaro perché ero rimasta molto colpita da Mine e Dolceroma. È un regista che ha coraggio, ama sperimentare. Ho trovato sul set una bellissima atmosfera e tutti molto, molto motivati, in tanti conoscevano Giorgio, c’è un ingrediente in più. Un vero rapporto affettivo”, ha dichiarato.

Paolo Rossi ha invece spiegato di aver vissuto direttamente il periodo milanese raccontato nel film: “Il mio personaggio si chiama Daytona ma quello vero che ho realmente conosciuto si faceva soprannominare Le Mans. Era grasso e grosso. Ho lavorato 5 anni al Derby e la differenza con gli stand up di oggi è che noi non avevamo il microfono e recitavamo a voce libera. Sono stato presente la notte della retata al locale quando la Narcotici arrestò 60 persone e io fui tra i 4 che la scamparono. Un agente che avevo conosciuto e si era infiltrato spacciandosi come amante del teatro comico mi regalò un cane poliziotto antidroga”.

Oltre a colpire nella sua crudità ed efferatezza, il film sfrutta l’intreccio tipico del thriller per sorprendere lo spettatore. Piccolo spoiler: nulla è come sembra.

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