Fire with fire – Opinioni e recensione del film

Fire with fire film

Fire with fire è un film del 2013 di genere Thriller/Azione, diretto da David Barrett, con Josh Duhamel, Bruce Willis, Vincent D’Onofrio, Rosario Dawson. Il film ha una durata di circa 96 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film

Il vigile del fuoco Jeremy Thomas Coleman è prossimo ad una serata di festa coi colleghi dopo che, durante l’ultima missione di salvataggio, ha recuperato dalle fiamme una cassa di scotch invecchiato. Entrato in uno store per comprare degli snack l’uomo si trova ad assistere come testimone all’efferato crimine compiuto dal gangster David Hagan, il quale ha assassinato il figlio del proprietario che si rifiutava di pagare il pizzo.

Jeremy è riuscito a fuggire nella situazione concitata ed è pronto a identificare il killer, ma è ignaro che questi sia il leader di una setta per la supremazia della razza bianca con diramazioni in ogni angolo del Paese: se accetterà di portare l’accusato in tribunale, dovrà assumere una nuova identità ed entrare nel programma di protezione testimoni.

Il detective della polizia Mike Cella, che ha un conto in sospeso con Hagan per la tragica morte del suo collega, convince Jeremy a puntare il dito contro il criminale e, sette mesi dopo, ritroviamo il pompiere in un’altra città e con un altro nome in attesa che abbia luogo il processo.

Nel frattempo il protagonista ha imbastito una relazione sentimentale con la bella Talia Durham, una vice maresciallo degli Stati Uniti assegnata al suo caso, ma questo legame mette anche la donna in pericolo visto che il leader della Fratellanza Ariana è deciso ad ogni costo ad eliminare Jeremy e chiunque gli sia vicino.

La recensione del Film

Sembra uscito di peso dagli anni ’90 questo action / thriller che riporta sul grande schermo per l’ennesima volta la storia di un personaggio costretto ad assumere una nuova identità secondo il protocollo della protezione testimoni. Fire with fire è un film ambivalente già dal titolo, visto che il fuoco può essere inteso sia come il colpo di pistola che come le fiamme di un incendio e non è un caso che l’eroe della situazione sia proprio un pompiere.

Questa sua peculiarità compare in una manciata di scene, epilogo “esplosivo” incluso, che tentano di variare un plot altrimenti classico nelle sue dinamiche base, con la bella da salvare e il villain spietato oltre misura che segue pari passo ogni mossa del protagonista: l’unico elemento di parziale divergenza è dato dal tormentato agente interpretato da un Bruce Willis in sottrazione, ma è comunque un ruolo secondario.

Tra lotte di bande rivali, sparatorie e inseguimenti su quattro ruote e una caratterizzazione basilare delle relative parti in gioco, i novanta minuti di visione non offrono particolari sorprese e lo stesso finale si porta appresso un sapore di déjà-vu ma, a dispetto dell’evidente riciclo di stereotipi e cliché, l’operazione è capace di intrattenere senza troppi sbadigli il pubblico di appassionati del filone, qui alle prese con una vicenda dai toni fin troppo familiari.

L’ex stuntman David Barrett, al suo esordio registico sul grande schermo dopo una già discreta carriera dietro la macchina da presa di episodi televisivi, procede dritto per la sua strada puntando esclusivamente all’intrattenimento di genere per un risultato senza infamia e senza lode.

Josh Duhamel, volto noto della saga di Transformers e della serie Las Vegas, si applica con diligenza al ruolo di eroe duro e puro, Vincent D’Onofrio ha il carisma giusto per la parte della diabolica nemesi mentre la bella Rosario Dawson, pur infondendo un sano sex-appeal nelle sporadiche sequenze romantiche, appare effettivamente sacrificata ai fini della vicenda.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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