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Federico Russo: “Il nostro è un mestiere precario, io faccio anche il commesso part-time. Non c’è nulla di cui vergognarsi” – Intervista

ph Valentina Sabino

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Federico Russo, volto storico de I Cesaroni, è stato tra i protagonista del festival On Air 2026 che si è tenuto a Palermo nei giorni scorsi. Il giovane attore si racconta tra vita privata e carriera durante il festival organizzato e diretto da Simona Gobbi.  Prima durante un incontro con la stampa e poi alla giornalista Giulia Perona, Russo ha raccontato pagine importanti della sua carriera iniziata fin da bambino.

Federico Russo al Festival On Air 2026: la nostra intervista

Intanto ti stiamo vedendo di nuovo in televisione con questo grande ritorno: che emozione è stata tornare sul set de I Cesaroni? E cosa dobbiamo aspettarci dal tuo personaggio nelle prossime puntate?

Sicuramente è stato bellissimo tornare in quella famiglia che mi ha accompagnato per tanti anni. È stato un po’ come togliere la polvere dai ricordi: quando siamo rientrati nella casa, dentro il teatro, c’è stata una grande emozione da parte di tutti. È stato davvero speciale. Per quanto riguarda il mio personaggio, nelle nuove puntate inizierà a mettere un po’ in discussione se stesso, sia come insegnante sia come uomo. Sta attraversando un momento di crisi, che poi pian piano si assesta, sempre però con l’energia tipica dei Cesaroni.

Lavori accanto a Claudio Amendola: cosa ti ha insegnato quando hai iniziato e cosa ti ha detto adesso tornando sul set?

Con Claudio è stato particolare, perché in questo mestiere capita di incontrarsi spesso tra provini ed eventi, ma con lui non ci vedevamo da 14 anni. Quando ci siamo rivisti è stato un momento forte: ci siamo guardati, un attimo di silenzio… e poi un grande abbraccio. È stato bellissimo essere trattato oggi come un uomo e non più come un bambino. Quello che mi ha lasciato all’epoca è stata soprattutto una grande scuola di set: luci, macchina da presa, posizioni… ma anche il consiglio di rimanere sempre naturale nella recitazione. Lui è una persona molto “terra terra”, nel senso più autentico del termine.

Cosa ti stupisce dell’affetto dei fan e cosa invece ti mette un po’ in difficoltà?

Mi colpisce molto il calore: questa dimensione familiare che si crea con il pubblico. Cerco sempre di essere disponibile e rispettoso, perché è una fortuna enorme. Quello che mi mette un po’ in difficoltà è quando non riesco a ricambiare sempre questo affetto, perché, come tutti, ci sono momenti in cui sei stanco o hai bisogno dei tuoi spazi. Però cerco comunque di essere sempre educato e grato.

Ti pesa non poter vivere una vita completamente normale, come un tuo coetaneo?

In realtà no. Io ho vissuto un’adolescenza molto normale: uscivo, andavo a ballare, vivevo Roma in maniera tranquilla. Anche perché, con tutto il rispetto… non sono Justin Bieber (ride). Non c’è quella pressione costante. Quindi sì, ho avuto una vita serena e normale.

Molti tuoi colleghi parlano di questo lavoro come precario. È una cosa che ti spaventa?

No, perché bisogna essere sinceri: è così. Io, per esempio, ancora oggi faccio anche il commesso part-time nel negozio di un amico. Non c’è nulla di cui vergognarsi, anzi: è un’esperienza e mi aiuta anche a non intaccare i risparmi, per rispetto dell’educazione che ho ricevuto. Questo è un mestiere precario, ma se lo sai e lo accetti, allora va bene. È come per un cantante o un calciatore: devi metterlo in conto.

A proposito, Niccolò Centioni raccontò di aver fatto il lavapiatti a Londra e fu etichettato così

Esatto, ed è un peccato. Basta poco per trasformare una cosa normale in un titolo sensazionalistico. Ma la verità è che tantissimi attori fanno lavori “normali” tra un progetto e l’altro. C’è molta attenzione oggi sulla crisi del cinema, ed è giusto, ma bisogna anche dire che tanti attori “medi” lavorano magari uno o due progetti l’anno, e poi possono passare anche periodi senza lavorare. Fa parte del gioco. Non è una cosa di cui vergognarsi: è la realtà di questo mestiere.

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