Grand Budapest Hotel – Opinioni e recensione del film

FILM

Grand Budapest Hotel è un film del 2014 di genere Commedia/Giallo diretto da Wes Anderson, con protagonisti Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe, Saoirse Ronan. La pellicola ha una durata di circa 100 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione.

La Trama del film Grand Budapest Hotel

Ai giorni nostri una ragazza deposita la chiave dell’hotel in cui presta servizio sulla statua che commemora l’autore del noto romanzo Grand Budapest Hotel, considerato universalmente un capolavoro.

Nel 1968 tra le montagne della fittizia Repubblica di Zubrowka (ricalcata sui Paesi dell’Est ai tempi del comunismo), dove si trova proprio il prestigioso albergo, lontano dai fasti di un tempo e ora in evidente abbandono, lo scrittore conosce il padrone della struttura, l’anziano Zero Moustafa, che decide di raccontargli come ne divenne proprietario.

L’azione si sposta così al 1932, quando l’hotel era nel suo massimo splendore e ospitava la nobile aristocrazia europea. Tra i clienti vi è la facoltosa Madame D., che viene ritrovata morta qualche giorno più tardi dopo la sua partenza all’interno della villa di famiglia.

Monsieur Gustave H., concierge e amante della donna, scopre che la deceduta nel suo testamento gli ha lasciato in eredità il capolavoro Ragazzo con mela di Johannes van Hoytl il Giovane, cosa che fa indignare i parenti dell’anziana.

Sarà solo l’inizio di una serie di incredibili vicissitudini che coinvolgeranno sempre più personaggi, alle prese con intrighi e relazioni passionali ricche di sorprese.

La recensione del film Grand Budapest Hotel

Frizzante, colorato, ironico: Grand Budapest Hotel è l’ennesima chicca nella carriera di Wes Anderson, alle prese nuovamente con un film corale popolato da situazioni surreali e personaggi sopra le righe all’interno di una vicenda di stampo pseudo-mystery / giallistico citante a piene mani dai classici del grande cinema.

Niente viene lasciato al caso nel corso dei cento minuti di visione, con scenografie originali in cui ha luogo un racconto nel quale si intersecano con raffinato equilibrio le varie sottotrame inerenti le numerose figure coinvolte, il tutto all’insegna di un divertimento raffinato che mescola istinti tipici della commedia classica ad un sano black humour.

Il film è ispirato alle opere dell’autore austriaco, famoso agli inizi dello scorso secolo, Stefan Zweig e unisce nella sua colta messa in scena una sorta di palcoscenico ibrido, sospeso tra il fantastico e il realismo, sul quale si muove un talentuoso cast delle grandi occasioni: da Ralph Fiennes a Jeff Goldblum, da Tilda Swinton ad Edward Norton, da Jude Law ad Adrien Brody e poi ancora Saoirse Ronan, Harvey Keitel e Bill Murray (e moltissimi altri voti conosciuti al grande pubblico e abitudinari della poetica del cineasta), la storia è ricca d figure eccentriche e ottimamente caratterizzate alle quali vien facile affezionarsi proprio per la loro aurea bilanciata tra lirismo e caricatura.

Nove candidature agli Oscar e quattro statuette conquistate (colonna sonora, scenografia, costumi e trucco) nonché la vittoria del Gran Premio della Giuria al Festival del cinema di Berlino confermano la qualità di un’opera impossibile da non amare al primo sguardo.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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