Hunter’s Prayer – In fuga – Opinioni e recensione del film

Hunters Prayer film

Hunter’s Prayer – In fuga è un film del 2017 di genere Azione/Thriller diretto da Jonathan Mostow, con protagonisti Sam Worthington, Odeya Rush, Allen Leech, Amy Landecker. Il film ha una durata di circa 91 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film Hunter’s Prayer – In fuga

Lucas è un ex membro delle forze speciali che è vittima di ricatto da parte di Richard Addison, un uomo d’affari coinvolto in giro criminali. Quest’ultimo infatti tiene sotto stretta minaccia la moglie e la figlia di Lucas, il quale dovrà compiere per lui l’omicidio dell’adolescente Ella Hatto.

L’adolescente, studentessa in un facoltoso istituto svizzero, è ignara che il genitore e la matrigna siano stati brutalmente uccisi da un sicario agli ordini dello stesso Addison, che ora per l’appunto intende completare il lavoro ed eliminare l’ultimo membro sopravvissuto della famiglia. Il padre di Ella stava infatti per vuotare il sacco all’FBI su alcune operazioni illegali compiute proprio dal futuro mandante del suo assassinio.

Durante un conflitto a fuoco all’interno di un locale notturno Lucas però si ravvede e decide di ribellarsi all’ordine imposto, proteggendo la ragazzina dagli altri sicari assoldati per farla fuori. Insieme l’improbabile coppia inizierà una duplice missione di vendetta, ma l’avversario (che ha contatti anche all’interno dell’agenzia federale) sembra essere un obiettivo al di fuori della loro portata.

La recensione del Film

Un action-thriller senza infamia e senza lode che guarda a tanti titoli del filone dove un infallibile sicario o ex militare si trova a proteggere una ragazzina. Da Leon (1994) in poi si è assistito ad un reiterarsi di sceneggiature in cui al centro della vicenda vi sono due figure così diverse e complementari al contempo, ma pochi epigoni sono stati realmente degni di nota.

Hunter’s Prayer – In fuga si appoggia alle regole moderne del genere e nelle dinamiche di pura azione si difende in maniera più che decorosa, con un buon numero di sparatorie e inseguimenti su quattro ruote, ma pecca nella fase narrativa che non aggiunge nulla di effettivamente originale a quanto già visto e rivisto in altre occasioni, con inoltre un paio di incongruenze e forzature destinate a condurre all’inevitabile lieto fine (per quanto scosso da perdite di nota).

Il film diretto da Jonathan Mostow, regista a cui si deve l’infelice sequel Terminator 3 – Le macchine ribelli (2003), è un adattamento del romanzo For the Dogs pubblicato nel 2004 da Kevin Wignall e vede nei ruoli principali la star di Avatar (2009) Sam Worthington e la giovane attrice e modella di origini israeliane Odeya Rush, entrambi calatisi con il corretto impegno in due ruoli eccessivamente stereotipati e non sempre credibili. Per un’ora e mezza di visione “che fa il suo” ma non esce mai dai confini di un onesto compitino ad uso e consumo soltanto dei più irriducibili fan di questo tipo di produzioni.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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