La giovane Waverly Liu è convinta che il proprio futuro sia già scritto e dovrebbe iniziare la propria specializzazione medica a Toronto. Quando quei piani vengono improvvisamente sconvolti, la ragazza decide impulsivamente di concedersi un momento di relax chiedendo ospitalità alla zia Rachel, che abita in una cittadina costiera canadese.
La protagonista di Float pensa inizialmente di fermarsi soltanto qualche giorno, ma i suoi piani cambiano drasticamente dopo l’incontro con il bagnino locale Blake: un incontro quanto mai provvidenziale giacché è proprio lui a salvarla quando rischiava di annegare. Waverly infatti non sa nuotare e decide di prendere lezioni per imparare proprio da Blake, con il quale sembra inoltre essere scattato un reciproco colpo di fulmine. Peccato che i problemi familiari di entrambi rischino di porre diversi ostacoli al loro amore nascente.
Float: in cerca di un appiglio – recensione
Una volta tanto l’adattamento di un romanzo nato su Wattpad, la popolare piattaforma online dove prolificano i romanzi rosa e young-adult, cerca di distinguersi dalla massa e a offrire una profondità ben maggiore rispetto alla maggior parte delle omologhe produzioni contemporanee. Float, che porta sullo schermo quanto nato dalla penna di Kate Marchant, racconta infatti sì una storia d’amore ma con uno sguardo drammatico e introspettivo per nulla scontato, capace di elevare un plot altrimenti relativamente lineare.
Non vi sono dubbi su come si concluderà la tormentata love-story tra i due protagonisti, ma la sceneggiatura ha comunque il merito di tingersi di note più dolce-amare del solito, riflettendo sul significato di famiglia e sull’importanza delle scelte con un approccio mai superficiale. Un film capace di scandagliare con lucidità nell’anima dei suoi protagonisti, con un buon equilibrio tra i passaggi più dolorosi e quelli più leggeri, in cento minuti che scorrono prendendosi il giusto tempo.
Due protagonisti amabili
I passaggi romantici non sono mai stucchevoli e non esagerano nel trasporto, dando vita ad un amore che sembra uscito direttamente dagli anni Novanta, e al contempo le scene madri si dimostrano più sensibili del previsto, permettendo alla forza emotiva dei protagonisti di uscire senza forzature di sorta. Certo la trama quella è, e non si scappa da alcune perdonabili ovvietà che non tolgono comunque il piacere della visione.
Merito anche dei due interpreti principali, con Robbie Amell e Andrea Bang che danno vita a due figure credibili e meritevoli di immedesimazione, con un cast di contorno mai invasivo che dà vita a un contesto verosimile di amicizie e sottotrame varie e assortite, pur se appena accennate. Il titolo Float può significare sia galleggiare che salvagente, parole che si adattano in egual misura al cuore della vicenda, dove due cuori che navigano a vista finiscono per trovare conforto l’uno nell’altra.
Conclusioni finali
Un romanticismo ragionato e mai gratuito, anche quando lascia spazio agli ovvi e perdonabili sussulti melodrammatici, che eleva il romanzo da cui è tratto, nato su Wattpad come molti romanzi teen/young adult degli ultimi anni. La maturità emotiva dei due protagonisti, provati entrambi da tragedie che hanno segnato le loro vite, rende la love-story più sofferta e priva di facili scappatoie.
Float riesce a ritagliarsi una distinta personalità in mezzo a decine di produzioni tutte uguali tra loro, limitando al minimo le smancerie e concentrandosi sui non detti e sui comprensibili timori di due anime smarrite che cercano di completarsi vicendevolmente. E se la storia in sé non offre molto di effettivamente nuovo, a volte basta anche il modo in cui si sa raccontarla.









